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Polemica nel mondo Hip Hop: il parere di Malaisa

WOMAN IN WEB – Il momento, per il mondo Hip Hop, è quantomai caldo. Apparentemente si scontrano due “periodi”, due interpretazioni, due modi di vedere il rap, Old School vs New School. Il tutto è iniziato con una affermazione …Leggi tutto

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WOMAN IN WEB – Il momento, per il mondo Hip Hop, è quantomai caldo. Apparentemente si scontrano due “periodi”, due interpretazioni, due modi di vedere il rap, Old School vs New School. Il tutto è iniziato con una affermazione di Paola Zukar, manager di Fabri Fibra e Marracash, che in pratica nega il valore del rap prima di questo momento storico.

 

Secondo lei, è oggi la Golden Age degli MC, mentre il passato è più che criticabile, per qualità, contenuti, mood. Questo ha scatenato sul web non solo le prese di posizione di molti artisti (tra cui lo “storico” Esa), ma anche quelle di molti giornalisti. In particolare, nella community Hip Hop ha fatto scalpore l’articolo di Wad Caporosso su Rolling Stone, dove  perfettamente in linea con le dichiarazioni di Paola Zukar, anche lui azzarda che è questa la Golden Age del rap italiano.
L’apice dell’apoteosi però è stata pubblicata su Rockit, una risposta goliardica alle lamentele di massa, con titolo che non lascia spazio a dubbi Tutti che parlano di rap italiano. Ma toglietevi dalle palle che, sostanzialmente, dà man forte a Paola.
Per me, che sono una neofita, anche se grande ammiratrice, della cultura Hip Hop, rimane essenziale una domanda: quando è giusto sottostare a un sistema per avere successo, quando si è convinti che il sistema non conti più di tanto? Ma, senza entrare in certi meccanismi, è difficile sopravvivere al giorno d’oggi. Che è un po’ la questione che attanaglia molti di noi nel 2012.
Fra parentesi, dare un’occhiata alle nomination per gli Mtv Hip Hop Awards è interessante: possibile siano solo tutti nomi noti dello show-biz? Che non ci sia, in un ambito così libero come l’Hip Hop qualche artista “clandestino”, diciamo così, tanto bravo da venir menzionato?

Ecco perché ho chiesto aiuto per capire a Tigreisa/Malaisa, la mia amica rapper trasferitasi in Thailandia che, tra l’altro, più di un anno fa, aveva moderato una tavola rotonda all’interno di FLAVA OF THE YEAR, una delle più longeve jam del nostro paese che si svolge con scadenza annuale al LINK di Bologna.

La parola, dunque, a Tigreisa:

GUERRA NELL’HIP HOP
Forse non ve ne siete ancora accorti, ma si sente parlare di “guerra” nell’hip hop italiano.
“Guerra” non tra generazioni, non tra Old e New school, non tra gruppi.
 Guerra tra la True school e dei metodi, dei modi, che devono essere cambiati.
Molti pensano che la guerra sia con Paola Zukar, o con qualche giornalista che non ha mai accettato repliche. Assolutamente no. Come non è una guerra contro la musica più commerciale, le major e il main stream.
La guerra c’è, è aperta. Parte da una grossa fetta di persone che amano la Cultura Hip Hop, che si raccolgono intorno ad una necessaria rivendicazione di identità, di appartenenza che, sia pur stato montato male il video come indica Paola, sono state gravemente oltraggiate.

ABUSO MEDIATICO
Una delle prime cose denunciate pubblicamente su vasta scala, è stato l’atteggiamento spavaldo del giornalista degli articoli incriminati, che si è “difeso” dall’opinione pubblica, scrivendo un articolo che ha creato altrettanto scompiglio su un portale tematico di valenza nazionale, articolo intitolato Tutti che parlano di rap italiano. Ma toglietevi dalle palle.
A tale proposito, cioè relativamente al dialogo tra media e teste hip hop, un anno e mezzo prima durante il Flava of The Year, una jam hip hop che si svolge al Link di Bologna da 15 edizioni, è stato tenuto un dibattito sul tema media, che a mio avviso offre validi spunti e ulteriori chiarimenti.
Una proposta concreta, fu quella di proporre una lista di 10 punti da considerare per la valutazione di un progetto hip hop.
I 10 punti fanno riferimento a delle caratteristiche conosciute tra tutti gli addetti ai lavori seri, cioè quelli che studiano l’hip hop e lo vivono intimamente.
- i contenuti
- il flow (letteralmente il flusso. Si riferisce a come si riesce a tenere impegnato l’ascoltatore grazie alla combinazione di parole e rime. Senza flow puoi scrivere bei testi ma hai dei limiti e devi studiare. Il flow e la metrica vanno sempre insieme ovviamente. Con la stessa metrica, possiamo avere flow diversi…)
- la delivery (Il modo in cui un emcee gestisce la sillabazione ma anche lo schema delle parole usate per fare le rime. Queste variazioni possono creare eloquenza e ritmo. Varia da rapper a rapper. Si manifesta sia nelle metriche più semplici che più complesse. Implica uno studio dei termini e dei loro significati diretti e sottointesi.)
- originalità e innovazione (se presente)
- storico (se presente)
- produzione musicale
- la metrica
- la qualità audio
- le grafiche / l’estetica
- le altre attitudini

