Cinema

Federico Moccia, sul set di Universitari: 'Viviamo in una società in cerca di amore'

Parola del regista di Tre metri sopra il cielo, che dai banchi di liceo nel nuovo film passa al mondo universitario

Il cast di 'Universitari' di Federico Moccia (Credits: Medusa)

Dal liceo all’Università, dai lucchetti di Ponte Milvio ai post-it per le bollette a Villa Gioconda. Cambia lo scenario giovanile che Federico Moccia intende raccontare nel film Universitari, in uscita nelle nostre sale il 28 febbraio. Villa Gioconda è una villa realmente esistente a Roma, nei pressi di La Storta, e nel film è un’ex clinica in disuso che una spregiudicata affittuaria mette a disposizione ("In nero chiaramente, siamo in Italia", sottolinea l'acuta Paola Minaccioni che la interpreta) di un gruppo di universitari fuori sede.

Arriviamo sul set del nuovo film di Moccia mentre lui sta girando. L'atmosfera è allegra, leggera, si fanno prove prima del ciak con il sorriso: "Siamo alla settima settimana di riprese, la penultima del nostro viaggio – racconta il regista, attorniato dal suo giovane cast – siamo vicini al finale: alle porte dell’estate i ragazzi tirano le fila di un anno di convivenza, di rapporti costruiti, amori, amicizie intessute nei mesi". La Villa, immersa nel verde, è la location principale, a cui si aggiungono esterni tipo "le diverse facoltà dei ragazzi, la biblioteca, il Centro Sperimentale, il pubetto dove si incontrano".

C’è di base, neanche a dirlo, la voglia di realizzare una commedia che possa intrattenere e che quindi "non affronti affatto problemi di precariato o disoccupazione, quelli già li leggiamo ogni giorno sui giornali", prosegue Moccia, ma l’amore sì. "È quello che manca davvero oggi, viviamo in una società in cerca d’amore: mi si dice che le mie sono storie smielate, che sono le solite cose, i lucchetti eccetera. Però è così. E questi ragazzi nella convivenza trovano un’altra famiglia".

Per non scollarsi troppo dalla realtà, comunque, l’autore di Tre metri sopra il cielo ha deciso di inserire stralci di interviste a veri universitari, "tanto per capire meglio cosa manca alle nostre università. Ma non chiedetemi le risposte che ci hanno dato, non le ricordo".
Perché passare dai banchi di liceo al mondo universitario? "Perché in fondo è l’ultimo momento di condivisione di una vita scandita da momenti scolastici, dall’asilo alla laurea. L’università è l’ultimo pontile utile a prendere il largo e a naufragare o concretizzare le proprie passioni".

Annuiscono i giovani attori, scelti tra volti noti (Primo Reggiani, Nadir Caselli) e talenti emergenti che arrivano da teatro o esperienze televisive (Simone Riccioni, Maria Chiara Centorami, Sara Cardinaletti e il modello francese Brice Martinet nei panni di un iraniano). Sono questi ultimi, stretti nei loro maglioni, ad essere i più emozionati: "Dobbiamo ringraziare Federico se siamo arrivati fin qui", dice uno. "Mi sento un privilegiato: ieri non avevo una casa, oggi faccio un film con Moccia", ribatte l’altro. Probabilmente sognando, ciascuno in cuor suo, una sorte artistica alla Scamarcio.

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