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Cinema

Francesco Montanari: "Divertente interpretare una drag queen: ora sogno un santo"

Così l'attore, divenuto famoso per il ruolo del Libanese nella serie Romanzo Criminale: "L'unione delle psicologie uomo-donna è un mix irresistibile"

Francesco Montanari in 'Come non detto' (Credits: Ufficio Stampa)

Tacchi alti, calze a rete, orecchini sfavillanti e un trionfo di paillettes ovunque. Così Francesco Montanari si cala nei panni, più sgargianti che mai, di Alba Pailettes – appunto - drag queen dal cuore d’oro di Come non detto. La commedia di Ivan Silvestrini, dal 7 settembre in 150 sale, tratta con leggerezza e simpatia la questione della difficoltà di fare coming out da parte di un ragazzo (il convincente Josafat Vagni, al suo primo ruolo da protagonista sul grande schermo) che ha Giacomo/Alba come migliore amico.

Un ruolo "divertentissimo", lo definisce Montanari, che dopo i personaggi "macho-style" del Libanese nella serie tv Romanzo Criminale e del killer Joe nell’omonimo spettacolo teatrale si tuffa a capofitto in una metamorfosi che lascia a bocca aperta. E conferma ulteriormente il talento di un attore che a neanche 28 anni sa convincere, qualunque personaggio abbia tra le mani.

Come le hanno proposto il ruolo stavolta?
Ero a New York in vacanza per i trent’anni di mio fratello. Mi hanno chiamato e chiesto semplicemente: "Vuoi fare una drag queen?". Ho risposto di sì subito.

Come mai?
È un mondo affascinante quello delle drag queen. È stimolante mettersi nei panni di una donna molto eccessiva, non sa quanto è divertente. Poi il mondo femminile mi interessa molto psicologicamente, è complesso, ricco di sfumature. E quando questo universo è unito alla psicologia maschile esce fuori un mix incandescente, impossibile resistere alla tentazione di raccontarlo.

Si è confrontato con vere drag queen prima di indossarne tacchi e parrucche?
Certo, siamo stati tre sere al locale Muccassassina di Roma, eravamo lì già alle sei di sera per seguire i loro preparativi e le prove dei balletti per la serata. Ho scoperto un mondo interessantissimo. Si preparano come fosse un vero e proprio spettacolo, si truccano, fanno il "chi è di scena", sono pignolissime, precisissime, infatti poi sono eccezionali sul palco. Siamo rimasti per tutta la notte.

C’era anche la vera Alba Paillettes?
Sì, ci ho parlato e mi ha detto: "Quando stai là sul palco ti devi sentì donna". E io ho fatto tesoro del consiglio e lavorato al massimo su quest’aspetto.

Ora la attendono altri palcoscenici, però.
In effetti sto preparando due spettacoli. Farò Romeo e Giulietta con Valerio Binasco nel ruolo di Romeo, Riccardo Scamarcio non lo rifarà. Debutto il 5 marzo a Piacenza, saremo a Roma ad aprile. L’altro invece è una ripresa di Piero Maccarinelli e si intitola Il gioco dell’amore e del caso, abbiamo debuttato alla Pergola di Roma, ora andiamo in tournèe.

Nessun impegno relativo al cinema in cantiere?
No, sto valutando delle cose, ma non posso dire nulla. A livello di sala cinematografica, invece, non vedo l’ora di vedere il Killer Joe di William Friedkin, dopo averlo portato a teatro io.

Teme il confronto con Matthew McConaughey?
No, Joe è un personaggio ricco di sfumature, immagino sia diverso dalla mia versione.

Un desiderio professionale nel cassetto?
Continuare a fare quello che ho avuto la fortuna di fare finora: cambiare e crescere. Mi piacerebbe fare un santo, sarebbe divertente.

Un santo? E il pubblico che è rimasto affezionato al Libanese come reagirà?
Non è un mio problema: un attore è tale perché cambia, sempre e comunque. Di tutto il resto non me ne curo.

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