Che tempo fa?

Qual è la cosa che ci manca di più ? La risposta sembra essere il TEMPO !!! Vorremmo avere più tempo per noi, per coltivare i nostri interessi, per sviluppare i nostri buoni propositi, ma il tempo non è mai …Leggi tutto

Qual è la cosa che ci manca di più ? La risposta sembra essere il TEMPO !!! Vorremmo avere più tempo per noi, per coltivare i nostri interessi, per sviluppare i nostri buoni propositi, ma il tempo non è mai sufficiente. Vola rapido, passano gli anni e non troviamo mai il tempo di… “ Perché rincorriamo sempre noi stessi e il tempo ?

Perfino “l’otium”, dei filosofi latini ci è precluso, quel modus vivendi che una volta era appalto solo degli aristocratici, che del nulla hanno fatto un’esistenza amabile o al contrario chi di tempo ne ha tanto, ma non sa come riempirlo. Chi vorrebbe averne meno e chi di più, e tanto dipende dalle età e dal senso che noi attribuiamo alla nostra vita e a come indentiamo viverla.

L’ozio rappresenta il vizio supremo: infatti l’accidia è compresa tra i “ i vizi capitali” osteggiata dalla tradizione giudaico-cristiana ed invece nutrita dagli orientamenti epicurei della cultura greco-romana, dove il piacere di far niente era un privilegio. Aristotele parlò dei vizi degli uomini come di un abito che il soggetto indossa come un’abitudine sbagliata, che non favorisce la crescita, anzi la distrugge. Un vizio come la pigrizia si insinua come un insano virus e ci paralizza.

La condizione economica del nostro paese però, ci impone di pensare ai giovani e al futuro in modo doloroso, nessuna prospettiva, ma l’accidia si presenta come un concetto antico ma, estremamente moderno ed analizzabile. L’accidia è la non curanza del sé, è la noia e l’avversione nel fare le cose, tutto per l’accidioso si può ritardare…La negligenza e la mancanza d’interesse intacca il funzionamento dell’anima disorientando gli atteggiamenti ed i pensieri. A volte rasenta la depressione, quasi una mancanza della voglia di vivere.

L’accidia è un disturbo nel proprio io e un disinteresse del mondo esterno. In psicologia viene percepito come una realtà vuota: si cade nella noia, nella svogliatezza, nella non concentrazione, si fanno lentamente scomparire i punti certi e la perdita della concezione del futuro. Senza punti fissi, qualsiasi essere umano perde l’orientamento. I filosofi greci medioevali ritenevano l’accidia conseguenza dell’amore del sé, della superbia e dell’ira. L’accidioso oggi è anche l’egoista. E’ colui che lascia i lavori a metà, che non sa organizzarsi per finirli e si danna e poi si stufa e si abbatte e non arriva a fare.

Oggi gli stessi dovrebbero rivedere i propri pensieri e ritenerla un’ingiustizia globale, inflitta da una classe politica che coabita tra un’incapacità di ruoli e un diritto al possesso di una poltrona. E’ dimenticato il principio benedettino che “l’ozio è nemico dell’anima”, perché l’ozio ormai viene imposto, non lasciando scelta a taluni. Una volta l’accidia era il male delle persone con dei limiti. Oggi è un male che ci fa riflettere. L’inoperosità e il bisogno di procurarsi con ogni mezzo le cose, toglie ai giovani il diritto di costruire qualcosa, però qualcuno ci marcia…Era Dante nella Divina Commedia a porre i giovani accidiosi nella palude del fiume Stigia, sommergendoli tra gli iracondi, quasi a simboleggiare l’inutilità sociale di talune persone e la poca preparazione al dinamismo e alla vita attiva era da far scomparire.

Oggi, di tempo , per alcuni ce ne è troppo. Per altri il tempo è una citazione come comodo oggetto di conversazione, nel desolante vuoto dell’incomunicabilità e dell’alienazione moderna, quando con sgomento ci si accorge che non si sa cosa dire, si parla di tempo “ atmosferico”. “Un’uscita di sicurezza” che si avvia nell’abisso dell’ovvio e della noia. Parlare del tempo a volte è una perdita di tempo, vale a dire “ prendere tempo”, con l’ansia di “ guadagnare tempo”. Giochi di parole per l’accezione di una parola. E’ Albert Einstein, che ci ripropone il tempo in modo kantiano come tempo “oggettivo”, ossia misurabile.

Quanto tempo ci occorre per fare una cosa o un’altra? Il tempo però va ricondotto ad un tempo “ soggettivo”. Si perché ognuno di noi, nonostante un’ora sia fatta di sessanta minuti, in quel tempo esprime molte cose, diverse, a seconda che sia uomo o donna, al ruolo che ricopre nella società e ad un percepito personale delle cose e alla propria intelligenza. Voi vi siete mai domandati come consumate un’ora? In quanto tempo?

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