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Aspettando l’8 marzo: la “strana” scelta di Beyoncé

Prima ci sono arrivata con la pancia, come quasi sempre mi accade. Poi ho capito. Mi spiego. La notizia che mi ha colpito questa volta è stata che una delle pop star più famose del mondo (e più ammirate dall’universo …Leggi tutto

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Prima ci sono arrivata con la pancia, come quasi sempre mi accade. Poi ho capito. Mi spiego.

La notizia che mi ha colpito questa volta è stata che una delle pop star più famose del mondo (e più ammirate dall’universo maschile per evidenti ragioni), l’ex Destiny’s Child Beyoncé, ha intitolato il suo nuovo tour che esordirà a Belgrado (Serbia) il 15 aprile prossimo The Mrs. Carter Show World Tour. Con una precisazione: Carter è (parte) del cognome del marito della cantante, Jay-Z. A dir la verità, poco usato dallo stesso suo proprietario.

Subito i media si sono precipitati a fare congetture sulla ragione della scelta controcorrente. Trovata pubblicitaria? Bisogno di una star (che ha sempre scelto di mantenere la propria privacy) di rinnovarsi adeguandosi allo show-biz del momento, dove pare che la “messa in piazza” di sé stessi abbia grande, irrinunciabile successo?

Ancora, c’è chi più romanticamente sottolinea come Jay-Z sia un marito molto presente e “supportante” per la nostra e che, essendo la loro storia quella di un grande amore (i due sono stati fidanzati fuori dalle luci della ribalta per sei anni per poi sposarsi quasi di nascosto alla presenza di soli amici e parenti), il gesto di Beyoncé sia un omaggio al suo uomo. O, ancora, chi sottolinea come, se da una parte la star chiama il suo mega-tour col cognome del marito dall’altra, nel video e nelle locandine di lancio, si presenta agghindata come una regina (si sono scomodate figure impegnative come Maria Antonietta o la Regina Elisabetta, che nulla avevano da invidiare ai loro contemporanei uomini, anzi!), quasi a voler riaffermare la propria supremazia.

Tant’è.

Alla fine ho compreso qual è stata la cosa che mi ha colpito in questa scelta apparentemente contro la parità di genere: il fatto che Beyoncé ha potuto scegliere. Indipendentemente dalle ragioni per cui l’ha fatto, credo che il vero valore, la vera conquista delle donne, in questo 8 marzo (e in questo 2013), dovrebbe essere la possibilità di poter scegliere. Senza essere giudicate e senza dover dare giustificazioni. Come e quanto un uomo. Senza dover argomentare perché una scelga di fare la casalinga con diciotto figli o la top manager con cinquanta amanti (o con nessuno per mancanza di tempo, chi se ne importa); perché lasciare un uomo violento (trovando nella società un’adeguata rete di supporto che la sostenga) o essere creduta al posto di polizia quando denuncia uno stalker; perché indossare una minigonna o una camicetta castigata. E via dicendo. Senza pregiudizi. Proprio come succederebbe a un uomo.

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