Cinema

Marlon Brando, 10 anni senza: il ricordo in foto

Moriva il 1° luglio 2004. In lui una sensibilità e una violenza terribili. Che ne hanno fatto un attore leggendario, un sex symbol senza tempo, un uomo dalla vita complicata

 

Il suo è un mito senza tempo, che cancella gli anni del declino e l'obesità che ne ha deformato il fisico da sex symbol. Marlon Brando resterà sempre il brutale e sensuale Stanley Kowalski di Un tram che si chiama Desiderio (1951), il memorabile ex pugile di Fronte del porto (1954), il temibile Don Vito Corleone de Il Padrino (1972). 

Leggenda di Hollywood, portento naturale della recitazione e fenomeno divistico (il giubbotto di pelle che indossò nel 1954 ne Il selvaggio divenne subito di moda), Marlon Brando moriva 10 anni fa, il 1° luglio 2004, a 80 anni. Viveva ormai solo sulle colline di Los Angeles, senza soldi, malato e over size. Uno schiaffo alla sua bellezza che aveva messo d'accordo ogni donna. Un tipo duro, sullo schermo come nella vita. Uno che non si era conservato. Anzi. E che si era tirato anche addosso ogni tipo di disgrazia: la figlia Cheyenne suicida e un altro figlio, Christian, accusato di omicidio.    

 

Fu segnato da una vita complicata, nonostante il denaro piovutogli addosso con tanti film: Viva Zapata! (1952), Giulio Cesare (1953), Fronte del porto (1954), Bulli e pupe (1955), Queimada (1969), Apocalipse Now (1979)... Troppe donne, processi e alimenti a ex moglie e amanti. Due anni prima della sua morte una ex cameriera, Maria Christina Ruiz, gli aveva fatto causa per 100 milioni di dollari sostenendo di essere la madre di tre suoi figli (l'attore ne avrebbe avuti cinque da tre mogli legittime e almeno sei da amanti varie sparse in tutto il mondo) e di convivere con lui da 14 anni. Pur di non pagare, il divo aveva esibito in tribunale la denuncia dei redditi da cui risultava una pensione da seimila dollari al mese integrata da un assegno mensile della sussistenza sociale da 1.856 dollari.  

Per sopravvivere, il vecchio leone che nel 1973 aveva rifiutato l'Oscar in protesta contro i maltrattamenti verso i nativi americani e aveva sparato a zero contro la lobby ebraica di Hollywood, si era adattato a prestare la sua voce a spot pubblicitari. L'ultima sua apparizione in tv, il 7 settembre 2001, fu accolta dai fischi: era sul palcoscenico del concerto dell'amico Michael Jackson al Madison Square Garden e Marlon si lanciò in una filippica fuori copione contro la violenza sui bambini che non piacque al pubblico.    

 

Di magnetismo animale, Brando debuttò sul set senza aver alle spalle alcuna scuola. L'incontro decisivo fu con Elia Kazan, che lo introdusse comunque all'Actor's Studio, basato sul Metodo Stanislavskij, del quale divenne la bandiera. Dal declino degli anni Sessanta seppe risollevarsi con Ultimo Tango a Parigi (1972), che creò scandalo e rilanciò il suo mito.

Tra le sue frasi, degli ultimi anni: "Il cinema uccide l'individuo. Tanti anni buttati via. Mi hanno appesantito fisicamente, mentalmente, spiritualmente". E ancora: "Mi trovavo donne che mi si infilavano nel letto, dovunque. Arrivavano a offrirmi soldi. Si offrivano di lavarmi i piedi, come Gesù. Ma io non volevo finire in croce".    

A dieci anni dalla scomparsa, Castelvecchi pubblica Marlon Brando - Una tragedia americana, in cui Goffredo Fofi racconta l'attore attraverso tutti i personaggi che ha interpretato, dall'invenzione di un nuovo modello maschile misto di violenza e di fragilità all'imposizione dello stile di recitazione che diventerà paradigma per gli attori della nuova Hollywood, passando per le cadute e le rinascite di un'esistenza portata all'eccesso. 

Da questo libro, un estratto pronunciato da Elia Kazan:

 

"C'era in lui qualcosa di miracoloso: gli spiegavo cosa volevo e ascoltava, ma la sua attenzione era così assoluta che parlargli era un'esperienza stupefacente; non rispondeva immediatamente, ma se ne andava e poi faceva qualcosa che spesso mi sorprendeva. Era come dirigere un animale geniale. Brando ha tutto. Una sensibilità e una violenza terribili, una grande intelligenza, un’intuizione estrema. È bisessuato come deve esserlo l'artista: delle cose ha una percezione al contempo maschile e femminile".

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