Cinema

"Aquadro", il sesso al tempo dei social network - Intervista

Una chiacchierata con Stefano Lodovichi, regista del film Aquadro, storia d'amore e smartphone che traccia una nuova strada nel cinema italiano

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Un'immagine tratta da Aquadro – Credits: Mood Film

Le nuove strade del cinema partono dallo smartphone e arrivano su iTunes. Parliamo di Aquadro, lungometraggio del trentenne toscano Stefano Lodovichi , un bell'esempio di cinema italiano di qualità che racconta la storia d'amore tra i due sedicenni Amanda e Alberto (Maria Vittoria Barrella e Lorenzo Colombi), in cui gli smartphone, il sesso online e i social network hanno un ruolo decisivo.

Il progetto parte da una sceneggiatura solida e dal ritmo impeccabile, ottiene finanziamenti pubblici e viene girato in Trentino (nuova importante location del cinema italiano) utilizzando nelle riperese anche un iPhone. Senza arrivare in sala, Aquadro viene distribuito in streaming gratuito fino al 14 aprile sul sito di Cubovision , per poi passare, a pagamento, sullo store di Apple.  

Per saperne di più abbiamo fatto una chiacchierata con il regista.

Prima di tutto complimenti, Aquadro è un film maturo e d'autore, una bella storia d'amore che evita i rischi della retorica. Ci racconti la genesi del progetto?

Il film è nato poco più di due anni fa da un’idea di Davide Orsini. Insieme abbiamo cercato di esplorare il mondo che esiste dietro a fatti di cronaca nei quali coppie di ragazzi pubblicano sul web video in cui fanno l’amore. Ci siamo chiesti se ci fossero altri motivi oltre all’esibizionismo alla base di queste azioni, qualcosa di più puro dell’apparire.

Poi, come avete ottenuto il finanziamento per la produzione?

Abbiamo scritto una stesura preliminare della sceneggiatura che ha vinto il Premio Mattador ed è stata prima selezionata in finale al Premio Solinas Experimenta, e subito dopo notata da Rai Cinema, che ci ha proposto di partecipare al progetto dei Web Movies – Film nati per la rete. Una volta avuto l’appoggio di Rai Cinema, il resto è arrivato in modo piuttosto naturale: Mood Film ha preso parte al progetto e poi è arrivato il finanziamento da parte di BLS (BLS–Business Location Südtirol-Alto Adige). A quel punto eravamo pronti. Sembra tutto semplice, ma c’è voluto tempo e tanto lavoro.

Cosa deve fare un giovane regista per riuscire a realizzare un film?

Credo che i requisiti di base siano gli stessi a tutte le età: tenacia e convinzione nei propri mezzi. Il lavoro del regista non si studia in una scuola, non c’è un diploma che attesti la tua professionalità, ma è un lavoro come un altro e per farlo bene si deve maturare un punto di vista proprio sulla realtà. Più il tuo sguardo è originale, curioso, consapevole, e più il mondo che racconterai sarà interessante. Ma senza gavetta, senza sbagliare, senza aver mai fatto un corto o comunque esserti confrontato con le dinamiche produttive del set non puoi pretendere di fare bene questo lavoro, perché l’esperienza ti aiuta ad affinare il tuo modo di lavorare.

E tu che gavetta hai fatto?

Ho iniziato a lavorare molto presto come assistente in vari reparti: scenografia, fotografia, produzione e regia. Credo che questo abbia dato un approccio particolare al mio lavoro di regista. La conoscenza dei vari reparti è fondamentale per sapere cosa è possibile fare in determinate condizioni produttive. In contemporanea studiavo critica cinematografica e con il tempo mi sono orientato sulla regia. Dopo un po’ di anni, dopo 10 anni dal mio primo set, sono arrivato a fare Aquadro.

Quali sono i tuoi registi di riferimento?

Senza dubbio il primo Spielberg riesce a coniugare la maturità stilistica con un punto di vista sulla realtà dei giovani che vive di emozioni, penso a ET o a Incontri ravvicinati del terzo tipo. Poi ci sono tanti altri registi che hanno raccontato l’adolescenza con particolare delicatezza come Truffaut, o anche con uno sguardo più analitico, a tratti crudo, freddo, o spietato come Van Sant, Larry Clark o Haneke. Il mio lavoro vive di questi e di tanti altri grandissimi autori che, da amante del cinema, sono sempre dentro di me: penso a Paul Thomas Anderson, Sam Mendes, Andrej Tarkowskij, Edgar Reitz, Werner Herzog. In ognuno di loro c’è qualcosa che mi ha spinto a fare questo film in questo modo, anche soltanto forse per l’amore che provo per i loro film.

Con che mezzi tecnici lo hai girato, oltre all'iPhone?

