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Sudafrica, la donna che molti vorrebbero presidente

Aveva 33 anni quando il regime bianco del Sudafrica l’ha mandata via da casa, nella provincia dell’Eastern Cape. Mamphela Ramphele era incinta di un bimbo che non avrebbe mai conosciuto il padre: Steve Biko icona della lotta antirazzista, ucciso in …Leggi tutto

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Aveva 33 anni quando il regime bianco del Sudafrica l’ha mandata via da casa, nella provincia dell’Eastern Cape.

Mamphela Ramphele era incinta di un bimbo che non avrebbe mai conosciuto il padre: Steve Biko icona della lotta antirazzista, ucciso in carcere. Era il 1977, Mamphela, giovane medico e attivista per i diritti dei neri, fu mandata al confino in un quartiere di poliziotti di Tzaneen, a più di mille chilometri da dove abitava. Volevano piegarla. Non ci sono riusciti, neppure nel 1982 quando hanno rinnovato tutti i divieti di partecipare a riunioni e di muoversi liberamente prolungano la sua prigionia senza sbarre.

Molti  vorrebbero questa donna, che dopo la fine dell’apartheid è stata vicedirettore della Banca Mondiale e oggi presiede la multinazionale dell’oron Gold Fields, alla guida del suo paese.

Il Sudafrica sta attraversando un periodo di crisi economica e sociale che il massacro dei minatori in sciopero a Marikana ha rivelato in tutta la sua profondità. La lotta degli operai delle miniere di platino sudafricane è proseguito e le proteste contro un governo che sembra incapace di rispondere ai problemi antichi aggravati dal rallentamento dell’economia, si sono inasprite, Il pil che cresceva al ritmo del 6 per cento da alcuni anni è bloccato al 2 per cento, il tasso di disoccupazione ufficiale è intorno al 25 per cento, ma quello reale potrebbe essere intorno al 40 per cento. Le disuguaglianze tra i ricchi e i poveri si sono ampliate, e oggi sono tra le più forti al mondo.

Gli eredi di Nelson Mandela non sembrano essere stati alla sua altezza. “L’incompetenza del partito (l’African National Congress-Anc) e la tremenda corruzione sono le principali cause del declino del Sud Africa” ha scritto in un recente articolo l’Economist. Una teoria che sembra condivisa da Mamphela Ramphele che ha appena pubblicato Coversation with my Sons and Daughters  nel quale parla ai giovani sudafricani con parole che non nascondono le responsabilità dei suoi compagni di lotta “C’è la tendenza a ritenere che chi ha sacrificato la propria giovinezza nella lotta armata ha acquisito il diritto di governare. Ma questo diritto acquisito genera un dilemma: chi ha combattuto non necessariamente ha le capacità per governare” scrive nel libro. “Il diritto di guidare un sistema politico ed economico moderno e complesso deve essere bilanciato dal diritto dei cittadini ad essere ben governati. Molti che hanno lottato per la libertà sono privi delle più basilari e necessarie competenze. Il loro addestramento come guerriglieri non li ha per forza preparati al sistema di valori essenziali nel governo della nostra democrazia”.

Il messaggio all’Anc del presidente Jacob Zuma, sempre meno amato, è forte e chiaro. Così forte che la Democratic Alliance (Da), il partito d’ispirazione progressista all’opposizione sta corteggiando da tempo Mamphela, e vorrebbe che fosse lei a succedere al leader Helen Zille, ex sindaco (bianco) di Cape Town. La Da è stata l’unica forza capace di crescere nel panorama politico sudafricano, intaccando la supremazia dell’Anc, ma molti elettori neri non se la sentono ancora di votare per un partito prevalentemente bianco. Mamphela ha risposto che in oltre 40 anni di militanza per i diritti civili non è mai entrata in un partito, perché ha sempre considerato se stessa come “un sostegno a qualsiasi giusto processo di cambiamento avviato dai sudafricani” Ma i sudafricani sono sempre più stanchi della loro classe dirigente e sono a caccia di un sogno o di un miracolo che potrebbe avere il volto di questa incrollabile signora.

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