Cinema

Cannes 2013, La grande bellezza: 5 motivi per vederlo

Esce oggi il nuovo lavoro di Paolo Sorrentino che rappresenta l'Italia sulla Croisette. Un film ambizioso e sorprendente, con uno straordinario cast guidato dal solito strepitoso Toni Servillo

Toni Servillo ne "La grande bellezza" (Foto di Gianni Fiorito)

Una delle sensazioni più piacevoli che si possano provare, quando si riaccendono le luci di una sala cinematografica, è lo stupore. A me è successo ieri sera, all'anteprima del nuovo film di Paolo Sorrentino, La grande bellezza, l'unico titolo di casa nostra a concorrere per la Palma d'Oro a Cannes.

Sì, la storia del giornalista Jep Gambardella (Toni Servillo) e della sua vita tristemente mondana nella notte di Roma è una piacevole sorpresa, almeno per me che non sono un grande fan del regista. Il divo mi è piaciuto, ma ho trovato francamente sopravvalutati Le conseguenze dell'amore e This Must Be The Place, due dei suoi titoli più celebrati.

Intendiamoci, Sorrentino è un regista di un talento indiscutibile, capace di sprazzi folgoranti, ma generalmente lo trovo un po' troppo compiaciuto. I suoi personaggi non parlano: sentenziano. E alla fine questa cronica mancanza di semplicità risulta a mio giudizio un po' stucchevole.

La grande bellezza, da questo punto di vista, fa eccezione, anche se propone il consueto bombardamento di citazioni, omaggi, frasi a effetto e provocazioni. Quello che è differente, a mio avviso, è l'esito: questo è un film che emoziona, scorre, trasmette un senso autentico di poesia, amarezza, rimpianto, senza rinunciare però ad invenzioni che strappano risate liberatorie e francamente inattese.

 

Insomma, un film da non perdere, che oggi esce in tutta Italia. Ecco 5 ottimi motivi per correre in sala.

1. TONI SERVILLO

Inutile girarci intorno: la differenza la fa lui, lo strepitoso mattatore al quale Sorrentino si affida più o meno in pianta stabile. Stavolta gli ha offerto un personaggio insidiosissimo, chiamato com'è a simboleggiare il vuoto, il cinismo, la decadenza della società italiana; tra le mani di Servillo, Gambardella pulsa di verità, fragilità, rimpianto. Non è una macchietta, ma un uomo che ha nascosto dietro al "successo" la sua infelicità. Per pigrizia ha buttato al vento una promettente carriera di scrittore e il grande amore della sua vita, e per quarant'anni ha finto che potessero bastargli i sorrisi al silicone e le false amicizie che sbocciano e appassiscono nell'arco di una notte sulle terrazze e nei salotti che contano. Un personaggio che fa di tutto per farsi odiare, eppure ti intenerisce.

2. ROMA

Il film è stato presentato come un ritratto impietoso di una città corrotta, opulenta, amorale. Niente di più falso: sullo schermo Roma (soprattutto di notte) non è mai stata così bella, silenziosa, ammaliante. Nessuna festa, per quanto sguaiata e becera, riesce a sporcarla di fango, nessuna piccineria scalfisce la sua grandezza. Certo, ci provano in tanti a profanarla, ma nessuno ci riesce, e il silenzio che spegne decibel, risate, tradimenti e meschinità mette quasi soggezione.

3. SABRINA FERILLI

Non c'è niente di male ad arricchirsi con i cinepanettoni e gli spot sui divani. Quando però una grande attrice si ricorda di essere tale, e dimostra sullo schermo perché è di un altro pianeta rispetto ai tanti esangui cloni di Margherita Buy che pullulano a Cinecittà, accade qualcosa di magico. Già grandissima qualche anno fa in Tutta la vita davanti di Paolo Virzì, Sabrina si ripete con un ruolo che poche in Italia avrebbero potuto sostenere: quello di Ramona, una spogliarellista ultraquarantenne, che fa un pezzo di strada accanto a Jep, regalandogli quella spontaneità dolente e un po' cafona di cui il giornalista ha bisogno come dell'aria. 

4. LA COLONNA SONORA

Sacro e profano coesistono anche nel commento musicale del film (il doppio cd della Emi è da oggi nei negozi), che alterna arie solenni e la dance più coatta, Dies Irae e Bob Sinclair, Henryk Górecki e Antonello Venditti, la New Zealand Symphony Orchestra e il sound latino di El Gato. Un accompagnamento perfetto per raccontare la doppia vita di Jep Gambardella, tra frequentazioni cardinalizie e improbabili performance di ballo.

5. IL CAST

Dei protagonisti abbiamo già palato, ma anche per i ruoli di contorno Sorrentino non si è fatto mancare niente: Carlo Verdone è Roman, innamorato non corisposto di una sciacquetta, di Roma e della vita in generale; Pamela Villoresi interpreta Viola, con i suoi azzimati e fallimentari tentativi di sfuggire a un destino drammatico; Fanny Ardant è un miraggio senza nome, e come tutte le dive trasforma in un evento un'apparizione (peraltro folgorante) di 10 secondi. Il più grande di tutti, però, è Carlo Buccirosso, nei panni di Lello Cava, un commerciante ricco, rozzo e abbonato alla gaffe: sublime.

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