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Margaret Thatcher, amata e odiata

FIL ROUGE – Margaret Thatcher è morta. Indubbiamente un personaggio che ha segnato la storia. Amata e odiata. La Lady di ferro, unica donna primo ministro del Regno Unito (e neanche per poco, dal 1979 al 1990). Colei che forse …Leggi tutto

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FIL ROUGE – Margaret Thatcher è morta. Indubbiamente un personaggio che ha segnato la storia. Amata e odiata. La Lady di ferro, unica donna primo ministro del Regno Unito (e neanche per poco, dal 1979 al 1990). Colei che forse più di ogni altra ha abolito il confine tra sesso maschile e femminile con tutta la portata di luoghi comuni che questa differenza di genere si porta dietro. Sua la storica frase: “Essere potenti è come essere una donna. Se hai bisogno di dimostrarlo, vuol dire che non lo sei”.

La sua presenza non ha mai abbandonato davvero l’intero Regno Unito, una “presenza spettrale” come l’ha definita Lucy Thornton nel Daily Mirror e come Amy Davidson ci ricorda sul New Yorker.

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Margaret Thatcher in una foto d'archivio ANSA

La storia ricorda di sicuro la Thatcher come la dura, austera, conservatrice, anti-comunista, liberista che ha negato al Regno Unito l’ingresso nell’Unione Europea dopo averlo spinto verso un capitalismo sfrenato che ha generato sì tanta ricchezza (bisogna darne atto) ma anche una separazione sempre più netta tra ricchi e poveri seminando il terreno su cui sarebbe scoppiata la crisi economica attuale. “Il lato negativo del thatcherismo è la disoccupazione. Una sottoclasse di persone che non guadagnano abbastanza sta emergendo” scriveva nel 1986, sotto il governo della Thatcher, il New Yorker.

Niente più scuole pubbliche, niente sanità aperta a tutti, basta allo stato sociale. Il modello era quello Statunitense di quegli anni portato alla sua ennesima potenza. Ottimo ed esemplare per la middle e per la upper class. Devastante per la parte più povera.

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Scontri tra polizia e minatori in sciopero, scattata il 27 marzo 1984 davanti all'ingresso della miniera di carbone di Daw Mill nel Warwickshire, Gran Bretagna(Credits: ARCHIVIO / ANSA)

Un esempio su tutti: l’industria energetica. Oggi mentre leggevo profili, ricordi, elogi più o meno entusiasti del suo modo di governare il Paese, mi domandavo cosa stessero pensando i minatori britannici che la Thatcher devastò socialmente, umanamente, fisicamente al termine dello sciopero di un anno tra il 1984 e il 1985 scatenato dopo la decisione di chiudere i pozzi di carbone inglesi che davano lavoro a 170 mila persone definite il “nemico interno” al Regno Unito con la Lady di ferro che giurava di non piegarsi mai al “governo della folla”. Che, infatti, alla fine si piegò a lei.

La risposta l’ho avuta in serata. Oggi mentre la Thatcher moriva, David Hopper, il segretario generale della Durham Miners Association, il sindacato dei minatori, festeggiava i suoi 70 anni. E ha dichiarato che la morte della Thatcher è arrivata tardi e che è stato il più bel regalo di compleanno che poteva ricevere.

Estremo. Duro.

Ma per lui (e molti altri) la Thatcher è colei che ha messo un intero paese contro la classe dei lavoratori in modo violento. Ken Livingstone, sindaco di Londra dal 2000 al 2008, ha detto di lei di essere stata causa della peggiore disoccupazione britannica: “Ha deciso quando cancellare la nostra industria manifatturiera che avrebbe potuto vivere con due o tre milioni di disoccupati creati dalla sua politica”, ha detto Livingstone.

E che ora non credo la rimpiangeranno.

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