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Gli ultimi giorni del Tacheles, un documentario italiano racconta la trasformazione di Berlino

Il 4 settembre del 2012 il Tacheles veniva sgombrato. Negli anni la sua sopravvivenza era stata al centro di tante discussioni e dimostrazioni: lasciare, grazie ad un esproprio del comune, lo stabile al collettivo di artisti che, dietro il pagamento …Leggi tutto

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Il 4 settembre del 2012 il Tacheles veniva sgombrato. Negli anni la sua sopravvivenza era stata al centro di tante discussioni e dimostrazioni: lasciare, grazie ad un esproprio del comune, lo stabile al collettivo di artisti che, dietro il pagamento di un simbolico affitto, ne avevano fatto un simbolo, seppur decadente, della vita artistica berlinese degli ultimi vent’anni o ridarlo ai legittimi proprietari (una banca) pronti a rivenderlo al migliore offerente?

L’epilogo ha sorriso alla banca, ma la battaglia sostenuta da chi credeva nel Tacheles ha comunque rappresentato un momento importante della Berlino di questi anni come viene ben raccontato dal documentario The Last Days of Tacheles firmato dal giornalista e filmmaker Stefano Casertano coadiuvato nella post-produzione dallo studio tedesco Concept AV

La storia. “Una comunità di artisti del collettivo “Tacheles” viene sfrattata da un palazzo al centro di Berlino, che occupava da 22 anni. Alcuni di essi decidono di non mollare e occupano il cortile dell’edificio, erigendo casupole di legno che diventano atelier e abitazioni. Continuano a fare arte sotto pioggia, neve e vento. Arriva poi la notizia di sfratto anche per il cortile, e gli artisti – una ventina – decidono di resistere. Cercano di opporsi con gli avvocati, tentano – invano – di stimolare una rivolta popolare, cercano di occupare un altro cortile, provano a trasferirsi in un paesino in Turchia, ma falliscono sempre. Alla fine tentano un atto estremo di romantica protesta contro il comune, occupando la piazza del municipio. Nonostante tanti sforzi, vengono sfrattati – ma la storia ha un lieto fine”.

Il Tacheles simbolo di una Berlino che fu, ma non solo. “La storia del Tacheles è sia quella di una Berlino che cambia, che di un gruppo di artisti che sapevano che sarebbero stati sfrattati, ma che nonostante questo hanno continuato a realizzare la loro arte. Ho passato con loro l’ultimo anno della loro permanenza nello stabile. La loro ribellione è ciò che li ha mantenuti vivi. Non voglio essere ipocrita: alla fine la comunità rimasta nel palazzo era diventata un’ombra stanca di ciò che era 22 anni fa. Si litigava per soldi e per affittare un tavolo chiedevano anche 300 euro al mese. Gli artisti del cortile erano diversi: per decidere di resistere in casupole di legno bisogna avere una forte motivazione, che va oltre il senso economico della cosa e loro lo hanno fatto. Il Tacheles ha rappresentato l’ultimo vero esempio di un’epoca cancellata dalla storia, ancora giovane, di Berlino. Per raccontare tutto questo ho  cercato di rifarmi alla lezione di Gianfranco Rosi, vincitore con Sacro Gra dell’ultimo festival di Venezia ed ho evitato le interviste classiche. Ho parlato pochissimo, cercando di catturare le emozioni più vere dei protagonisti. Durante il mio periodo di riprese al Tacheles c’era anche un altro filmmaker tedesco che si presentava sempre con una troupe di cinque persone. Una sera abbiamo confrontato il materiale. Il suo era perfetto – luci, suoni, tutto – ma i protagonisti stavano seduti immobili, parlando di cose fattuali. Con me la stessa gente urlava davanti alla cinepresa, si commuoveva, sognava. Un paio di volte si sono messi a litigare, come se io non ci fossi. Mi ha chiesto: Ma come hai fatto?. Il segreto era l’approccio”.

Romano, 35 anni, romano, a Berlino dal 2008, dopo una prima esperienza Erasmus nel 2001-2002, Stefano Casertano è stato per anni corrispondente internazionale di Linkiesta.it, prima di passare recentemente a Pagina99. Ha studiato videomaking alla scuola della RAI ed oltre all’attività giornalistica collabora con l’Università di Potsdam come docente di politica internazionale dove ha anche conseguito il dottorato. “Stando qui ho avuto modo di osservare i cambiamenti radicali che hanno attraversato Berlino in questi ultimi anni, adolescente selvaggia, capitale della cultura, del cinema e, purtroppo, recentemente, anche della speculazione edilizia e della gentrification. In tutto questo per me il Tacheles ha rappresentato qualcosa di più, ovvero la differenza tra l’esistere e il vivere con l’arte e la ribellione come ideali romantici. Era difficile non rimanerne affascinato”.

The Last Days of Tacheles verrà presentato in anteprima nazionale sabato 22 marzo alle 17.00 al Nuovo Cinema Aquila di Roma all’interno del Rome Independent Film Festival. Per seguire news sulla sua distribuzione e presentazioni ai festival questa è la pagina facebook.

@daddioandrea
TRAILER: https://www.youtube.com/watch?v=2d1eB5MqLog

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