Uncategorized

Federica Perazzoli: quando l’arte è una questione d’empatia

PICK&CHIC – Chi è Federica Perazzoli? “Una persona schiva, ricettiva, determinata, sensibile”. Ti guarda dritto negli occhi quando tutto d’un fiato risponde alla mia prima domanda. Ma poi lo sguardo profondo e penetrante si sposta sulle mani che nervosamente giocano …Leggi tutto

PICK&CHIC – Chi è Federica Perazzoli? “Una persona schiva, ricettiva, determinata, sensibile”. Ti guarda dritto negli occhi quando tutto d’un fiato risponde alla mia prima domanda. Ma poi lo sguardo profondo e penetrante si sposta sulle mani che nervosamente giocano con la tazzina del caffè. Perché Federica è un’artista che ha dentro un mondo così immenso e onirico che travalica i confini di un’arte contemporanea spesso troppo pubblicitaria e impersonale. Nelle sue opere, infatti, si respira una dimensione surreale, fatta di personaggi perduti, di paesaggi eterei, di malinconiche visioni. E così, quando mi imbatto nella sua mostra j41/F57 paintings rimango, una volta tanto, senza parole. La sua pittura mi travolge e commuove. C’è qualcosa di dannatamente femminile che mi fa sentire vicino all’anima dell’artista e non posso non saperne di più. Per questo ho deciso di tracciare un ritratto di Federica, la mia Woman in Web di ottobre.
La tua formazione artistica?
“Sin da piccola sono rimasta affascinata dalla pittura, forse perché in casa c’erano tantissimi quadri, o riproduzioni di tele che normalmente si vedono sui libri, o nei musei. Quando guardavo una tela di Rubens, del Caravaggio, di Bacon, andavo letteralmente in trance. La vicinanza di mio zio Emilio Tadini, di scrittori, di studiosi, ha sicuramente influenzato maggiormente e positivamente la mia scelta”.
Quali sono le figure femminili che maggiormente hanno influenzato il tuo percorso artistico?
“Tante sono state le donne che ho guardato attraverso i loro quadri, fotografie, installazioni, i loro scritti. Artemisia Gentileschi per la sua passione viscerale, per l’atteggiamento ossessivo verso la pittura, Sofonisba Anguissola, per la sua precisione e per la sua tecnica,e ancora… Frida Kahlo, Louise Bourgeois, Tracey Emin, Sarah Lucas, Marlene Dumas, Laura Owens, Elysabeth Peyton, Margherita Manzelli, e non sono state da meno Emily Dickinson e la sua poesia, Diane Arbus e le sue fotografie meravigliose, George Sande…potrei continuare all’infinito. Molte donne artiste forse più che influenzato tecnicamente, lo hanno fatto tramite le loro ossessioni, la loro vita, le loro passioni”.
Nelle tue opere la Natura è un elemento “totale”. Avvolge, confonde e riflette stati d’animo. Cosa rappresenta per te? Quale rapporto esiste tra l’uomo e la natura?
La Natura e l’uomo. Una tematica nata dalla passione per le letture delle poesie di Emily Dickinson, di Georg Trakl, di Hoelderlin. Ho sempre pensato che la Natura potesse salvare l’uomo, che uomo e natura possano creare un rapporto assolutamente empatico, tra l’uno e l’altra. Un rifugio dove sentirmi al sicuro, dove poterla ascoltare, dove poter stare bene. La natura riesce a raccogliere tutti gli stati d’animo. Senza porti domande”.
Tre parole per descrivere la tua arte? “Ironico, empatico, surreale”.
Un progetto nel breve termine e invece un sogno futuro?
“Una installazione molto intima, forte, probabilmente che vedrà l’assenza di quadri. Futuro? Vivo molto il presente, ma se dovessi pensare a un progetto, dico subito New York. E se posso fare un altro sogno, direi… Fare arte tutta la vita e poter vivere solo di essa.”
Qual è il linguaggio artistico con cui preferisci esprimerti? “La pittura, ma ultimamente mi sto avvicinando alle installazioni”.
Tecnica e Anima, cosa conta di più davanti alla tela bianca? “Tutte e due. Ma poi…senza anima, come fai a fare arte?”

© Riproduzione Riservata

Commenti