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Reality, tra incubo e fiaba con Matteo Garrone

Il regista amato a Cannes costruisce un dramma grottesco non privo di sbavature ma di qualità narrativa seducente. Che non è solo critica alla tv. Con i seducenti "volti nuovi" di Aniello Arena e Loredana Simioli

Reality

Reality – Credits: 01 Distribution

Quello di Reality (dal 28 settembre al cinema) probabilmente non è il Matteo Garrone che ti aspetti, folgorante e poco attaccabile da critiche, però è comunque il Garrone che abbiamo inevitabilmente imparato ad amare, di una qualità narrativa seducente e con una forza delle immagini imperiosa.

L'inquadratura con cui si apre il film è vertiginosa e potente. Altro che Google Map! Una veduta aerea su Napoli si fa sempre più prossima fino ad arpionarsi a una carrozza barocca trainata da due cavalli bianchi. Vale già applausi al regista che si è fatto onore al Festival di Cannes nel 2008 con Gomorra e proprio con Reality ha confermato la stima francese nei suoi confronti bissando il Grand Pix della Giuria nel maggio scorso.

Attaccati a questa carrozza che si fa strada tra auto arriviamo a un matrimonio kitsch come solo i napoletani possono fare e come ospite d'eccezione del colorato convivio ecco Enzo (Raffaele Ferrante), eroe partenopeo perché reduce da 116 giorni nella Casa del Grande Fratello. Già si respira l'essenza del film, che Garrone più volte ha definito commedia che sa di fiaba, ma che invece sembra più un dramma grottesco, che a volte fa ridere (in chiave di umorismo pirandelliano) ma soprattutto ha tinte inquietanti.

Vedere gente di tutta l'età in delirio e festante per un giovane il cui unico "merito" è aver partecipato al GF è uno degli aspetti più allarmanti dell'attualità. E poco importa se il Grande Fratello, quest'anno neanche ripetutosi in tv, ha fatto il suo corso. Poco importa se, come ha scritto Variety , la satira sui reality-show è tardiva e superata.
L'enfasi che c'è oggi verso tutto quello che esce o straborda dalla tv è preoccupante. Come sono preoccupanti i tanti "mostri" che nascono sul piccolo schermo o che lì e nei vari media trovano eco, se non sono i gieffini magari allora ecco i cantanti di talent show o le varie Nicole Minetti.

Luciano, interpretato dal validissimo detenuto di Volterra Aniello Arena, è un pescivendolo che tira a campare aiutandosi con una truffa organizzata insieme alla moglie (Loredana Simioli) e al socio Michele (Nando Paone). Dalle figlie è spinto a partecipare ai provini del Grande Fratello. Quella che prima era solo un'idea stuzzicante, dopo aver fatto i provini anche a Roma diventa però un'ossessione alienante. Diventa il sogno di una vita migliore, diventa qualcosa a cui aggrapparsi. Come può essere la Fede, tramite cui - guarda caso - cerca di riportarlo alla realtà Michele/Paone.

Dalle strade faticose di Napoli, arrivato nel "parco giochi" di Cinecittà, Luciano si guarda attorno con una faccia totalmente incantata e di una tenerezza disarmante. Di-sar-man-te. Verrebbe voglia di abbracciarlo o forse di mettersi amaramente piangere percependo che il suo Eldorado è rappresentato da una fabbrica di nuovi vacui miti.
L'inabissamento di Luciano nella sua ossessione, in equilibrio sottile tra realtà e sogno, ha scene alte e gustose (come quella nel cimitero con le due donne oranti) ma anche di noia e in esubero (si veda il confessionale ricostruito in casa o il ripetitivo regalare oggetti sperando di essere notato e selezionato dal GF per la sua generosità).

A Garrone va riconosciuta ancora una volta l'abilità di mostrarci attori dalle facce nuove e di grande bravura. Oltre all'ergastolano Arena, entra nel cuore la prestazione di Loredana Simioli, interprete dal volto accattivante poco sfruttato finora al cinema.
I piano sequenza come i frequenti primi piano sul protaginista sono altri elementi stilistici da regia attenta e sottile. E i tanti spaccati di vita napoletana, aperti e richiusi in rapide pennellate, non sanno di macchiettistico ma di racconto degli affanni quotidiani.

"Li agg scioccati, agg spaccato", Luciano riferisce così, entusiasta, le sensazioni avute dopo il provino romano. Forse Garrone questa volta non ha spaccato, ma il suo cinema è sempre una garanzia.

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