SPACE ONE: nel 2012 se fai schifo sei un cretino

Io lo seguo da anni su tutti i social network possibili ed immaginabili, lo pedino in ritardo nei suoi concerti, leggo i suoi post, guardo le foto dei suoi viaggi e rido per i suoi tweet folli. E’ una di …Leggi tutto

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Io lo seguo da anni su tutti i social network possibili ed immaginabili, lo pedino in ritardo nei suoi concerti, leggo i suoi post, guardo le foto dei suoi viaggi e rido per i suoi tweet folli. E’ una di quelle persone che sa molto, tanto anzi tantissimo sulla sua “materia” ma vive e lascia vivere perché è First School e la classe viene prima di tutto.

ECCO A VOI SPACE ONE, THE ONE AND ONLY. 

Come hai iniziato?

Nell’82 mio cugino ballava breakdance, era il periodo in cui era arrivata in Italia da poco, da quel momento ho iniziato ad interessarmi un po’ al ballo e alla musica legata al ballo. Forse la prima cassettina che ho comprato era dei Break Machine e l’ho regalata a mio cugino, avevo 11 anni.

Quando è successo che ti sei detto: “Voglio fare questo nella vita.”?

Pochi anni dopo. Cominciai a sentirmi parte di quella cultura, mi prendeva molto, passavo in San Babila e vedevo i primi ragazzi che ballavano con lo stereo appoggiato per terra sulle note di ritmi urbani, ed io impazzivo. Frequentavo la scuola per il turismo e studiavo lingue, l’inglese lo masticavo abbastanza bene, e mi sono detto, nell’85 o ’86,  “perché non provo a scrivere qualcosina anch’io?” E’ nato tutto per scherzo, mi sono dato alla scrittura e alla musica quando ancora in Italia non c’era nessuno che faceva del rap, o almeno io non avevo mai sentito nessuno.

Ti sei trasferito all’estero?

Non subito, all’inizio facevo produzioni in inglese dall’Italia, la cosa strana è che quando uscirono i miei dischi su basi hiphouse, fra l’88, ’89, ’90, arrivarono all’orecchio della massa, ma prima ancora di dj famosi come Albertino, Molella etc. Loro non credevano che io fossi italiano, c’era questa specie di leggenda che fossi di colore, ma nato in Italia, o che ero un bianco italiano che viveva a New York. Fino a quando non sono scappato fuori io come un gioppino, italiano e meridionale, fate voi.

Eri già Space One?

Io non volevo mai apparire perché erano tutte robe commerciali fino a “4 Peace 4 Unity”, quando il nome Space One è apparso come voce del pezzo.

Tu sei stato il primo?

Il primo a Milano sicuro, uno dei primi in Italia, se non il primo. Conoscevo la realtà milanese, poi forse c’era Torino, Roma, forse già Rimini con Master Freez.

Ma ad un certo punto ti sei demoralizzato e volevi smettere.

È vero, io viaggiavo già tanto e a New York vivevo l’hip hop come un americano, e lì questa roba della faida non c’era, in Italia si è sempre un po’ confusa la cultura hip hop con l’invidia, con la gelosia, con lo spuntarsi addosso veleno, perché se io facevo la mia cosa non doveva piacermi nulla e nessuno, poche collaborazioni pochi scambi, mi ero stancato.

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Dove ti eri trasferito?

Ero andato vivere a Miami, avevo una fidanzata di lì.

E perché sei tornato?

Mi ha fatto cambiare idea il fatto che, se dovevo tornare in Italia, a differenza dagli Stati Uniti, dove avrei potuto fare anche il pizzaiolo per dire, volevo fare qualcosa che mi permettesse di guadagnare, e la cosa che so fare meglio è il rap, per non parlare del sesso (ride ma poi sottolinea subito) Era una battuta eh!!

Toglimi una curiosità ma è vero che i rapper fanno tutto questo sesso, più di uno che fa pop ad esempio?

Non conosco molta gente che fa pop che fa quello che facciamo noi. Nella mia carriera mi sono distinto, ho cercato di darci dentro. E lo devo in gran parte ai locali di Milano.

Modelle a secchiate immagino.

Si modelle a gogò, e la qualità era sempre alta. (Scambio di battute per riderci un po’ su, senso dell’umorismo mi raccomando. Metto le mani avanti perché quando si toccano questi argomenti siete più guerrafondai che per i diritti civili in Darfur )

I dissing?

Io non li ho mai fatti, perché se devo avere successo per aver sputato merda su qualcun altro  preferisco averne di meno, ma parlare di cose sensate. I dissing venivano fatti per accaparrarsi la stima di un pubblico di una certa nicchia, e quindi si sparava merda su Articolo 31 o su Spaghetti Funk, ma giusto per ricevere l’applauso nei live di quei 4 scemi che andavano a vederli.

