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Siamo tutte donne dell’anno 2012

Sono gli ultimi giorni di questo strano, assurdo, surreale 2012 che sta per finire, tra angosce apparentemente insanabili e sempre più temerarie speranze per il futuro, e mi è venuto da pensare a quale figura femminile in questi mesi abbia …Leggi tutto

Sono gli ultimi giorni di questo strano, assurdo, surreale 2012 che sta per finire, tra angosce apparentemente insanabili e sempre più temerarie speranze per il futuro, e mi è venuto da pensare a quale figura femminile in questi mesi abbia fatto la differenza, abbia strappato la mia ammirazione per le sue azioni, per il suo modo di essere.

Ma di nomi conosciuti non me n’è venuto nessuno. O meglio, me ne sono venuti tantissimi, ma non di donne famose. Il mio pensiero, con il dubbio di fare facile populismo, corre inevitabilmente alle vittime della violenza maschile, di cui si è tristemente troppo dovuto trattare anche in queste ultime settimane (ancora in questo nostro XXI secolo dove con un clic andiamo dall’altra parte del mondo, dobbiamo spiegare a certi uomini che le donne non sono “robba” loro?).

E alle mogli degli operai cassintegrati della Fiat di Pomigliano che, con fermezza e decisione, hanno portato il loro personalissimo regalo a Marchionne (ma lui si sarà accorto dell’ironia, della dignità e della disperazione nascoste in quel gesto?).

E alle donne costrette a lasciare l’impiego perché incinte. Ma non si rende conto, il sistema, che decidere di fare un figlio oggi, in Italia, è anche un atto di coraggio e generosità nei confronti del paese intero? E che, per farla semplice, senza donne che fanno figli, anche gli uomini non esisterebbero?

E alle donne pagate, secondo le statistiche, fino al 30% in meno rispetto ai loro colleghi parigrado maschi.

E alle quattro donne morte nel laboratorio di Barletta, un sottoscala dove lavoravano senza regole per quattro euro all’ora.

E alle badanti e baby sitter straniere, spesso costrette ad accudire anziani e bambini di altri con il dolore di aver lasciato, magari per anni, magari figli di pochi mesi al loro paese per riuscire a garantire loro di che sfamarsi.

E alle precarie, alle licenziate, alle esodate, alle pensionate minime e cassaintegrate di ogni categoria, che in questo Natale hanno il cruccio non solo di riuscire a sbarcare il lunario, ma forse anche di non avere soldi per acquistare un regalino per i loro bambini. Perché spiegare la crisi finanziaria ai bambini è difficile, oltre che doloroso (come fai a dire a un bambino piccolo, il tuo, che Babbo Natale per lui non esiste?).

E alle donne che combattono ogni giorno la loro lotta quotidiana tra lavoro, figli da gestire, famiglie da mandare avanti, mariti che non-bisogna-far-sentire-trascurati perché altrimenti è a rischio la coppia.

“Perché, gli uomini no?”, mi pare di sentire. Perché – lessi molto tempo fa – un conto è occuparsi, un altro pre-occuparsi. La prima cosa è tipica del maschile e, sempre più spesso, per fortuna, oggi la fanno gli uomini. Ma la seconda, l’“occuparsi prima” ideando, gestendo, pensando alle conseguenze, elaborando una strategia, è del femminile, la fanno le donne. E, diceva l’articolo, fino a che questa dinamica non cambierà, sarà tutto molto più a carico delle donne che degli uomini.

Per tutto questo (e per tutto quello che non mi è venuto in mente), la mia Donna dell’Anno ha mille nomi, colori, forme, cuori e occhi. Quelli di tutte noi.

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