Cinema

Alba Rohrwacher: "Emma Dante stana le ombre degli attori"

Intervista alla coprotagonista di Via Castellana Bandiera, esordio al cinema della regista teatrale, nelle sale dal 19 settembre

Alba Rohrwacher (Foto Vittorio Zunino Celotto/Getty Images)

Con la sua aria delicata e la pelle di alabastrina lucentezza, non poteva che essere Alba Rohrwacher il volto della ragionevolezza e del dialogo nello scontro cieco e ostinato, ad auto puntate, di Via Castellana Bandiera. L'esordio cinematografico di Emma Dante, stimata regista teatrale d'avanguardia, ha tinte da duello western e confini angusti e asfissianti come quelli di una stretta via di un quartiere di Palermo popolare e arruffato. 
Da una parte c'è una coppia lesbica in crisi, che si perde per le strade della città. Rosa, interpretata dalla stessa Dante, è palermitana ma ha abbandonato con rabbia la sua terra e una madre che non la sostenevano; Clara, ovvero la Rohrwacher, le ha chiesto di accompagnarla a un matrimonio proprio a Palermo, e la tensione è alta. Dall'altra parte, in una strada a doppio senso ma troppo stretta per far passare due vetture, c'è la famiglia Calafiore con tutto il suo vociare e stridere siculo. La Multipla di Rosa si imbatte nella Punto guidata da Samira Calafiore (Elena Cotta), una vecchia taciturna e granitica, provata dalla perdita della figlia. Nessuna vuole cedere il passo all'altra, nessuna vuole abbassarsi a una retromarcia. Inizierà uno scontro risoluto che tocca l'assurdo, fatto di sguardi fermi, rifiuti a bere o mangiare, silenzi.

Via Castellana Bandiera ha esordito in concorso alla Mostra del cinema di Venezia, facendo guadagnare alla esile e rocciosa Elena Cotta la Coppa Volpi come migliore interpretazione femminile e anche il Premio Pasinetti sempre alla Cotta e anche alla Rohrwacher, come migliori protagoniste. Il film arriva in sala il 19 settembre.
Incontriamo in tutta la sua semplice affabilità Alba Rohrwacher.

Alba, il tuo personaggio insieme al ragazzino nipote di Samira, è il più savio di tutto il film, l'unico che vuole trovare una risoluzione.
"Se consideriamo i personaggi nel loro insieme Clara rappresenta la parte razionale, e infatti all'inizio rimane interdetta: nello stallo delle due macchine che si incontrano, senza che nessuna voglia cedere il passo, si chiede come mai uno non possa semplicemente fare una retromarcia. Non riesce a capire la lingua che parlano tra di loro queste persone, sia perché adottano un dialetto che non capisce, sia perché non comprende come mai uno rimanga lì a difendere una posizione inesistente. Quello che mi piace di Clara, però, è che poi, per amore per la sua compagna, fa un percorso all'interno del film. Anche se dalle prime scene sembra che la loro storia d'amore stia finendo, rimanendo e non andandosene Clara capisce in maniera profonda Rosa. A un certo punto è esausta, non riesce proprio a sostenere l'ostinazione di Rosa, però la vediamo poi tornare, probabilmente ha capito quello che le mancava, tant'è vero che alla fine del film loro due si ritrovano". 

Quindi tra Rosa e Clara non c'è la rottura paventata?
"No, è chiaro che c'è un nuovo incontro, lei se ne va e poi ritorna. Credo che l'esperienza in quella via serva anche a Clara: non è detto che il suo punto di vista così razionale sia quello giusto. Forse ci deve essere una via di mezzo: né lei né Rosa vedono le cose in maniera equilibrata". 

C'è qualcosa di questo personaggio che è nelle tue corde personali?
"Non credo. Il lavoro che abbiamo fatto con Emma è molto bello perché lei, come fa anche nei suoi spettacoli teatrali, è capace di creare gruppi di lavoro di attori che si sostengono in scena. Credo che il film abbia avuto in questo il suo punto di forza. Abbiamo fatto delle prove lunghe, per più di un mese, prima alla Vicaria, lo spazio dove Emma prova i suoi spettacoli a Palermo, quindi nella strada. Mi piace pensare a Clara come parte di questo insieme. È una nota non accordata perché rappresenta la parte razionale, l'alieno, quella che gli altri chiamano 'la punkabbestia', una che non capisce le regole di quella strada, però nonostante sia una nota diversa fa parte di un coro che è la forza del film". 

Tu avevi già lavorato con Emma Dante in un laboratorio teatrale. È davvero dura come si dice con gli attori?
"Io trovo nel suo modo di lavorare quello che considero un metodo ideale di lavoro. La sua severità e la sua disciplina sono un approccio a questo mestiere che per me fa la differenza, il motivo per cui ho scelto di fare l'attrice. Tutto è sostenuto da una visione sorprendente sulle storie che racconta. Quindi se il lavoro porta a sorprendere addirittura le stesse persone che ne prendono parte per me è l'ideale. Pertanto sì, è dura, ma è una sua grande qualità. Credo che Emma sia capace di vedere negli attori quella parte che tengono nell'ombra e riesce a dargli forza: un attore così è in grado di proporre qualcosa che in genere non è abituato a proporre".

Il rapporto lesbico tra il tuo personaggio e quello di Emma Dante è presentato in modo molto naturale e realistico, un amore in crisi come tanti. In questa strada stretta del film, che però man mano si allarga, cosa faresti passare di questa Italia in stallo? I diritti per le coppie gay?
"Tante sono le cose che dovrebbero passarci, già pensando a questo film anche solo il guardare all'altro facendo un passo indietro. In quella strada che viene vista all'inizio come qualcosa di stretto, dove ognuno difende ostinatamente la propria posizione, basterebbe avere un punto di vista più aperto, su tutto. In tal senso anche questa coppia che viene narrata in modo naturale è già un modo aperto di parlare di un amore tra due donne, senza sottolineare che sono due donne".

Hai tanti progetti in corso: un film in cui sarai diretta da tua sorella Alice, uno con Elio Germano alla regia di Claudio Cupellini e uno con la regista esordiente Laura Bispuri.
"Esatto, tutti progetti però di cui non posso parlare e che devo ancora girare". 

Nel tuo futuro ti vedi a lavorare all'estero?
"Vedremo, magari. Mi piacerebbe". 

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