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8 marzo, Coldiretti: l’agricoltura d’avanguardia è rosa

FLORENCE E LE ALTRE – Modernizzazione e multifunzionalità: sono queste le parole-chiave della nuova agricoltura italiana, quella che, secondo l’analisi di Coldiretti basata sui dati di Unioncamere, Inps e Istat, vede quasi un’impresa su tre (29%) condotta da donne. Salgono …Leggi tutto

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FLORENCE E LE ALTRE – Modernizzazione e multifunzionalità: sono queste le parole-chiave della nuova agricoltura italiana, quella che, secondo l’analisi di Coldiretti basata sui dati di Unioncamere, Inps e Istat, vede quasi un’impresa su tre (29%) condotta da donne.

Salgono così a 294.618 le titolari, amministratrici o socie di aziende agricole, in controtendenza rispetto alla crisi economica che vede una diminuzione dei loro colleghi maschi (analisi Coldiretti relativa al terzo trimestre del 2012).

Insomma, almeno in ambito green, la rivoluzione è donna. E senza scomodare le solite mimose. “Il fenomeno è andato crescendo anche grazie alla ‘legge d’orientamento’ promulgata dieci anni fa e fortemente voluta da Coldiretti, per cui all’agricoltura è stato riconosciuto uno status multifunzionale”, spiega con un certo orgoglio Lorella Ansaloni, 53 anni, tre figli, neoeletta responsabile nazionale di Donne Impresa Coldiretti.

“Che significa agriturismo, vendita di prodotti trasformati, ma anche recupero di colture di antiche varietà tipiche, fattorie didattiche, agriasilo, pet therapy, centri benessere”. Secondo Coldiretti, la maggioranza delle imprese agricole femminili opera nel commercio (circa il 30%), a cui segue una grande presenza nella produzione (16%), nei servizi di alloggio e ristorazione (quasi il 10%) e nel manifatturiero (8%).

Ansaloni stessa è un felice esempio di questa trasformazione: dopo vent’anni di banca, lascia l’ufficio e affianca il marito nella piccola floricoltura di famiglia che, in breve, diventa un’azienda di 44 ettari dove, accanto alla produzione di frutta, piante e fiori, si produce un aceto balsamico di qualità. Per di più, in una zona, quella di Medolla (Modena), colpita dal terremoto dello scorso anno. “L’ho fatto un po’ per stare vicino ai miei figli”, continua, “ma anche per tornare a dei valori reali, che nella nostra società forse sono andati un po’ persi: produrre qualcosa dalla terra in maniera diretta, riuscendo a rispettare l’ambiente in cui viviamo e noi stessi”.

Ma perché così tante donne? “Perché abbiamo più fantasia dei nostri compagni. È un dato di genere”, commenta. “Perché siamo più curiose, per cui riusciamo a scoprire nuovi aspetti di questioni apparentemente già conosciute. Perché siamo responsabili della crescita dei nostri figli, a partire da quello che mettiamo loro nel piatto fino al rispetto dell’ambiente. E siamo, per forza di cose, multitasking”.

“Non sono tutte rose e fiori”, conclude Ansaloni. “Per esempio, qualche differenza c’è tra nord e sud, anche se nel Meridione sono molte le ragazze laureate che intraprendono nuove attività nell’agricoltura. E, nella maggior parte dei casi, lo fanno con più inventiva e consapevolezza rispetto ai colleghi. Inoltre, anche in questo settore mancano servizi che garantiscano le pari opportunità. Insomma, chiedo al nuovo governo di farsi carico di questo, insieme alla rivalutazione dell’agricoltura, per troppo tempo trascurata in Italia. Per aiutare questo esercito di donne a sviluppare velocemente una filiera agricola italiana credibile a livello internazionale”.

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