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Il dittatore, Sacha Baron Cohen a piene risate

Non solo gag unite insieme. Questa volta il comico britannico va oltre con un'incisività intelligente e un'irriverenza rozzamente sfacciata

Il dittatore

Sacha Baron Cohen e Megan Fox in Il dittatore – Credits: Universal Pictures

Risate grasse e ripetute difficilmente abbondano nella sala arcigna dei giornalisti di cinema, come è capitato invece durante la visione de Il dittatore. Che piaccia o non piaccia, l'irriverenza oltre misura del solito Sacha Baron Cohen , che spesso varca tranquillamente la soglia della volgarità, diverte. Questa volta però il comico britannico, sempre diretto da Larry Charles, fa ridere andando oltre la semplice congiunzione di gag e cucendo un film con un capo e una fine e addirittura un sottotesto da non sottovalutare.

Al posto dei baffi alla Hitler di Charlie Chaplin ne Il grande dittatore, Baron Cohen si appiccica addoso la lunga barba alla Osama Bin Laden (nome di defunto che però ancora fa male alle orecchie americane) e, dopo il diveritssement Ali G e le bizzarrie di Borat e Brüno, confeziona un'opera che sembra segnare la sua maturità artistica.

Ispirandosi beffardamente al libro di memorie dell'ei fu Saddam Hussein, Sacha è il fieramente antidemocratico e idiota sovrano della nazione nord africana di Wadiya, l'ammiraglio generale supremo leader Aladeen. È campione di atletica (visto che spara senza scrupoli a chi osa superarlo), è contornato da belle donne a pagamento (Megan Fox e attrici - e attori - di Hollywood compresi), odia mortalmente le bombe nucleari non a punta e ha la mano facile nell'ordinare pene capitali.

L'Occidente però non ci sta e da qualche anno lo annoia con tediose sanzioni. Invitato dalle Nazioni Unite a dimettersi, col suo entourage, tra cui lo zio Tamir (Ben Kingsley), si reca a New York per replicare davanti al mondo. Peccato però che una congiura di palazzo cambi il corso degli eventi: senza barba e pertanto irriconoscibile si ritrova a girare per le strade democratiche della City, per di più controvoglia aiutato da Zoey (Anna Faris), una fanatica di diritti delle minoranze e di agricoltura biologica.

La sceneggiatura è un ripetersi di guizzi e lazzi, molti dei quali vanno a segno. Le buffonate di Aladeen sono talvolta esilaranti, a volte meno, tutte comunque contraddistinte dall'essere così rozzamente sfacciate, tutt'altro che politically correct.

Sacha Baron Cohen, che ha anche sceneggiato e prodotto il film, ha frecciate più o meno di senso compiuto per tutto e tutti, dalla presunta omosessualità di George Clooney alle scarpe Crocs che sono "il simbolo della mancanza di speranza dell’uomo" fino alla democrazia occidentale con tanti difetti da dittatura.
Ecco che nel suo esasperato egocentrismo Baron Cohen tocca un tema scomodo con consapevolezza esuberante.

Ognuno però è lasciato libero di trovare ne Il dittatore letture altre oppure no. Le trovate di Sacha possono sembrare di una incisività intelligente e manipolatrice come di una stupidità ignorante e offensiva. Ognuno raccolga ciò che vede.

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