Cinema

Alberto Bevilacqua, 5 film con cui ricordarlo

Lo scrittore scomparso oggi aveva nel cinema la sua "arte minore", a cui si era dedicato da regista (soprattutto di pellicole tratte da suoi romanzi) ma anche da sceneggiatore

Michela Macaluso, in arte Michela Miti, Alberto Bevilacqua e Kaspar Capparoni sul set del film ''GialloParma'' nel 1999 (Foto Ansa)

Scrittore prima di tutto, certo, ma anche regista e sceneggiatore. Alberto Bevilacqua aveva infatti detto: "il cinema per me è un'arte minore, ma mi ha offerto delle straordinarie possibilità".
Spentosi oggi a 79 anni, l'autore parmigiano lavorò con Roberto Rossellini, Luchino Visconti, Vittorio De Sica e Luigi Zampa, prima di dedicarsi alla regia di film quasi esclusivamente tratti da suoi romanzi. 
Questo un suo racconto di quei momenti: "Giravo con Rossellini e lui era spesso assente dal set per altri impegni. Fu così che mi affidò un bel piano sequenza del Messia e io misi Giuseppe nella sequenza della croce: perché non metterlo? Era ancora giovane, in salute, perché non avrebbe dovuto esserci? Passammo dei guai per quella scena".
Oltre che regista (ruolo in cui non ebbe molta fortuna), Bevilacqua fu sceneggiatore e soggettista. 

Lo ricordiamo con cinque film.

1) I tre volti della paura (1963) di Mario Bava

Horror ispirato ai racconti di F.G. Snyder, Aleksej Tolstoj e Anton Čechov, negli Stati Uniti uscì con il titolo di Black Sabbath, da cui prese il nome l'omonima celebre band. Film inquietante e diviso in tre episodi, la sceneggiatura è di Marcello Fondato con il contributo di Bevilacqua e dello stesso regista.

 

2) Terrore nello spazio (1965) di Mario Bava

Una nuova collaborazione tra Bava e Bevilacqua, che insieme realizzano soggetto e sceneggiatura, per un film di fantascienza ritenuto uno dei migliori del periodo. Nonostante Ridley Scott non lo abbia mai citato come sua fonte di ispirazione, la pellicola anticipa tante delle idee che poi animeranno Alien (1979). 

 

3) La Califfa (1970) di Alberto Bevilacqua

Tratto dal suo omonimo romanzo del 1964, è il primo film da regista (e probabilmente il più riuscito) di Bevilacqua, che ne ha curato anche la sceneggiatura. In una Parma anni '60 la bella e giovane vedova (interpretata da Romy Schneider) di un operaio morto durante le contestazioni operaie s'innamora dell'industriale più potente della città (Ugo Tognazzi). 

 

4) Questa specie d'amore (1972) di Alberto Bevilacqua

Tratto dal suo omonimo romanzo Premio Campiello 1966, anche in questo caso Bevilacqua è regista-sceneggiatore. Nonostante non abbia ricevuto critiche positive, vinse il David di Donatello come miglior film, ex aequo con La classe operaia va in paradiso, grazie a un Ugo Tognazzi, nella doppia veste di figlio e padre, superbo in quest'ultima parte.

 

5) Attenti al buffone (1976) di Alberto Bevilacqua

Autore del soggetto e regista, Bevilacqua ne scrisse anche la sceneggiatura insieme a Nino Manfredi, protagonista del film. Interpreta un musicista sposato con una donna insoddisfatta (Mariangela Melato) che si lascia sedurre da un attaccabrighe fascista. La colonna sonora è di Ennio Moricone, che su richiesta di Bevilacqua inserì anche arie d'opera di Clément Janequin.

 
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