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Cinema

Clint Eastwood, ma sei proprio tu?

Per sostenere Romney, il divo cambia stile e sorprende tutti. La sua scelta fa discutere, ma i suoi film mettono tutti d'accordo

Clint Eastwood alla Convention repubblicana (ANSA/JUSTIN LANE)

"Ai comizi, Eastwood preferisce il cinema: se ha qualcosa da dire, gira un film".
Beh, caro Clint, mi hai fatto fare una bella figura da pirla. Ma come, io celebro la sobrietà con cui professi da sempre la tua fede repubblicana , e tu vai alla convention di Tampa, dove ti esibisci in una vera e propria performance per sostenere la candidatura di Mitt Romney alla Casa Bianca?

Riassumiamo per i pochi che se la fossero persa: il divo californiano sale sul palco, fa sistemare accanto a sé una sedia vuota, e inizia un dialogo immaginario con il presidente Barack Obama, al quale rinfaccia quelle che considera promesse non mantenute.

Un one man show che entusiasma i presenti ma lascia perplessi molti altri. Da un personaggio schivo come Eastwood, infatti, pochi si sarebbero aspettati un'uscita così plateale, e anche la messinscena non è parsa proprio di gran gusto: mentre l'attore veniva accolto trionfalmente dalla platea, un maxischermo proiettava la sagoma del cowboy da lui interpretato nella “Trilogia del dollaro” di Sergio Leone, e gli altoparlanti diffondevano le note di Ennio Morricone...

Insomma, un bel pugno nello stomaco per i patiti dell'understatement.

Quanto a me, per riprendermi dallo smacco subito ho tirato fuori dalla mia videoteca qualche dvd di Clint, e sono rinato.

A un'artista così, finché non entra nel Ku Klux Klan, perdono praticamente tutto...  Visto che i titoli più celebrati (Gli spietati, Million Dollar Baby, Mystic River, Gran Torino) ormai li conosco a memoria, stavolta ho optato per qualche chicca un po' meno mainstream.

Come Bird, la biografia del sassofonista Charlie Parker, che solo un vero amante della musica come Eastwood poteva girare con tanta passione; o Cacciatore bianco cuore nero, dove l'ex sindaco di Carmel pare quasi soggiogato dal fascino dell'Africa nera.

Avrei voluto finire con il torbido e ammaliante Mezzanotte nel giardino del bene e del male, quando mi è capitato tra le mani un titolo di tutt'altro genere: Coraggio... Fatti ammazzare, quarto immortale capitolo della saga dell'ispettore Callaghan.

Che cos'ha di speciale? Contiene la battuta più leggendaria mai pronunciata dal poliziotto di San Francisco (e anche da Eastwood). Callaghan si ritrova in un bar, faccia a faccia con quattro rapinatori armati e incazzosi: è solo, ma non fa una piega. "Posate l'artiglieria", sibila. "Altrimenti dovrete fare i conti con noi tre: Smith, Wesson e me". Dopo di che tira fuori la pistola e fa pulizia. Come si fa a tenere il muso a uno così? Okay, Clint, non ne parliamo più. La prossima volta, però, se cambi idea fammi una telefonata.

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