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La donna del 2012? Non una: le maestre della strage in Connecticut

SENZA TRUCCO – Il 2012 si sta chiudendo. Passo velocemente in rassegna i volti femminili che hanno segnato l’anno. E.L. James e le sue 50 sfumature ci hanno letteralmente invaso. Elsa Fornero suo malgrado ci ha fatto arrabbiare. Michelle Obama, …Leggi tutto

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SENZA TRUCCO – Il 2012 si sta chiudendo. Passo velocemente in rassegna i volti femminili che hanno segnato l’anno. E.L. James e le sue 50 sfumature ci hanno letteralmente invaso. Elsa Fornero suo malgrado ci ha fatto arrabbiare. Michelle Obama, nel suo abbraccio al rieletto Barack, ci ha fatto sognare. Rita Levi Montalcini ci ha lasciato un vuoto enorme.

Ma d’istinto più che di testa, nel voler scegliere la mia “donna dell’anno“, la memoria va rapida e ancora turbata alla strage del Connecticut alla Sandy Hook Elementary School di pochi giorni fa e alle maestre coraggiose che hanno cercato di portare in salvo i piccoli scolari. Donne comuni, donne che stavano semplicemente svolgendo il loro lavoro prima che il gesto folle di Adam Lanza spargesse panico e morte (27 vittime, 20 delle quali bambini di età tra i 6 e i 7 anni).

Il giorno della strage nella scuola del Connecticut è stato il peggiore della mia presidenza“, ha detto ieri il presidente americano.

Penso a Victoria Soto, a Maryrose Kristopik, a Dawn Hochspung… Il tragico 14 dicembre scorso la Soto ha fatto scudo col proprio corpo alla sua classe per proteggerla dalla furia omicida del giovane killer, la Kristopik ha salvato venti bambini di quarta chiudendoli negli armadi per gli strumenti musicali e barricando la porta, la preside Hochspung ha avuto la lucidità di lanciare un “si salvi chi può” dal megafono scolastico prima di venir crivellata di colpi. Le donne migliori che il 2012 ci poteva dare.

Senza provocazioni, voglio però spezzare una lancia per tutte le mamme dei vari Adam Lanza. Il disagio mentale è una brutta bestia. Non ci può essere madre “adeguata” di fronte a un figlio mentalmente malato. È facile condannare l’ambiente famigliare di cosiddetti “mostri” che spargono sangue innocente. È più difficile ma più giusto cercare di mettersi nei panni di questi genitori “colpevoli”. Come reagiremmo noi di fronte a un figlio che ha scatti violenti magari alternati a tenerezze? che alza un coltello contro e poi scoppia in lacrime?

Non sono psicologa, non ho competenze se non esperienze personali, e mentre innalzo l’eroismo e il sangue freddo di maestre comuni diventate speciali, allungo la mia mano alle madri di Adam Lanza, Dylan Klebold e Eric Harris, James Holmes…

Il film di inizio anno …e ora parliamo di Kevin con Tilda Swinton può aiutare a vedere anche il loro punto di vista. E lo sfogo su The Blue Review di Liza Long, madre di un tredicenne con turbe psichiche residente a Boise, Idaho, è illuminante e straziante. “Sono la madre di Adam Lanza”, si intitola il pezzo. Nel sommario: “è facile parlare di pistole, ma è il momento di parlare di malattia mentale”.

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