Cinema

Les Misérables: 5 cose da sapere

Otto nomination ai premi Oscar e tre sfavillanti Golden Globe: ecco perché il film di Tom Hooper conquista tutti

Una scena del film Les Misèrables (Credits: Ufficio stampa)

Perché sono tutti concordi nell’inserire Les Misérables di Tom Hooper nella top-ten dei migliori film dell'anno, dall'American Film Institute al National Board of Review, passando per i vari magazine People e Rolling Stone? Perché è candidato a undici Critics' Choice Award, otto premi Oscar e ha appena vinto tre Golden Globe ? Per rispondere a tali quesiti, ecco cinque cose da sapere sul musical più atteso dell'anno, nelle nostre sale dal 31 gennaio.

1.    Un capolavoro letterario si fa teatro, e poi (grande) cinema. Se avete adorato Moulin Rouge, vi siete divertiti con Mamma mia! , scatenati con Chicago, emozionati con My Fair Lady e magari esaltati con West Side Story, non potete perdere ora Les Misérables. Un film epico, trascinante, di rara raffinatezza narrativa, che entra di diritto nella storia dei miglior musical mai adattati al cinema. Non a caso, tutto nasce da una storia firmata Victor Hugo che da 150 anni non cessa di affascinare intere generazioni di lettori, e che a sua volta ha ispirato il musical più rappresentato del mondo: per dirla in numeri, in neanche 30 anni è stato stato visto da più di 60 milioni di persone in 42 nazioni e in 21 lingue diverse. E ora Tom Hooper, regista premio Oscar per Il discorso del re , si è occupato del suo maestoso adattamento cinematografico.

2.    Un cast mai così grandioso. Difficile giudicare un solo personaggio, isolare una singola voce e una performance: Les Misérables è un perfetto esempio di cinema corale, dove anche il più piccolo ruolo e coro è fondamentale all’armonia del tutto. Non si contano i controcampi e controcanti, l’alternanza continua di volti e voci, a testimoniare anche a livello formale che la vera protagonista della storia è la comunità umana stessa, che si ribella, si appassiona, lotta, si innamora e condivide il gesto estremo di (r)esistere. Quando poi tutto questo è affidato a nomi quali Hugh Jackman, Russell Crowe, Anne Hathaway, Amanda Seyfried, Eddie Redmayne e gli esilaranti ladruncoli da strapazzo Helena Bonham Carter e Sacha Baron Cohen, il gioco è fatto.

3.   L'attualità della storia e la potenza etica ed estetica della messa in scena. Per chi non conoscesse il musical, si suggerisce di fuggire la tentazione di rispondere con uno sbadiglio al solo titolo ‘I miserabili’, che riporta alla mente pagine sfogliate tra i banchi di scuola e datate 1862. Meglio entrare in sala, spegnere il cellulare e mettere da parte ogni tipo di pregiudizio, per  regalarsi una full immersion nello straordinario universo visivo proposto da Hooper, che scalza via ogni cinismo e, inchiodando i protagonisti in primi piani che restano nel cuore, costringono lo spettatore a un’empatia immediata. Difficile non simpatizzare con l’eroico ex-prigioniero 24601/Jean Valjean (Hugh Jackman), con la sofferente operaia Fantine (Anne Hathaway) o con il gruppo di giovani rivoluzionari convinti, alla morte di Lamarque, che un paese migliore sia possibile. Non c’è da stupirsi se la grintosa e commovente canzone Do You Hear the People Sing? vi risuonerà dentro anche fuori dalla sala.

4.   Nomination: Hathaway piglia tutto. A fare il pieno di nomination è Anne Hathaway, che con la sua struggente interpretazione del brano I Dreamed a Dream firma la performance più matura e sorprendente della sua carriera. Per lei ben ventuno candidature, dagli Oscar ai Critics’ Choice Awards. La segue Hugh Jackman, come lei fresco vincitore del Golden Globe, con undici nomination. Del tutto trascurato Russell Crowe, che pure risulta convincente nella parte dell'agguerrito poliziotto Javiert: una sola candidatura per lui (Indiana Film Critics Association), al pari del giovanissimo e talentuoso Daniel Huttlestone (Phoenix Film Critics Society).

5.    L'uscita in sala: il doppiaggio è servito. Posto che il "parlato" del film si aggira attorno al 10% tra rapidi scambi di battute e riflessioni, tale piccola percentuale uscirà nelle sale italiane doppiata. Tutto il resto, per fortuna, rigorosamente in lingua originale, con sottotitoli pronti a sostenere lo spettatore nell'interpretazione di brani memorabili. Per altro, già solo sentire Hugh Jackman cantare a squarciagola Who am I, o il duo Baron Coen/Bonham Carter interpretare Master of the house vale il prezzo del biglietto.

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