Cinema

Mai così vicini, il film con Michael Douglas e Diane Keaton - La recensione

Commedia gradevole ma altamente prevedibile, funziona più nelle scaramucce che nel romanticismo. È comunque tra le proposte migliori ora al cinema

Mai così vicini – Credits: Videa CDE

Certo, nella penuria di altisonanti e meritevoli titoli estivi Mai così vicini di Rob Reiner, con tanto di accoppiata Diane Keaton e Michael Douglas, è quasi una stilla d'acqua nel deserto. Ma normalmente una stilla non disseta e non appaga. Dal 10 luglio al cinema, è una commedia gradevole ma altrettanto prevedibile, e con alcune scene che fanno storcere la bocca. 

Un nuovo film sulla vecchiaia
Dopo Quartet, Il matrimonio che vorrei, E se vivessimo tutti insieme?, gli "agé" sono ormai di moda ad Hollywood. Reiner, che alterna regia a prove d'attore, dietro la macchina da presa ha firmato in passato titoli memorabili come La storia fantastica (1987), Harry ti presento Sally (1989) e Misery non deve morire (1990). In tempi recenti ha però perso il suo smalto migliore. Già nel 2007 con Non è mai troppo tardi aveva preso una coppia di vecchie leggende americane, Jack Nicholson e Morgan Freeman, l'aveva messa sulla soglia della morte e gli aveva fatto esaudire gli ultimi desideri insieme. Ora, un po' più ispirato, dà connotazioni romantiche alla trama e parla ancora di possibilità e vita da godersi anche in età avanzata.  

Diane Keaton e Michael Douglas per la prima volta insieme
I due si ritrovano a recitare insieme per la prima volta. Douglas è Oren, un agente immobiliare cinico e incurante del prossimo, che prova gusto a maltrattare chi gli sta accanto. Keaton è Leah, la sua vicina di casa, donna amorevole e fragile, che mal sopporta la disumanità di Oren. Entrambi sono vedovi e chiusi al futuro e alla vita: poco ci vuole a capire come andrà a finire la storia. L'alchimia tra i due è discreta. Douglas è molto più accattivante nel ruolo di menefreghista che dispensa freddure, piuttosto che come innamorato. Keaton è più ammaliante quando fa smorfie di semi-disgusto e nelle scaramucce che quando si apre a lui... Tra i due funziona lo scontro più che l'incontro. 
Spassoso e ottimo, invece, l'affiatamento tra Douglas e Frances Sternhagen, che interpreta la sua collega e amica: una bella gara a chi ha la lingua più affilata. 

C'è sempre tempo per amare
Il messaggio che lancia Mai così vicini è un invito a vivere, sempre e comunque, a rimettersi in gioco a qualunque età. Sarà la morte a dirci basta. Prima di allora ci sono ancora possibilità. Lo spunto per il film è nato a Reiner dall'attività promozionale del suo lavoro precedente, Non è mai troppo tardi: ogni giornalista poneva la domanda ricorrente "cosa c’è sulla tua lista di cose da fare prima di morire?", e la risposta di Nicholson fu "mi chiedo: c'è tempo per un'altra grande storia d'amore?".
Secondo Reiner a ogni età c'è tempo per amare. 

Il sentimentalismo e le svolte prevedibili o assurde della sceneggiatura
Sin dalla prima sequenza in cui Oren e Leah si incrociano sappiamo già dove ci condurrà il film. Ciò non toglie comunque che Mai così vicini sia un passatempo sufficientemente godibile, soprattutto nella prima parte: Reiner si trova indubbiamente più a suo agio tra le schermaglie che non negli scioglimenti affettivi. Nella seconda parte subentrano alcuni momenti di noia. Qualche ansa della sceneggiatura - scritta da Mark Andrus - lascia perplessi: il parto in casa, con il cattivissimo Oren che diventa una levatrice, è il sentimentalismo che si fonde all'improbabile. Ricorda simile scena di Un fantastico via vai di Leonardo Pieraccioni, e il rimando non è lusinghiero.

Una curiosità, direttamente da Jersey Boys...
Al cinema da qualche settimana, Jersey Boys di Clint Eastwood racconta la storia dei Four Seasons, il gruppo anni Sessanta pop-rock guidato da Frankie Valli. E Frankie Valli, quello vero, è tra i personaggi minori di Mai così vicini. È lui il proprietario del club "Da Victor" presso cui Oren fa fare un provino a Leah. 

 
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