Mark Osborne
Cinema

Il Piccolo Principe, Mark Osborne: "Ho voluto fare un tributo al libro"

A Torino ospite della VIEW Conference, il regista ci racconta la grande sfida di portare al cinema l'amatissimo classico della letteratura di Antoine de Saint-Exupéry

Tutta la malinconica e coraggiosa dolcezza de Il Piccolo Principe potrà rivivere sul grande schermo? Lo sapremo solo tra qualche mese, il 1° gennaio 2016, quando il film d'animazione tratto dal libro di Antoine de Saint-Exupéry arriverà nei cinema italiani con Lucky Red. Ma intanto il suo regista, lo statunitense Mark Osborne, è a Torino, alla XVI edizione della VIEW Conference, in corso dal 19 al 23 ottobre e dedicata a computer grafica, tecniche interattive, cinema digitale, animazione 2D/3D, videogiochi ed effetti visivi.

Animatore e regista statunitense, Mark Osborne ha alle spalle la co-regia di Kung Fu Panda, per cui ricevette una nomination all'Oscar come miglior film d'animazione. Già il suo corto More (1998), sempre co-diretto, aveva attirato l'attenzione dell'Academy.
Il suo adattamento de Il Piccolo Principe incornicia il racconto classico e noto in un altro racconto moderno e simbolico: in un mondo scandito da regole, una ragazzina studia sotto le direttive della rigida mamma; dalla casa vicina alla sua, dove abita un anziano vestito da aviatore, arriva un aeroplanino di carta colorata sui cui c'è scritto l'inizio della storia del Piccolo Principe... La parte moderna è stata realizzata in computer grafica, quella sognante con il Piccolo Principe in stop motion.
Abbiamo intervistato Mark Osborne. Ovviamente per parlare de Il Piccolo Principe

Non l'ha spaventata portare sul grande schermo un classico della letteratura per grandi e piccoli così universalmente e quasi devotamente amato e letto?
"Sì, infatti fare un adattamento è sempre una sfida terrificante, però c'è una base da cui partire e questo è un vantaggio. Bisogna sempre soddisfare le aspettative del pubblico: questo mi ha spaventato molto ma nello stesso tempo volevo mettermi in gioco e non stavo più nella pelle. Avevo molta pressione addosso ma dovevo impegnarmi per fare del mio meglio. Dovevo riportare le stesse emozioni, gli stessi temi, gli stessi momenti del libro e quindi dovevo in un certo senso dar vita ai personaggi. Ho voluto comunque fare un tributo al libro e quindi riuscire ad attenermi il più possibile ad esso, proprio perché è un capolavoro e non può essere sminuito. Mi ha anche profondamente influenzato in tutto la mia vita e infatti spesso mi immedisimo nel personaggio". 

 

Cosa ha rappresentato e rappresenta per lei il libro de Il Piccolo Principe?
"Rappresenta la mia infanzia ma allo stesso tempo il presente e la mia condizione di adulto e di padre. Mi ricorda l'infanzia e la pressione che avevo addosso a quell'epoca perché i miei genitori si erano separati; la solitudine è infatti uno dei temi principali del libro. Ho avuto a che fare con momenti di tristezza e di solitudine però ho sempre avuto un istinto che mi spingeva a usare l'immaginazione dove riuscivo a trovare un rifugio. Questo impulso è rappresentato dall'aviatore. Allo stesso tempo oggi mi interrogo ancora, sulla mia condizione di adulto; questo libro mi fa riflettere sul mio ruolo di padre e spesso non sono soddisfatto: io voglio esserci sempre per i miei figli. Il Piccolo Principe fa riflettere sul mondo degli adulti, su quanto questo mondo non capisca quello dei bambini dove l'essenziale è all'ordine del giorno". 

Quanto è stato fedele al libro, sia nella storia che nei disegni originali di Antoine de Saint-Exupéry? E cos'ha portato di sé nel film?
"Ho cercato di rimanere più fedele possibile data l'importanza mondiale e data la mia grande ammirazione per questo libro. Per i disegni abbiamo usato la stop motion e abbiamo riprodotto in maniera più fedele possibile i disegni del libro. Vediamo infatti la differenza significante tra l'animazione computerizzata (CGI) e la stop motion. Ho cercato di portare alla luce i personaggi e renderli vivi per esprimere al meglio i temi del libro. Ho deciso di focalizzare l'attenzione sulla bambina - qui quindi ho cambiato qualcosa della storia - e sul suo mondo caratterizzato da due facce, quella monotona della solitudine, del dovere e del lavoro, che riflette il mondo degli adulti, e la faccia dell'immaginazione e della spensieratezza, che è rappresentata dal mondo dell'aviatore e quindi del Piccolo Principe. Ho cercato di raccontare, sì, la storia di de Saint-Exupéry, ma soprattutto l'esperienza della bambina".

© Riproduzione Riservata

Leggi anche

Commenti