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Magic Mike: muscoli, Channing Tatum e poco più

Sensualità non avvistata. Qualcosa di innovativo? Neanche. Tanga e fisici scultorei sì. L'acclamato (in America) film di Steven Soderbergh è solo intrattenimento

Una volta di più, diffidare dei facili entusiasmi americani. Magic Mike ha debuttato negli States il 29 giugno con numeri al botteghino da kolossal . Ha incassato più di 100 milioni di dollari, anche grazie ai bollori femminili a stelle e strisce ancora sensibili allo streaptease, e, soprattutto, ha gratificato la critica che si è finalmente convinta del talento da attore del ballerino e modello Channing Tatum.

Caspiterina, quanta roba!
Eppure, anche togliendo nelle attese la tara a tanta enfasi e cercando di non avvicinarmi al nuovo lavoro dell'eclettico Steven Soderbergh con sguardo snob da Dogma 95, Magic Mike (dal 21 settembre nelle sale italiane) alla fine non è niente di più di un film ordinario sul classico Sogno Americano. Poco di diverso da una versione al maschile di Burlesque, musical di Steven Antin di un anno e mezzo fa che non ebbe tanta fortuna.

Invece di Christina Aguilera, alla ricerca di successo e realizzazione personale ecco il bel Channing Tatum. Al posto di Cher come old star passata dal palcoscenico alla gestione del locale di ballo e spogliarello c'è Matthew McConaughey . Cher per fortuna canta solo e non si spoglia, Matthew invece mostra che ha la tartaruga ancora intatta e nel suo stile trash esuberante quasi ricorda la rockstar ridicola e maledetta interpretata recentemente da un esilarante Tom Cruise in Rock of Ages . Con la differenza che Matthew fa meno ridere.

Mike, il protagonista interpretato da Tatum (al cui passato da streaper il film è vagamente ispirato), si arrabatta in tutte le maniere per mettere da parte i soldi. Il suo sogno è aprire un'attività per promuovere i suoi mobili home made, realizzati con materiali di recupero. Per questo di giorno lavora come muratore e di notte, invece, si toglie gli abiti per diventare Magic Mike, la stella del club Xquisite. Le donne di Tampa impazziscono per il suo fisico scolpito come per le sue movenze ritmate. Sotto la sua ala protettrice prende anche un nuovo streaper per caso, Adam detto The Kid (l'acerbo Alex Pettyfer), che va ad ampliare il corpo di ballo (anzi, i corpi) al servizio del proprietario del club Dallas/McConaughey.

Non poteva però ovviamente mancare, come un solito e banale canovaccio che si rispetti, la brava ragazza di cui si innamora Tatum, che è Brooke, la sorella di The Kid. E ovviamente Brooke (Cody Horn, nuovo broncio del cinema che prova a sfidare quello di Keira Knightley) trova che lo spogliarello e il mondo di stravizi correlato non siano niente di ben fatto. Non proseguo oltre nella scontata trama.

È abbastanza stucchevole e così poco innovativo nel terzo millennio sentire Mike/Tatum ripetere: "È Magic Mike che ti sta parlando adesso? Io non sono il mio stile di vita". È di certo più intrigante invece il rendersi conto, poi, che a volte si finisce per diventare il proprio stile di vita.

A Channing Tatum c'è da riconoscere, oltre a un fisico notevole mai messo in dubbio, che nei panni (o non panni) dello spogliarellista dai sani principi è molto più a suo agio che in quelli del marito abbandonato e mieloso nel recente e mal riuscito dramma romantico La memoria del cuore di Michael Sucsy.
Poi la grande profusione di muscoli e testosterone che lui e compagni depilati (Matt Bomer, Adam Rodriguez, il  wrestler Kevin Nash, Joe Manganiello) emanano è apprezzabile ma ben lontana dalla sensualità. E mi torna in mente il leggendario Patrick Swayze di Dirty Dancing (1987): non esibiva tanga striminziti, eppure sapeva essere così semplimente erotico.

Non eravate alla ricerca di sensualità né di una perla di cinema di Soderbergh? Allora l'intrattenimento, godibile come può essere per una sera mangiarsi una piadina in casa anziché un filetto al pepe verde, quello c'è.

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