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Laura Boldrini, il discorso da Presidente della Camera

Ho ascoltato il discorso di Laura Boldrini per il suo insediamento sullo scranno più alto della Camera dei Deputati. L’ho vista lì, bella, sicura, autorevole, affascinante perché ricca, carica di esperienza e di vissuto. Laura Boldrini ha visto. Ha conosciuto. …Leggi tutto

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Ho ascoltato il discorso di Laura Boldrini per il suo insediamento sullo scranno più alto della Camera dei Deputati. L’ho vista lì, bella, sicura, autorevole, affascinante perché ricca, carica di esperienza e di vissuto. Laura Boldrini ha visto. Ha conosciuto. Ha operato. Ha agito. Ha salvato. Ha testimoniato.

Ora è passata laddove si decide per cambiare. Nel posto forse più difficile in cui stare. Perché è facile fallire. E chissà se è capace di “fare” come nei suoi tanti anni di esperienza come portavoce dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati. Mettiamola alla prova e speriamo non ci deluda.

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L'ex portavoce dell'Alto commissariato Onu per i rifugiati, Laura Boldrini, durante la presentazione delle candidature degli indipendenti nelle liste di Sel in vista delle elezioni di febbraio, Roma, 7 gennaio 2013 (Credits: ANSA / ETTORE FERRARI)

Le premesse sono buone. Nel suo discorso di insediamento ci sono passaggi chiave che condivido qui con voi: dai diritti degli ultimi alla dignità di ogni diritto. Dalla battaglia contro la povertà all’ascolto vero della sofferenza sociale. Dall’attenzione alle donne che subiscono violenza travestita da amore a quella verso chi il lavoro non ce l’ha e non l’ha mai trovato. Dall’appello a capire il mondo con lo stupore degli occhi di un bambino, al richiamo all’Europa e al nostro ruolo nel contesto europeo. Eccole le parole di Laura Boldrini, nuovo presidente della Camera. A cui auguro di riuscire a fare anche solo un terzo di quello che ha dichiarato di voler fare.

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(…) Arrivo a questo incarico dopo aver trascorso tanti anni a difendere e rappresentare i diritti degli ultimi in Italia come in molte periferie del mondo. È un’esperienza che mi accompagnerà sempre e che da oggi metto al servizio di questa Camera. Farò in modo che questa istituzione sia anche il luogo di cittadinanza di chi ha più bisogno. Il mio pensiero va a chi ha perduto certezze e speranze.

Dovremmo impegnarci tutti a restituire  piena dignità a ogni diritto.

Dovremo ingaggiare una battaglia vera contro la povertà, e non contro i poveri.

In questa aula sono stati scritti i diritti universali della nostra Costituzione, la più bella del mondo. La responsabilità di questa istituzione si misura anche nella capacità di saperli rappresentare e garantire uno a uno. Quest’Aula dovrà ascoltare la sofferenza sociale. Di una generazione cha ha smarrito se stessa, prigioniera della precarietà, costretta spesso a portare i propri talenti lontano dall’Italia.

Dovremo farci carico dell’umiliazione delle donne che subiscono violenza travestita da amore. Ed è un impegno che fin dal primo giorno affidiamo alla responsabilità della politica e del Parlamento.

Dovremo stare accanto a chi è caduto senza trovare la forza o l’aiuto per rialzarsi, ai tanti detenuti che oggi vivono in una condizione disumana e degradante come ha autorevolmente denunziato la Corte europea dei diritti umani di Strasburgo.

Dovremo dare strumenti a chi ha perso il lavoro o non lo ha mai trovato, a chi rischia di smarrire perfino l’ultimo sollievo della cassa integrazione, ai cosiddetti esodati, che nessuno di noi ha dimenticato. Ai tanti imprenditori che costituiscono una risorsa essenziale per l’economia italiana e che oggi sono schiacciati dal peso della crisi, alle vittime del terremoto e a chi subisce ogni giorno gli effetti della scarsa cura del nostro territorio.

Dovremo impegnarci per restituire fiducia a quei pensionati che hanno lavorato tutta la vita e che oggi non riescono ad andare avanti. Dovremo imparare a capire il mondo con lo sguardo aperto di chi arriva da lontano, con l’intensità e lo stupore di un bambino, con la ricchezza interiore inesplorata di un disabile.

In Parlamento sono stati scritti questi diritti, ma sono stati costruiti fuori da qui, liberando l’Italia e gli italiani dal fascismo. Ricordiamo il sacrificio di chi è morto per le istituzioni e per questa democrazia. Anche con questo spirito siamo idealmente vicini a chi oggi a Firenze, assieme a Luigi Ciotti, ricorda tutti i morti per mano mafiosa. Al loro sacrificio ciascuno di noi e questo Paese devono molto.
 E molto, molto dobbiamo anche al sacrificio di Aldo Moro e della sua scorta che ricordiamo con commozione oggi nel giorno in cui cade l’anniversario del loro assassinio.

Questo è un Parlamento largamente rinnovato. Scrolliamoci di dosso ogni indugio, nel dare piena dignità alla nostra istituzione che saprà riprendersi la centralità e la responsabilità del proprio ruolo. Facciamo di questa Camera la casa della buona politica. Rendiamo il Parlamento e il nostro lavoro trasparenti, anche in una scelta di sobrietà che dobbiamo agli italiani.

Sarò la presidente di tutti, a partire da chi non mi ha votato, mi impegnerò perché la mia funzione sia luogo di garanzia per ciascuno di voi e per tutto il Paese. L’Italia fa parte del nucleo dei fondatori del processo di integrazione europea, dovremo impegnarci ad avvicinare i cittadini italiani a questa sfida, a un progetto che sappia recuperare per intero la visione e la missione che furono pensate, con lungimiranza, da Altiero Spinelli.

Lavoriamo perché l’Europa torni ad essere un grande sogno, un crocevia di popoli e di culture, un approdo certo per i diritti delle persone, un luogo della libertà, della fraternità e della pace. Anche i protagonisti della vita spirituale religiosa ci spronano ad osare di più: per questo abbiamo accolto con gioia i gesti e le parole del nuovo pontefice, venuto emblematicamente “dalla fine del mondo”.

A papa Francesco il saluto carico di speranze di tutti noi.  Consentitemi un saluto anche alle istituzioni internazionali, alle associazioni e alle organizzazioni delle Nazioni Unite in cui ho lavorato per 24 anni e  permettetemi – visto che questo è stato fino ad oggi il mio impegno – un pensiero per i molti, troppi morti senza nome che il nostro Mediterraneo custodisce. Un mare che dovrà sempre più diventare un ponte verso altri luoghi, altre culture, altre religioni.

Sento forte l’alto richiamo del Presidente della Repubblica sull’unità del Paese, un richiamo che questa aula è chiamata a raccogliere con pienezza e con convinzione. La politica deve tornare ad essere una speranza, un servizio, una passione. Stiamo iniziando un viaggio, oggi iniziamo un viaggio. Cercherò di portare assieme a ciascuno di voi, con cura e umiltà, la richiesta di cambiamento che alla politica oggi rivolgono tutti gli italiani, soprattutto in nostri figli. Grazie.

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