Cinema

Esterno sera, dramma famigliare in un livido sud: intervista a Barbara Rossi Prudente

Già vincitrice del premio Solinas per la sceneggiatura, la storia di Alba, ragazza inquieta, arriva al cinema dal 23 maggio. Incontriamo la regista

Un'immagine di "Esterno sera" (Microcinema Distribuzione)

Alba nella notte si lancia sulla strada come una pazza, correndo a piedi contro le auto in movimento, con una cuffia da nuoto rosa in testa. Di una bellezza decadente, lei brucia la vita, la consuma con tanta inquietudine e con poco amore verso se stessa. 
Interpretata da Valentina Vacca, è lei la protagonista di Esterno sera, dramma famigliare in un sud italiano diverso da quello che siamo abituati a vedere al cinema: poco assolato nonostante il caldo estivo, ripreso soprattutto nelle ombre e livido, privo di macchiette tipiche meridionali. Nella realtà tormentata di Alba, che vive un rapporto conflittuale con il padre (Salvatore Cantalupo), irrompe Fabrizio (Emilio Vacca), cugino milanese verso cui c'è sempre stata un'attrazione contraccambiata... Lui è andato a trovarla per un motivo che lei ignora. 
Primo lungometraggio della casertana Barbara Rossi Prudente, già autrice di corti e doc, dal 23 maggio sarà nelle sale italiane.

 

Panorama.it incontra la regista, che è anche sceneggiatrice e produttrice di una creatura tutta sua. 

Esterno sera ha avuto una lunga gestazione. Ce la può raccontare?
"La sceneggiatura di Esterno sera ha vinto il premio Solinas nel 1999, poi però il film non è stato prodotto. È stato opzionato un paio di volte ma senza esito. Nel frattempo la mia vita è andata avanti, ho lavorato come sceneggiatrice per il cinema e per la televisione. Sono però rimasta molto legata al personaggio di Alba, me la sento molto vicina. Nel 2009 la sceneggiatura è stata pubblicata dalla Arduino Sacco Editore.  E allora ho pensato: 'Basta, facciamolo nascere'. Avevo appena messo in piedi la casa di produzione 19.11 Produzioni, che aveva già iniziato la sua attività con un documentario sui rifiuti in Campania. E mi sono detta: 'Raddoppiamo'. Avevo già realizzato dei corti andati abbastanza bene, di cui uno selezionato dal Tribeca Film Festival. Ho arruolato la stessa squadra dei miei lavori precedenti, abbiamo girato per cinque settimane. Il montatore Armando Duccio Ventriglia è stato a disposizione per lunghissimo tempo e abbiamo potuto ritornare più volte sul film e farne anche più versioni: la distanza critica è molto importante, soprattutto non avendo un produttore che mi urlava in testa. Ora Esterno sera dura 1 ora e 35', prima era di 2 ore". 

Il film indaga i meandri della famiglia, i suoi chiaroscuri, sentimenti ambivalenti...
"Mi accorgo che torno sempre sulla famiglia, è una tematica che puntualmente mi riaffiora in pancia. È un microcosmo che ha leggi sue precise, forti, che riflettono quelle più sfumate della società: in famiglia non si può prescindere dal legame di amore o odio, nella società per fortuna sì. La famiglia è un punto di partenza da cui partono tante storie". 

Perché il titolo Esterno sera?
"Per le atmosfere notturne del film, ma anche perché il clou della storia, il finale, avviene d'esterno e di sera. Il mistero si snoda in un esterno e di sera, come doveva accadere: Alba ha più a che fare con il buio che con la luce. Alba corre, corre, perché ha un'esplosione interna. Lei è buio". 

Come avete girato le scene in cui Alba si lancia contro le auto in corsa?
"Le abbiamo girate di notte su una strada provinciale, all'uscita di un multisala in periferia. Tra le auto che accorrevano c'erano quelle di persone della troupe ma anche quelle di altri che uscivano dal cinema e non sapevano di questa follia in corso. Nonostante il film sia ambientato d'estate, abbiamo girato a novembre e, tra il freddo, la paura e l'alta tensione, Valentina stava per sentirsi male. Inoltre i due attori protagonisti, Valentina ed Emilio, sono fratelli nella vita, per cui l'emotività che veniva fuori durante le riprese era molto intensa". 

Dal pranzo in terrazza ai preparativi per la processione alla stessa processione, gli spaccati di sud sono belli e realistici. Sono finzione o ritagli di vita vera? In che città campana è ambientato Esterna sera?
"Potrebbe essere qualsiasi città, Alba potrebbe essere nata ovunque: mi piaceva raccontare le atmosfere della nostra terra ma non dare un riferimento preciso. Abbiamo girato a Napoli, a Caiazzo... La processione è tutta vera: Caiazzo è un paesino del casertano che ci è piaciuto molto; per questo abbiamo chiesto e ottenuto i permessi per riprendere la processione. Quando però il sindaco ha saputo che c'era di mezzo anche una pistola, l'idea che questa scena venisse filmata in mezzo a persone anziane lo ha intimorito. Per questo il primo giorno abbiamo ripreso la processione, il secondo giorno invece abbiamo girato da soli, tra bancarelle e decorazioni che non erano state ancora smontate. L'idea del cinema quasi neorealista, come una sorta di produzione artigianale, è stimolante: la partecipazione di chi non sa è una ricchezza. Ciò che non è previsto è una forza".

Accanto a volti meno noti al cinema, c'è lo splendido Salvatore Cantalupo, già visto in Gomorra e Corpo celeste, e c'è Ricky Tognazzi: è stato facile farli affezionare al progetto?
"Quando ho immaginato Umberto con la canottiera, il papà di Alba, ho pensato subito a Salvatore Cantalupo. Non lo conoscevo ancora personalmente. Mi ha chiesto di leggere la sceneggiatura, l'ha letta in un giorno e mi ha richiamato accettando. Un mese prima delle riprese abbiamo provato tutto il film, come se fosse un pezzo di teatro. Anche per questo ho scelto molti attori teatrali, famosi al sud, dai Vacca, che lavorano con Antonio Latella, ad Alessandra Borgia e Davide Lanni. Pur con la sua grande esperienza, Salvatore è stato molto disponibile, aveva bisogno di confronto. Tognazzi invece l'ho scelto perché mi pareva la faccia giusta per un personaggio proveniente da Milano. Ho guardato centinaia di foto, fatto casting, ma Zio Antonio aveva sempre il suo volto. Dopo aver letto la sceneggiatura ha detto subito sì ed è stato disponibilissimo". 

Oltre alla partecipazione di molti attori provenienti dal teatro, il film ha forti richiami stilistici teatrali. 
"Sì, soprattutto il finale con tutti i personaggi che arrivano in scena. Nel teatro è il momento in cui gli attori si vengono a prendere gli applausi: in Esterno sera ho immaginato fosse il momento in cui ognuno venisse a prendersi le sue responsabilità, come fa un attore sul palco". 

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