Il film è stato girato con supporti differenti: iPhone, webcam, e Red (la macchina da presa digitale ad altissima definizione utilizzata ad esempio da James Cameron per Avatar, ndr). Il mix visivo di queste tre mezzi è il linguaggio di Aquadro.

La colonna sonora è molto efficace e ben gestita. Come l'hai scelta?

La musica è la linfa vitale dei film. Cercavo realtà musicali che fossero il più possibile in sintonia con questa storia e con il mio mondo, un gruppo che fosse a metà tra i Sigur Ros e i Mogway, un gruppo che vivesse di una forte componente strumentale, delicato ma allo stesso tempo capace di sprigionare una grande forza emotiva. L’ho trovato a Bolzano, sono i Sense of Akasha (SOA), un gruppo che risponde perfettamente a questi requisiti. La colonna sonora è firmata da tre componenti dei SOA, Klaus Leitner, Ivo Forer e Irene Hopfgartner. Oltre a loro nel film abbiamo anche una canzone di Thony (che aveva già composto la colonna sonora di Tutti i santi giorni di Paolo Virzì).

Il film non uscirà in sala ma solo via streaming gratis e poi su iTunes. Come sta andando?

Molto bene. Finora abbiamo avuto un riscontro di critica ottimo e anche il pubblico si sente chiamato in causa. Abbiamo avuto l’opportunità di far vedere il nostro film gratuitamente a chiunque avesse una connessione internet. Raggiungere un pubblico così vasto credo che sia il massimo risultato per chi inizi a fare cinema oggi.In particolare mi ha colpito come il film stia arrivando allo stesso modo a studenti e insegnanti, a figli e genitori, come se fossimo riusciti realmente ad attraversare trasversalmente il mondo di cui parliamo. Credo anche che la nostra presenza sul web incentivi il pubblico a interagire con noi al meglio.

Che tipo di promozione stai facendo? Il passaparola dei social media funziona?

Stiamo lavorando su una promozione transmediale che coinvolga differenti mezzi di comunicazione. In particolare il lavoro sui social network è quello più quotidiano e devo dire che il passaparola sta funzionando. Il riscontro è ottimo se si pensa che gli attuali 800 ‘Mi piace’ sulla pagina Facebook (a ieri) sono, per fare un paio di esempi, nettamente superiori a un altro bel film indipendente come Alì ha gli occhi azzurri (uscito in sala se non sbaglio verso dicembre con l’ondata promozionale del Festival del Cinema di Roma) e leggermente inferiori (poco sotto la metà) all’ultimo film di Virzì.

Nel film i genitori dei due protagonisti sono assenti, Alberto impara a cucinare tramite i tutorial sul web – sono Internet e i social gli unici riferimenti di un sedicenne?

In Aquadro raccontiamo un esempio borderline, ma crediamo che si sia creata una distanza tra figli e genitori, tra studenti e istituzione scolastica. Questa distanza viene colmata in parte anche da internet.

Il sesso online è l'evoluzione dei giornaletti porno o c'è dell'altro?

Penso che il sesso online sia l’evoluzione dei giornaletti porno e delle vhs, ma credo anche che questo possa rappresentare un grosso rischio per l’educazione sessuale degli adolescenti, perché se l’educazione che ricevi è unicamente quella proveniente da film porno interpretati da professionisti del settore, con quali aspettative affronterai la realtà?

Dall'altra parte Amanda è più calata nella realtà fisica e nelle emozioni 'vere'. Le donne sono meno dipendenti da Intenet? Lo usano in modo meno ossessivo?

Non credo ci sia una grande differenza nell’uso di internet, ma credo che le donne frequentino meno il mondo del porno sul web. Per ovvi motivi non poteva che essere Amanda il personaggio guida, quello che risveglia Alberto dalla sua alienazione. In realtà come Amanda guida Alberto in questo percorso, così Alberto fa scoprire a lei un aspetto di sé che ignorava fino a quel momento.

Nel finale i due ragazzi scappano nel bosco, il cellulare è spento. Ma decidono di tornare in città, a scuola. Come usciranno dal fango in cui li hanno cacciati i social network?

Non esiste una regola per salvarsi perché i social network sono un mezzo di comunicazione, non rappresentano qualcosa di sbagliato. La realtà di Aquadro è una realtà verosimile in cui Internet diventa veicolo di un segreto che diviene pubblico. Amanda e Alberto compiono un percorso che li porta a confrontarsi finalmente senza bisogno del cellulare, a fare l’amore senza bisogno di filmarsi. Il loro ritorno a casa rappresenta una presa di coscienza, un diventare adulti e affrontare le difficoltà della vita, del mondo che li ha fatti scappare, insieme.

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