Cinema

Lincoln, l'atteso film di Spielberg re delle candidature

"Una delle migliori pellicole di politica americana" secondo il New York Times. Ha raccolto ben 29 nomination tra Golden Globe, Bafta e Oscar. Da noi arriverà il 24 gennaio

Immagine di "Lincoln" (Foto Ansa/David James /SMPSP / Dreamworks II Distribution)

Sette nomination ai Golden Globe (che verranno assegnati domenica 13 gennaio). Dieci nomination ai Bafta, i premi cinematografici britannici, annunciati il 9 gennaio. Dodici raggranellate ieri per gli Oscar 2013. Sempre di più, tante e pesanti. Sono ventinove le candidature messe insieme in pochi giorni da Lincoln di Steven Spielberg, e sono altrettante le attese. Soprattutto per noi italiani che ancora non abbiamo potuto godere della visione del film, che arriverà in sala il 24 gennaio.

Negli Stati Uniti è uscito nel novembre scorso e ha avuto subito la ribalta degli incassi, competendo addirittura con i titoli super commerciali Twilight - Breaking Dawn 2 e Skyfall . Protagonista è il sedicesimo presidente a stelle e strisce, Abraham Lincoln, negli ultimi tumultuosi mesi in carica, in una nazione divisa dalla guerra e tesa all'abolizione della schiavitù, fino all'epilogo noto, quando venne assassinato da un attore simpatizzante sudista al Ford's Theatre di Washington. Una storia molto americana (quando la critica internazionale definisce i nostri film "una storia molto italiana", di solito è però un difetto, come se mancasse il senso di universalità).

A interpretare l'amato presidente c'è l'eccelso Daniel Day-Lewis, che quel che tocca tramuta in oro. Non a caso nella bacheca di casa, nelle lande sconfinate irlandesi dove si ritira dopo aver incassato riconoscimenti e girato film, ha già due Oscar, per Il mio piede sinistro e Il petroliere, e un Golden Globe, sempre per Il petroliere.

Rotten Tomatoes , il sito che raccoglie recensioni internazionali, attribuisce a Lincoln il 91% di critiche positive. The Artist , il vincitore degli Oscar 2012, ha invece il 98%; il miglior film del 2011, Il discorso del re , il 95%; The Hurt Locker, la sorpresa del 2010, il 97%. I numeri non vogliono dir molto, ma comunque attualmente Lincoln, tra i nove contendenti agli Academy Awards, ha la stessa percentuale di gradimento di Silver Linings Playbook di David O. Russell ed è superato da Amour di Michael Haneke (92%), Argo di Ben Affleck (96%) e Zero Dark Thirty di Kathryn Bigelow (94%). La storia degli Oscar racconta che spesso chi ha fatto incetta di nomination poi si è dovuto accontentare di poche statuette "minori".

Aspettando di poter dire anche noi la nostra, gustiamoci intanto qualche estratto di Variety su Lincoln, che è liberamente tratto dal libro di Doris Kearns Goodwin.

"Abraham Lincoln può tecnicamente non essere il protagonista di Lincoln di Steven Spielberg, ma Daniel Day-Lewis è senza dubbio la sua stella, offrendo una performance ineccepibile come 16° presidente degli Stati Uniti in un dramma scaltro, maestoso e in qualche modo soffocante focalizzato su un limitato capitolo della vita di Lincoln: abolire la schiavitù attraverso il passaggio di un emendamento costituzionale. Anche se gli storici sicuramente troveranno spazio per cavilli, ogni scelta di Day-Lewis conferisce dignità e serietà alla figura più venerata d'America, facendone un film evento".

Se Lincoln dà nome al film, infatti, l'opera di Spielberg si concentra soprattutto sulla schiavitù, come già aveva fatto ne Il colore viola e Amistad.

Il New York Times intanto lo definisce "uno dei migliori film di politica americana" di sempre. Il quotidiano sostiene il paradosso secondo cui i film americani - grande forma d'arte democratica - non sono quasi mai riusciti a far un buon lavoro nel rappresentare la democrazia americana, portando sul grande schermo presidenti come eroi d'azione dalle mascelle quadrate o inefficaci teste vuote. Spielberg, invece, è riuscito nell'impresa.

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