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Marissa Mayer, CEO di Yahoo: il sogno si infrange?

Lo scorso luglio, il mondo delle “quote rosa” si era esaltato per la notizia: Yahoo, ex colosso di Silycon Valley, aveva assunto una donna trentasettenne, per di più incinta al terzo mese, come nuovo amministratore delegato. Certo, la donna è …Leggi tutto

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Lo scorso luglio, il mondo delle “quote rosa” si era esaltato per la notizia: Yahoo, ex colosso di Silycon Valley, aveva assunto una donna trentasettenne, per di più incinta al terzo mese, come nuovo amministratore delegato.

Certo, la donna è una di quelle con la D maiuscola: Marissa Mayer è ex vicepresidente di Google, prima donna ad essere assunta a Mountain View nel 1999, una dei primi venti dipendenti dell’azienda, laurea honoris causa nel 2009, una delle 50 donne più potenti del mondo (e la più giovane) secondo Forbes. E chi più ne ha più ne metta.

Con lei, nei primi sei mesi di “reggenza”, i conti di Yahoo si sono stabilizzati, anzi, hanno invertito la tendenza. Ma ieri è arrivata la doccia fredda: nuovo ordine di squadra a Yahoo: i dipendenti che usufruivano del telelavoro (numerosi, pare, anche facilitati dalla natura tecnologica della loro professione) sono stati richiamati in ufficio. «Perché», recita una nota del presidente senior per il personale e lo sviluppo di Yahoo, Jackie Reses, lo staff deve essere «fisicamente insieme». Tempo dell’attuazione: giugno. Chi non accetterà, sarà “flessibilmente” invitato alla porta.

Bene. Cioè, malissimo. Mi viene da dire: ma come? In un sistema professionale che inneggia alla flessibilità, alla qualità della vita a fronte di risultati certi, dove si cerca in ogni momento di trovare soluzioni che rispettino le performance ma rendano più umane le condizioni delle stesse, l’amministratore delegato trentasettenne ex incinta (sarà ben nato, il bambino!) è la prima a invertire la marcia?

Ecco. Secondo me, reduce dall’interessantissima tavola rotonda di Milano all’interno della Social Media Week, dove cinque super manager italiane si sono confrontate su Facciamoci avanti: le donne, il lavoro e la voglia di riuscire, la vera sfida per le donne non è tanto entrare nei consigli di amministrazione (o tra i capi di un ufficio o, semplicemente, riuscire a farsi ascoltare – e veder riconosciuto il proprio valore – dai capi uomini). La vera sfida per l’universo femminile impegnato nel mondo del lavoro è mantenere la propria femminilità. Che non vuol dire abdicare ai risultati o «essere mollicci». Vuol dire trovare nuove strade rispetto a quelle maschili per ottenere performance. E sempre, sempre, cercare di capire chi si ha di fronte. Al di là delle apparenze e delle convenzioni, potenzialità comprese. Il mondo femminile, per definizione, deve essere più libero di quello maschile, meno scontato, più fantasioso. Siamo o no più multitasking per natura?

Un’ultima riflessione: le top manager alla tavola rotonda (Silvia Candiani, Direttore Marketing & Operations di Microsoft Italy; Marcella Logli, Responsabile Corporale Identità & Public Relations di Telecom Italia; Roberta Marracino, Director of Communication and Research di McKinsey & Company; Laura Donnini, General Manager & Publisher di Mondadori, con Tommaso Arenare, della Egon Zehnder, società specializzata nella valutazione e reclutamento di responsabili business, e Laura La Posta, de Il Sole 24 Ore, esperta anche di questioni di genere, che moderava) indossavano tutte un blazer di taglio maschile. Certo, nel linguaggio delle apparenze e della moda, la giacca suggerisce immediatamente autorevolezza. Ma, mi chiedo, possibile che anche nel modo di vestire noi donne si debba soggiacere ai canoni maschili?

L’impressione, scorata, è che il bandolo della matassa sia ancora molto lontano dall’essere trovato!

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