È quasi fatale che quando si parla di spie si torni alla Guerra Fredda. Magari con Berlino luogo-simbolo e propaggini in qualche altra capitale tra est e ovest. Si associa al concetto Guy Ritchie, che ha da tempo smaltito i postumi del matrimonio con Madonna e continua a dedicarsi al cinema con alterne fortune.

In Operazione U.N.C.L.E Ritchie si rifà ad una celebre omonima serie televisiva britannica che fece furore nella metà degli anni Sessanta (epoca di Guerra Fredda e Cortine di Ferro, appunto), recuperandone intrighi e personaggi, costringendo a lavorare assieme una spia della Cia e una del Kgb per strappare un segreto nucleare ad un gruppo di avventurieri che agisce in Italia. Al di là dell’intento comune e di facciata, che poi sarebbe la salvezza dell’umanità, ciascuno dei due cercherà di far fuori l’altro nell’interesse dei rispettivi governi, dovendo fare i conti con Gaby,  un’altra giovane e immancabilmente bella spia (la Alicia Vikander di A Royal Affair) a sua volta votata ad altri intenti.

Di una spy-story così non si può raccontare tutto, è ovvio. Del film, che è in buona parte girato a Roma e mostra degli italiani abbastanza cialtroni ma nelle linee sociali non tanto distanti da ciò che erano davvero nei 60’s, si ricordano bene Napoleon Solo, l’uomo della Cia cui dà il volto Henry Cavill (L’uomo d’acciaio/Supermandi due anni fa), l’agente del Kgb Illya Kuryakin interpretato da Armie Hammer (The Social Network, Biancaneve, The Lone Ranger) l’accurata atmosfera vintage del racconto, gli strapazzi continui degli inseguimenti con le auto dell’epoca, l’attenzione un po’ troppo affettata e invasiva/ossessiva per il tocco fashionable, lo humour che qua e là prende il sopravvento sui cazzotti e le pistole.

In definitiva il giocattolo diverte e, fino ad un certo punto, almeno fin dove non affiorano certi stereotipi politici, coinvolge, svolazzando con piacevole leggerezza su un genere che ha bisogno di rinnovarsi.

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