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Il peggior Natale della mia vita: sempre peggio, perciò sarà un successo

Ritorna l'accoppiata Genovesi-De Luigi, con un sequel prevedibile come era la commedia originale campione d'incassi

Immagine de "Il peggior Natale della mia vita" (Foto di Loris T. Zambelli-Photomovie)

Film che incassa tanto, si replica. È ormai questa l'ineluttabile legge del cinema. Che importa se c'è ispirazione o meno? Tanto più è trascurabile se sotto ci sia sostanza o no. Ecco così che dopo La peggior settimana della mia vita, commedia fiera dei suoi oltre 9 milioni e mezzo di euro di incassi, non poteva non seguire Il peggior Natale della mia vita. Dal 22 novembre nelle sale.

Ma se già l'esordio da regista cinematografico di Alessandro Genovesi, autore teatrale di Happy family, era stato deludente (non nei numeri, ma al mio palato), la sua seconda avventura dietro la macchina da presa riesce a essere anche "peggiore". Se tanto mi dà tanto, però, è certo che pure questa volta sarà un incomprensibile successo commerciale.

C'è da riconoscere che Fabio De Luigi, che interpreta il "protagonista", come viene soprannominato anche nel film l'indomabile pasticcione di nome Paolo, ha un viso dalla simpatia innata. In lui sembrano fuse insieme mitezza da martire protocristiano e inadeguatezza da contemporaneo Stan Laurel.

Ancora una volta è lui il motore della quasi comicità: sono rare le volte in cui si ride a cuor leggero. Molte di più invece quelle in cui si intuisce la volontà mal riuscita di suscitare una risata.

Paolo (De Luigi) e Margherita (Cristiana Capotondi) sono ormai sposi e aspettano una bambina. Per Natale, insieme ai genitori di lei Giorgio (Antonio Catania) e Clara (Anna Bonaiuti sostituisce Monica Guerritore), sono ospiti nel castello tra i monti della Val d'Aosta dell'amico di famiglia Alberto Caccia (Diego Abatantuono) e di sua figlia Benedetta (Laura Chiatti), anche lei in dolce attesa. Ovvio che quell'imbranato combinaguai di Paolo/De Luigi ne avrà anche per loro. Sono avvisati il coreografico tacchino natalizio, il padrone di casa in zoccoli, la cocorita parlante e il maniero in lucido parquet.

Versione ben più educata dei cinepanettoni alla Vanzina, è però un'opera prevedibile e dalla sceneggiatura abbastanza trita (scritta da Genovesi e De Luigi). Con l'attenuante che si riesce a sopportare serenamente la visione senza il desiderio orticante di lasciare la sala che generano altri titoli.
Se il film si salva nella parte iniziale, e quasi fa sorridere nella coppia di becchini un po' noir un po' gay interpretata da Ale e Franz, poi rovina, toccando il peggio di sé nelle canzoni natalizie cantate e ricantate da padre e sorellina di Paolo/De Luigi, ovvero Andrea Mingardi e la piccola canterina Rachele Amenta: Io canto di Canale 5 è arrivato sul grande schermo, ahinoi. Chi pensa di aver già visto e sentito abbastanza di fronte allo zuccheroso Astro del ciel che riecheggia, dovrà poi essere smentito dal ballo di gruppo sulle note di White Christmas.

Se Abatantuono sembra interpretare se stesso e nulla aggiunge al polpettone di Natale, la luce che sempre dà guizzi e speranza è Catania, irresistibile nel suo labbro arricciato e nello sguardo obliquo verso il genero che possono più di mille parole di disprezzo. È lui l'ingrediente migliore.

Non male anche il personaggio del cameriere che sbuca dal nulla, grazie a un discreto Dino Abbrescia. Fa cadere invece la penna dal taccuino il cadavere nelle pompe funebri interpretato dallo stesso regista: suvvia, ai morti non si muovono le palpebre!

A chi consigliare Il peggior Natale della mia vita? Di certo a un lui che teme di essere a breve mollato dalla fidanzata. Tassativo però andare a vederlo in coppia: aver di fronte una dolce metà inutile e letale come De Luigi non potrà che far apprezzare chiunque altro si abbia al proprio fianco (o la singletudine...).

A ritrovarci per La peggiore Pasqua della mia vita...

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