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L’esclusione di FF dal concerto del 1° maggio: l’opinione di Malaisa, rapper donna

FLORENCE E LE ALTRE – Come avevo scritto nel post di ieri, non conosco, ahimè, profondamente la cultura Hip Hop e il rap. Per cui ho chiesto a Malaisa, la mia amica rapper che vive in Thailandia, cosa …Leggi tutto

FLORENCE E LE ALTRE – Come avevo scritto nel post di ieri, non conosco, ahimè, profondamente la cultura Hip Hop e il rap. Per cui ho chiesto a Malaisa, la mia amica rapper che vive in Thailandia, cosa ne pensa. Ecco cosa mi ha risposto:
“Penso che sia un po’ riduttivo parlare di Fibra escluso dal concerto del 1 Maggio a Roma a causa dei testi, senza andare ad analizzare i testi incriminati (almeno quelli citati) e soprattutto senza considerare di farci una volta per tutte una domanda: ”Quanto incide sulla psicologia di una persona debole caratterialmente o con degli squilibri, sentire questi rapper porsi da narratori di vicende e azioni nelle quali la donna è sempre rappresentata come puttana o vittima?”
Da una parte, credo che faccia parte di uno schema preciso di costruzione di testi, per fare i “piacioni” con un target di ascoltatore che la pensa così (ricordo che la percentuale femminile di ascoltatrici e seguaci dell’hip hop è minima, ridicola a volte, anche a causa di un certo innegabile sessissimo che serpeggia in ogni angolo), dall’altra che sia molto più complicato fare un testo dove si spiega perchè le donne vanno rispettate.
Non penso che Fibra sia il demonio, o colpevole di chissà cosa, attenzione; dico solo che, se fai per anni testi dove quando parli di “lei”, lo fai sempre nei termini di cui sopra e poi, un bel giorno, per ripararti dalle critiche che ti piovono addosso da destra e manca, te ne esci col brano dove ti piacciono tutte… Forse è normale che una parte femminile forte a livello di opinionismo critichi la tua presenza a una festa pubblica importante.
Il problema delle frequenti aggressioni e violenze alle donne e del femminicidio, non ha un’icona rappresentata nei rapper ma, nel caso specifico, Fibra dovrebbe essere un pochino meno superficiale e capire che in certi momenti, soprattutto quando la gente, i più giovani in primis, non hanno più punti di riferimento solidi, chi fa rap, grazie alla potenza espressiva di fondo del genere, volente o nolente fa comunicazione; e chi fa comunicazione, fa anche politica. Parlare di una bambina stuprata e non prendere una posizione, raccontare il fatto fine a se stesso, che cosa comunica? Forse, per fare puro esercizio di stile con le rime, poteva scegliere un altro tema…
Lungi da me dire che deve far testi da chirichetto, ma sicuramente, visto che lui stesso ci tiene a precisare di essere un esponente, il più alto della scena hip hop italiana – a suo dire – sulla base del successo e della notorietà ottenuti, sarebbe bene che prendesse coscienza del peso delle sue parole in pubblico. Mi sembra che sia un po’ poco dire: “Sono così accettatemi così”. Un po’ di sana autocritica ci potrebbe anche stare, no?
Tanti rapper sono diventati famosi con testi dove parlano di “culo” e “passere”, donne maltrattate e stronze che devono solo soddisfare i loro desideri sessuali, soggetti femminili descritti sempre senza cervello e senza senso. Se tutti capissero l’inglese così bene da filtrarne i contenuti, certi testi in Italia non sarebbero mai stati circuitati.
Anche nei contesti detti “di sinistra”, moltissimi concerti con gruppi americani sarebbero dovuti allora essere evitati; non ha senso escludere Fibra dal 1 maggio solo perchè parla italiano e ci siamo accorti di quello che ha detto… È ipocrisia allo stato puro.
Insomma, l’hip hop è un genere dove certe parole che si usano quando si parla fuori dagli ambienti formali, sono usate per enfatizzare dei concetti.
Io lo avrei fatto partecipare, anche assumendomi una manifestazione di dissenso pubblica da parte dei gruppi contrari. Fa parte del vivere civile: meglio un fischio e una discussione, che l’esclusione dai giochi a priori. Da questo punto di vista, spero che gli serva da regola.
Però, in fondo, ne stiamo tutti parlando un’altra volta. Forse molto di più di quanto ne avremmo parlato se avesse partecipato!”

E io aggiungo: anche della condanna alla violenza, di qualsiasi tipo, sulle donne.

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