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Cinema

Jodie Foster, 50 anni da prima della classe

A tre anni sapeva già leggere, a cinque ha esordito sul set: oggi la protagonista de Il silenzio degli innocenti festeggia un compleanno storico. Grintosa e bravissima, ha vinto due Oscar ma ha un "difetto": è troppo perfetta per essere vera...

Jodie Foster (Photo by Jason Merritt/Getty Images)

Quel libro le era piaciuto moltissimo, e voleva farne un film. Quando Jodie Foster si mette in testa qualcosa, non è facile fermarla, ma stavolta non c'era niente da fare: Thomas Harris, l'autore del romanzo Il silenzio degli innocenti, aveva già venduto i diritti (a Gene Hackman, che però poi passò la mano). Jodie non è abituata a perdere, ma per una volta decide di prenderla con filosofia: le basterebbe il ruolo della protagonista, una recluta dell'Fbi di nome Clarice Starling. I produttori però hanno già contattato Michelle Pfeiffer, che ci pensa un po' su e poi declina l'invito: l'idea di trovarsi faccia a faccia con un cannibale, evidentemente, non la entusiasma. Il resto è storia: la Foster ottiene la parte, vince il suo secondo Oscar ed entra definitivamente nel club degli immortali di Hollywood.

Perché ricordarlo proprio oggi? Semplice, perché Alicia Christian Foster, in arte Jodie (un soprannome che le hanno dato da bambina i suoi fratelli) compie 50 anni il 19 novembre, e un bilancio è d'obbligo, specialmente per un personaggio che è nel “giro” dal 1967. Ha interpretato praticamente di tutto: bambine prodigio e puttane, ragazze selvagge e scienziate, mogli afflitte e donne stuprate, donne d'affari e sciantose del Far West, istitutrici e pistolere. Non c'è il minimo dubbio, però, che il ruolo chiave della sua carriera sia stato proprio quello dell'intrepida Clarice, la detective che indagando su un serial killer decide di chiedere aiuto a qualcuno che potrebbe conoscerne l'identità: il dottor Hannibal Lecter (Anthony Hopkins), ribattezzato “Hannibal The Cannibal” per la discutibile propensione a papparsi i pazienti. Rinchiuso in un manicomio criminale da parecchi anni, Lecter in effetti lascia intuire di sapere qualcosa; per ottenere la sua collaborazione, però, la Starling dovrà affrontare un duello psicologico che la metterà a dura prova.

Il film diretto da Jonathan Demme vince i 5 Oscar più importanti (film, regia, sceneggiatura, attore e attrice protagonista) ed è senza dubbio un capolavoro di tensione. Quanto a Jodie, affronta il personaggio con la grinta e il perfezionismo maniacale che la caratterizzano: passa mesi con gli agenti federali, studia i dossier dei più terrificanti maniaci... Ci mancava solo che uccidesse qualcuno per vedere l'effetto che fa. In questo la fuoriclasse californiana ricorda Robert De Niro, che non a caso è il suo attore preferito: si cala nelle parti con un'intensità che sfiora il fanatismo.

Del resto, primi della classe si nasce: a tre anni Jodie sa già leggere, e intanto debutta come testimonial in uno spot per una crema abbronzante (famosissimo negli anni '60), in cui un cagnolino cerca per gioco di toglierle il costume, evidenziando così la sua perfetta tintarella. Propiziata dalla madre, che le fa anche da manager, si avvia la fase disneyana della sua carriera, in cui la piccola si fa le ossa nei panni della vispa biondina che in una commedia per bambini degli anni 60 non manca mai.

La svolta, e che svolta, arriva grazie a Martin Scorsese, che prima le offre una parte nel film Alice non abita più qui (1974), e poi due anni dopo le cambia la vita arruolandola nel cast del suo capolavoro Taxi Driver, nei panni scabrosissimi di una prostituta bambina. Seguita sul set da una psicologa, e spalleggiata dalla sorella maggiore Connie, che la sostituisce nelle scene più scabrose, la diva adolescente non dà alcun segno di disagio, né durante né dopo le riprese. A scioccarla profondamente, invece, è la minaccia di uno psicopatico, John Hinckley Jr, che dopo aver visto Taxi Driver matura una inquietante ossessione per lei. Prima la tempesta di telefonate e lettere d'amore per anni; poi, nel folle tentativo di attirare la sua attenzione, organizza (nel marzo 1981) un attentato nel quale restano feriti gravemente il presidente americano Ronald Reagan e tre uomini del suo seguito. Sconvolta dall'accaduto, costretta addirittura a testimoniare in tribunale per negare di aver mai avuto a che fare con il maniaco, Jodie medita addirittura di lasciare il cinema, e diventa se possibile ancor più gelosa della propria privacy. È praticamente impossibile trovare un personaggio pubblico che abbia eretto un muro altrettanto invalicabile tra sé e i media. Mai una parola sulla sua relazione con la produttrice Cydney Bernard, che è stata la sua compagna dal 1992 al 2008, né un commento sul padre biologico dei suoi due figli Charles (14 anni) e Kit (11), frutto presumibilmente dell'inseminazione artificiale.

Chi ama il gossip insomma si accomodi altrove, i fan di Jodie Foster devono accontentarsi di ammirarla sullo schermo: nel mondo di celluloide, l'unico che l'attrice è disposta a condividere, ci sono ancora due sue perle che meritano di essere ricordate. La prima è Sotto accusa (1988), il legal thriller di Jonathan Kaplan che le vale il suo primo Oscar: un film volutamente sgradevole, nel quale interpreta una ragazza abbastanza coraggiosa da affrontare in tribunale i bulli che l'hanno stuprata, salvo poi insinuare di essere stati provocati dalla loro vittima. La seconda è Carnage (2011), di Roman Polanski, uno sberleffo geniale e causticissimo diretto all'ipocrisia della società americana.

In mezzo, una serie di film molto diversi tra loro, per argomento ed esiti, tutti però accomunati dalla sua algida e inossidabile professionalità. E, anche quando non recita, non è che la Foster se la cavi proprio male: ha una laurea in letteratura inglese conseguita a Yale, si doppia da sola nelle edizioni in francese dei suoi film (visto che parla perfettamente quella lingua), non perde occasione per sostenere le cause delle donne in difficoltà. Non solo una grande attrice, ma anche una bella persona. Forse un po' troppo perfetta per essere anche simpatica.

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