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Malaisa e la riscossa femminile nel mondo rap

FLORENCE E LE ALTRE – Un altro degli ambiti che mi sono sempre stati a cuore è quello delle culture underground. Per vari motivi. Perché spesso nascono da movimenti di ragazzi che si aggregano attorno a valori comuni e, …Leggi tutto

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FLORENCE E LE ALTRE – Un altro degli ambiti che mi sono sempre stati a cuore è quello delle culture underground. Per vari motivi. Perché spesso nascono da movimenti di ragazzi che si aggregano attorno a valori comuni e, come si sa, i giovani sono più “veri” (nel bene e nel male) degli adulti non avendo ancora subito troppe influenze culturali. Poi perché nascono dalla vita vissuta, spesso in situazioni di disagio. E l’arte ha sempre bisogno di un po’ di sofferenza per comunicare qualcosa. O, comunque, anche quando non sia ancora arte riconosciuta ufficialmente (quanti sono gli artisti “postumi”?), trovo siano movimenti che vale la pena ascoltare e sforzarsi di capire (anche se non necessariamente di condividere) perché sempre espressione di un bisogno.

Così trovo interessante la street art. E la musica rap. Ambiti sicuramente maschili. Forse anche maschilisti? Con queste domande, mi sono imbattuta inconsapevolmente in una vera e propria personalità del mondo Hip Hop per preparazione e autorevolezza e, ovviamente, fuori dai circuiti discografici commerciali e molto critica con lo star system: Malaisa (qui Intervista integrale a Malaisa).

Classe ’75 (anche se l’età non si chiede mai a una signora!), di Bassano del Grappa, dal 1992 è attiva nel mondo della Black Music, con particolare attenzione per il Rap: organizza jam, conduce in radio specializzate, partecipa a live, promuove e divulga la Cultura Hip Hop e la Black Music, pubblica l’album di esordio in collaborazione con il produttore romano Ice One, collabora al singolo La comitiva pubblicato dalla Virgin accanto a Ice One, Elisa e Franky Hi Energy, si interessa alla produzione audio-visiva, studia tecnica di canto classica e tromba jazz, è tecnico audio e video, crea una freelance agency, fonda Extralad, che produce e gestisce eventi hip hop, crea un piccolo ma efficiente home studio e… l’elenco sarebbe ancora lungo.

Oggi vive a Phuket, in Thailandia, da dove segue i suoi molteplici interessi: “Come Artista”, dice, “indagherò presto più approfonditamente nel soul e nel jazz che sono i due generi musicali dai quali sono approdata alla Cultura Hip Hop quasi per caso, attraverso progetti musicali come Jazz Matazz, Digable Planets, Stolen Moments: Red Hot + Cool … Sto per pubblicare il mio album Karmageddon, con l’aiuto di Uptoyoumusic per la distribuzione digitale, mentre sto per realizzare un picture disk in vinile con il singolo Isa Bam Bam, singolo prodotto e realizzato in collaborazione di Giuann Shadai”.

“Sicuramente quello del Rap (che è una disciplina della più ‘Universale Cultura Hip Hop’)”, spiega, “è un ambiente di default molto maschilista e misogeno nel quale per una donna è molto difficile emergere: oggi è un genere nel quale la rapper che ‘sfonda’ è una barbie: buona o cattiva, ma pur sempre una che sta al gioco del maschio, il quale vuole pensare di poterla possedere; è inevitabile che il fattore credibilità venga gravemente messo in discussione… Non giudico chi imbocca quella strada però, se devo essere rappresentata, mi piacerebbe esserlo da donne o ragazze che ‘esercitano’ il genere in modo serio e che si mettono in luce non solo per l’aspetto fisico o le raccomandazioni, ma per le loro reali qualità. D’altro canto l’uso dell’immagine della donna nell’ADV moderno è altrettanto disarmante In Italia in questo momento ci sono tante rapper donne, poche dj’s ma tante writers, ballerine di vari stili (old e new school), beat makers (cioè “produttrici di basi musicali”), giornaliste, comunicatrici, opinioniste, organizzatrici… Le cose cambieranno, ma ci vorrà ancora molto lavoro. Per quello che mi riguarda, sto cercando di tirare su una directory online rivolta alle female hip hop heads. Non è semplice, ci vogliono delle regole, se vogliamo una directory di qualità, una selezione, e giustamente il quesito è: ‘Chi è che fa le regole? Chi seleziona?’”.

Fare il rap per una donna è molto difficile, soprattutto per questioni di respirazione”, continua Malaisa. “Un grosso limite per le donne è la voce. La voce è importantissima. Voci troppo melodiose tendono a risultare fastidiose, ma non solo: ci vuole un certa ‘pompa’. Dal vivo non c’è quasi mai l’attrezzatura che in studio farebbe suonare come Rah Digga anche un passerotto, ed è lì che spesso cadono le braccia… Il mio consiglio è: studiare tecnica classica e poi le tecniche ‘nuova scuola’. Rinforzare l’emissione, trovare una stabilità nella respirazione. Non andare dal vivo coi cori nelle basi troppo alti, portarsi delle coriste alla vecchia maniera. Far in modo di fare del rap che si è poi sicure di poter riproporre tutto d’un fiato”.

Infine, le rapper da tenere d’occhio: “Riguardo le reali capacità vocali e liriche, che per me sono parametri essenziali, cito Elfa (Torino, nella scena da diversi anni, abile sia col rap con con lo stile più dance hall); Wha Mc (Genova, giovane emergente con storico interessante e metrica strutturata); Malikah Jamilah (un’artista molto interessante ecclettica e davvero incredibilmente brava). Una come Malikah dovrebbe lavorare con la Caselli, l’unica discografica che secondo me potrebbe decidere di interessarsi seriamente all’Hip Hop italiano e tirare fuori, proprio dalla scena femminile, due/tre nomi con potenziale internazionale. Intendo, ben oltre i soliti contenuti del rap italiano, superando anche il limite innegabile imposto dalla nostra lingua…”.

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