Dario Argento compie 75 anni. E il suo primo film ne compie 45: aveva 30 anni quando diresse l'Uccello dalle piume di cristallo, primo lungometraggio della trilogia degli animali", che per qualche giorno scalò persino il box office Usa (mai successo!).
 
Il sito IMBD di film gliene attribuisce ben 25, contro i 19 di Wikipedia: la differenza, a essere pignoli, la fanno uno spot per la Fiat Croma, girato nell'87, alcuni film per la tv e il fatto che il sito americano tra i crediti del regista inserisce anche la messinscena del Macbeth di Giuseppe Verdi e The Sandman, film per ora solo annunciato, che i suoi fan aspettano con trepidazione.

Ma i capolavori di Dario Argento, quelli che fanno ancora sobbalzare il pubblico sulla sedia a distanza di anni, dopo che tanto horror è stato versato anche in tv (si pensi a serie come The Walking Dead) sono altri e risalgono quasi tutti agli inizi della carriera quando, innovatore tra gli innovatori, amava blandire il pubblico con un doppio finale a sorpresa: catturato l'assassino (o l'assassina), nella scena finale si manifestava sempre il vero colpevole per cui era prevista una fine tragica.

Se volete, il catalogo è questo.

L'Uccello dalle piume di cristallo (1970). Una sera, mentre torna a casa, un ornitologo americano è testimone di un tentativo di omicidio in una galleria d'arte a Roma. Decide così di mettersi sulle tracce del killer, per scoprire che quello non è l'unico omicidio.
Il film incasso' più di un miliardo di vecchie lire, anche grazie a partecipazioni eccellenti, come Vittorio Storaro alla fotografia e le musiche di Ennio Morricone. Ma farà epoca per le geniali trovate di Argento, che mostrò di aver appreso l'ottima lezione di Mario Bava, con l'introduzione di un misterioso killer seriale, e quella di Sergio Leone, per il quale aveva scritto con Bernardo Bertolucci le sceneggiature di C'era una volta il West.

4 mosche di velluto grigio (1971). Un musicista rock è inseguito da un misterioso assassino che lo ricatta per l'uccisione accidentale di uno stalker. Ma non tutto è come sembra...
A pochi mesi di distanza dal Gatto a nove code, Argento, decise di concludere la trilogia degli animali con un film divenuto di culto per l'espediente che permetterà alla polizia riuscirà a inchiodare l'assassino (e che dà il titolo al film) e per una sensazionale sequenza finale a 18 mila fps.

Profondo Rosso (1975). Un musicista (tema ricorrente) è testimone dell'omicidio di una famosa medium, e poi si allea con una esuberante giornalista per trovare l'assassino, mentre eludono i tentativi di farli fuori da parte di un killer invisibile, intenzionato a mantenere un oscuro e antico segreto.
Il capolavoro assoluto di Dario Argento, divenne tale grazie alla bravura del regista nel ricreare uno scenario da incubo, tra location metafisiche (tra Torino e Roma), i quadri del pittore Ettore Colombotto Rosso (definito da Vittorio Sgarbi "Il più visionario, il più turbinoso, disperatamente solitario, luciferino") e attori di vaglia come Clara Calamai, Gabriele Lavia, David Hemmings e Daria Nicolodi (moglie di Argento). E, last but not least, grazie alla paurosissima colonna sonora del gruppo rock progressive Goblin, interpellato dopo il "no" dei Pink Floyd.

Suspiria (1977). Neofita di una famosa accademia di danza, Susy poco alla volta scopre che la scuola è in realtà una copertura per qualcosa di molto più sinistro e soprannaturale. E incappa in una serie di misteriosi omicidi…
Primo capitolo della trilogia delle tre madri (a cui seguiranno Inferno e, 30 anni dopo, La terza madre), all'estero è il film più noto di Argento. Visionario, privo secondo alcuni critici di una logica narrativa, è in realtà un film ricco di citazioni che nacque dopo un viaggio compiuto dal regista nelle Capitali magiche europee (Torino, Lione e Praga).

Phenomena (1985). Un'adolescente con una sorprendente capacità di comunicare con gli insetti, viene trasferita in un esclusivo collegio svizzero, dove potrebbe aiutare a risolvere una serie di omicidi.
A parte essere stato il primo film da protagonista di Jennifer Connelly, lo ricordiamo per il copioso utilizzo di insetti (diverse decine di milioni) e per una colonna sonora metal progressive con brani "tosti" dei Goblin, Iron Maiden, Motorhead e Bill Wyman.

Opera (1987). Betty, una giovane soprano, è la vittima designata di uno stalker particolarmente sadico che uccide tutte le persone associate in qualche modo a lei, per reclamarla a sé.
Primo film operistico di Argento, che nel 2013 firmerà anche la regia lirica del Macbeth di Verdi, procurò incubi al pubblico a partire da una locandina dove si vedeva una donna costretta a tenere gli occhi aperti da alcuni spilli. Un'immagine terribilmente evocativa, come (quasi) tutto il cinema di colui che è ancora oggi il più apprezzato regista italiano nel mondo.

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