Andrea Boragno, presidente e amministratore delegato di Alcantara SpA
Lusso

Meglio della pelle, Alcantara va alla conquista di nuovi mercati

Oltre le auto: ora l'azienda italiana fornisce il suo prodotto ad altri settori, dai gioielli all'audio all'occhialeria

La qualità si conferma l'arma vincente per battere la crisi. Lo dimostra Alcantara che da brand di lusso per il settore auto ha progressivamente diversificato il suo raggio d'azione ed è diventato il punto di riferimento per  aziende di altri settori. E i risultati si vedono. Dal 2009, ovvero dal momento più buio della nostra economia, il gruppo si è mosso in controtendenza rispetto al contesto imprenditoriale generale e la sua crescita non ha subito battute d'arresto. Da un fatturato di 64,3 milioni di euro nel 2009 si è passati a 110,7 milioni di euro nel 2013, a 123,8 milioni nel 2014 e poi a 165,2 milioni nel 2015. In nove anni il valore del marchio è salito da 6,5 milioni (2006) a 100 milioni di euro. Nella prima metà del 2016 il fatturato ha avuto un balzo dell'8,3% a 90,847 milioni da 83,897 milioni della prima metà del 2015 e l'attesa è di chiudere l'anno a 177,535 milioni di euro.

Questo campione del made in Italy ha posto la ricerca al centro della sua strategia aziendale dedicandogli il 2,8% delle risorse pari a 4,916 milioni di euro. "Il segreto del successo e della conquista di quote sempre più ampie di mercato è nella qualità del prodotto, simile alla pelle ma più resistente, versatile, capace di trasmettere al tatto una sensazione di morbidezza ineguagliabile" spiega l'amministratore delegato e presidente Andrea Boragno (foto). "La bellezza diventa così un'emozione che dura nel tempo".

Noti marchi in diversi ambiti di applicazione hanno scelto Alcantara per trasformare i loro prodotti in oggetti esclusivi. Ecco quindi gli accessori-gioiello di Shourouk, quelli di Swarovski, le cuffie audio di Master & Dynamic, la tastiera di Microsoft, gli occhiali da sole di Italia Independent. Oltre alle auto supersportive Lamborghini, Maserati, Bmw. "Per far fronte alla forte domanda dall'estero stiamo valutando di incrementare la capacità produttiva ma non intendiamo delocalizzare" afferma Boragno e ribadisce "siamo italiani e restiamo in Italia". Il mercato di riferimento è l'Europa che assorbe il 50% del prodotto seguito da Usa e Cina. Grande attenzione al Giappone che sta vivendo una passione intensa per il made in Italy di fascia alta.

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