Amanti maledetti. Il cinema ne ha una striscia consistente. Che qua si allunga, anche se, va detto subito, non si arricchisce di particolari troppo originali.

Tonino Zangardi, autore fino ad oggi di quattro film, tre fiction tv e una regia teatrale, costruisce la sua quinta opera per il cinema (le altre: Allullo Drom, Prendimi e portami via, Ma l’amore sì, Sandrine nella pioggia) sulla scorta di un suo romanzo, opportunamente adattato per lo schermo, intitolato "L’esigenza di unirmi ogni volta con te" (ed. Imprimatur). Stesso titolo, ovviamente, per il film, protagonisti Claudia Gerini e Marco Bocci.

Lei è Giuliana, cassiera in un supermercato e moglie fin troppo tranquilla di un marito che l’adora (Martino, nome di oscuri presagi, interpretato da Marc Duret); lui è Leonardo, un poliziotto che si paleserà tale quando la salverà da una rapina alla cassa, accelerando con questo atto doveroso – visto il mestiere che fa – quel processo di reciproca attrazione già manifestatosi in precedenza. Così accade l’inevitabile.

Tra i due fiorisce una passione impetuosa che Giuliana confesserà al predestinato Martino il quale, a sua volta e in preda di una gelosia furibonda, tenterà di strangolarla in cucina: dove fatalmente dimora un coltello che lei userà per ucciderlo. Legittima difesa ma tant’è: l’esodo della storia verso la sponda drammatica e dinamica approda ad una fuga in automobile dell’assassina e del poliziotto. Viaggio verso l’ignoto e, in verità, intrapreso contro ogni logica.

Soluzione alla francese, amanti che più avanti scappano inseguiti da uno sciame di “volanti”. Ma non è detto che, pure da maudits quali in effetti sono, finiscano crivellati dai colpi dei colleghi di Leonardo schierati come in guerra.

Se il romanzo ha una sua particolarità di struttura (ciascuno dei tre personaggi racconta la vicenda in prima persona, soggettiva narrativa da angolazione prospettica individuale), il film rimette tutto sulla linea orizzontale del racconto in piano. Mancando, in questo caso, di ogni approfondimento nei caratteri, nelle psicologie, nelle motivazioni sentimentali.

Così il dramma tende ad evaporare più che a coinvolgere nonostante il volenteroso tentativo di piegarlo ad un calibrato crescendo dell’azione, specie dopo l’omicidio del marito tradito, nello smarrimento dei due innamorati.

Peccato per l’occasione mancata. Ricalcare gli schemi del romanzo sarebbe stato più ardito, più difficile ma meno ordinario. La recitazione, in questo impianto cinematografico un po’ vacillante, riceve da Claudia Gerini un contributo di qualche dignità, trasmettendo alla figura di Giuliana una certa dose di sofferente realismo; meno incisivo, accanto a lei, Marco Bocci (un’impresa strappargli un sorriso nella finzione scenica), intrappolato nel personaggio del poliziotto televisivo dal quale non sembra potersi liberare. Poca gloria per Marc Duret, espressivamente assai pallido nei panni di Martino. Di buona fattura le musiche firmate Mammooth.

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