ERRORE DI PAOLA
Citare tutto quello che ha detto e che ha creato dell’incazzatura sarebbe troppo lungo.
L’errore per me c’è, e se non vogliamo ammettere o capire l’errore, c’è stata comunque l’arroganza di insignirsi del ruolo di chi deve addirittura “azzerare” il contatore storico, per far ripartire la giostra con al centro della “nuova scena” questi personaggi spesso pilotati da lei medesima.
Questa ha fatto davvero incazzare tutti.
Il motivo?
Storia lunga, in sintesi: vuol dire tentare di distruggere nell’immaginario collettivo, soprattutto dei giovani che ascoltano hip hop rap, l’immagine dell’Old School, o comunque di chi c’è stato prima.
Vuol dire screditare il peso e l’importanza che ha invece conoscere, studiare, rispettare i precursori. Vuol dire anche estrometterli completamente dai giochi…

VIDEO DI ESA
Quello che lamentano quasi tutti, chi più chi meno, è che sono state precluse le possibilità di interazione in un business, per cui doveva essere dimostrato maggiore rispetto per chi c’era prima.
Nel video stesso di Esa viene detto anche qualcosa che io traduco così: “non avete chiamato nessuno di noi nei vostri dischi che hanno venduto, avete preso la nostra farina e avete pensato solo al vostro stomaco”.
Letto in questa chiave, non può che essere condiviso.

ANNI 90 – LA DELUSIONE CHE VIENE SEMPRE FUORI…
Paola ha il dente avvelenato che ha mostrato più volte con i rapper anni 90. Non tutti, ma con qualcosa che è andato storto… “
Aelle ha chiuso perché ad un certo punto c’erano più rapper che pubblico”, dice. “I migliori cambiavano genere. I concerti a fine anni ’90 erano mezzi deserti: le major, le radio e la stampa non si interessavano più al fenomeno e gli organizzatori delle jam non rientravano nemmeno delle spese. Non era tutto oro quello che luccicava nella Golden Age”.

Paola, comprensibilmente galvanizzata da un Forum di Assago stipato dove si è tenuto un evento hip hop con tutti gli artisti main stream del momento, dimentica che anche oggi le jam e anche i concerti sono spesso in difficoltà. Anche oggi siamo saturi di rapper e quasi privi di veri artisti hip hop. Racconta ai ragazzi, e questo è assurdo, che il momento è buono per tutti.
Omette un dettaglio importante: per essere oggi un artista rilevante, si deve creare intorno a te un meccanismo di popolarità che non parte (salvo casi rarissimi) dal nulla, non parte come reazione meritocratica per la bravura, credibilità e meriti vari, bensì parte solo da un’azione di comunicazione di un certo circuito di persone….
Paola, che reputo pur sempre una professionista, omette che le major non sono state sempre vittime degli artisti ingestibili, bensì spesso non avevano proprio il personale giusto per seguire progetti hip hop, citando il video del  dibattito svoltosi durante il Flava: un prodotto hip hop veniva trattato come un prodotto di Ligabue, solo che a fine anni 90 l’identità collettiva era enormemente più alta di oggi, e gli artisti non accettavano così facilmente di seguire le indicazioni di qualcuno, che visibilmente non capiva niente di cosa stava facendo…
Solo nell’ultimo decennio sono stati assunti profili come quello di Paola per curare il genere specifico.
Ma siamo onesti: andiamo a vedere a ritroso chi curava l’hip hop in Virgin, in BMG… Un po’ di autocritica non farebbe male a nessuno! Non c’erano proprio i profili per portare i progetti al massimo successo: un genere per portarlo fuori bisognava capirlo, metabolizzarlo, amarlo… Paola ne è un esempio!
Non si può sempre puntare il dito solo sugli artisti. Chi c’era ed ha vissuto delle esperienze con le major, spesso è uscito con esaurimenti nervosi e anni di vita buttati nella spazzatura.

MIE CONCLUSIONI
Vorrei concludere dicendo questo: un Forum di Assago pieno, è un momento di grande gioia per i ragazzi che hanno suonato, i loro staff, chi ha lavorato per creare la situazione e il pubblico. 
L’uscita di Paola in combo con questi articoli pubblicati, i toni generali del discorso sostenuto, sono stati una sveglia collettiva importante.
Per la prima volta così tante teste hip hop si sono trovate d’accordo nello schierarsi dalla propria parte: l’Hip Hop.
Finalmente anche i precursori hanno preso voce, e pare proprio che lo stiano facendo nel modo giusto, oggi più maturi e in grado di gestire le reazioni.
Sono sicura che non possa fare che bene, spero che sia vissuto tutto tenendo cari gli errori legati all’egocentrismo indiscusso del passato e che si presenti un futuro pieno di soddisfazioni per chi se le merita davvero…
L’unica cosa che è stata azzerata è il cronometro.
Al via partirà una maratona e non una corsa a ostacoli sui 100 metri.

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