Questione di classe.

Io sono uno della prima leva, tutti dicono d’essere old school,  io sono first school, quindi non mi interessava fare del dissing, lo si fa perché è nell’ideologia nel rap cercare di primeggiare. Ne ho fatto uno, una volta sola e nemmeno ho fatto nomi, si capiva bene però, il titolo è “Piove nero”.

foto-2.pngL’hip hop ha delle regole?

Odiavo, quando si stava facendo conoscere l’hip hop, la domanda  “secondo te che cos’è l’hip hop?”, e ad ogni risposta c’era un “secondo me…” ma come “secondo te?“ Ma porca miseria è una cosa universale non è “secondo te”, è così, punto. Sono regole che sono state stabilite da quando è nato l’hip hop forse anche prima.

Che ora sono state stravolte?

Certo, ora non ci sono più regole, ognuno ha fatto quello che credeva più giusto con la musica, con le parole, andando oltre i canoni. L’hip hop è stato il movimento che ha fatto più crescere la cultura, e il genere che più si è avvicinato a tutti gli altri, per mischiarli e per farne uscire delle nuove tendenze.

Il tuo più bel lavoro in assoluto.

Forse “Il ritorno”. Poi sto lavorando al nuovo album e ti dirò che mi sta dando tantissime soddisfazioni. Spero di poterlo portare in tour , sono alla conclusione, e appena ho il pacchetto finito lo mando subito in stampa, lo porterò alle date della tournee di Ax  e lo metterò su iTunes. Mancano poche canzoni, una featuring con Ax, una con Ensi e un altro paio di pezzi. Si intitolerà “Il rovescio della medaglia”.

Chi potrebbe essere il tuo successore?

Sicuramente mio fratello Ax che avrà la carriera lunga, io ormai arrivato alla mia età, dopo 26 anni che faccio rap, vorrei anche smettere, e forse questo mio prossimo lavoro potrebbe essere l’ultimo.

Ci sono giovani che ti fanno pensare ad un gran futuro dell’Hip Hop italiano?

I giovani stanno facendo cose egregie, come Emis Killa, come Fedez, come Salmo. I giovani sono bravissimi.

Per chi lo stai facendo questo ultimo tuo disco?

Io sono contento quando il mio lavoro piace ai fans, che venda 1000 copie o 5000 o 6000 non m’interessa, non lo faccio per entrare in classifica. In una carriera ci deve essere un inizio  come una fine. Il mio album lo faccio esclusivamente per i miei fans, per quelli che vengono a sentirmi ai concerti, che chiedono nuovi pezzi, lo faccio esclusivamente per loro perché ormai posso scordarmi di diventare ricco con il mercato musicale .

E che farai se dovessi mai lasciare davvero?

Sto pensando seriamente d’andare a vivere in America e tornare giusto per le tournee di Ax, se mai avesse ancora bisogno di un vecchio come me.

Cosa ne pensi di “Mtv spit” ?

Grandioso, sono riusciti a fare un programma che era difficilissimo da proporre. Fantastico, il momento giusto per poterlo fare era proprio questo, l’hanno sviluppato proprio bene. Poi hanno scelto i freestyle migliori che ci sono in Italia, non è facile fare freestyle così, e loro sono delle bestie dal primo all’ultimo perché è una cosa difficile.

Essere bravi  freestylers è così difficile?

Ne ho sentiti tanti che “Oddio poverini”. Nell’89, quando tutto era nato da poco, se facevi schifo avevi una scusa, sai eravamo appena all’inizio. Nel 2012 con tutto  quello che arriva adesso, con i mostri dell’hip hop che produco album, su tutti i giornali puoi leggere approfondimenti sul tema o vedere in internet altri che lo fanno, ecco nel 2012 non hai più scuse, se inizi devi essere bravo. Nel 2012 se fai schifo sei un cretino.

Il più bravo freestyiler italiano ?

Il più bravo Ensi. È un mostro sacro del freestyle italiano, inizieranno a fare le nicchie per strada e al posto della Madonnina ci metteranno la statuetta di Ensi.

C’è differenza fra essere un bravo freestyler e un bravo cantante Hip Hop?

Hai un vantaggio di partenza, riesci ad arrivare prima degli altri a chiudere una rima, ma non è detto, tante volte uno è bravissimo a fare il freestyle, e poi sui testi si perde.

Se tu fossi in giuria a SheCanDj, che cosa ti convincerebbe più di altro a scegliere una dj? Con la base della tua esperienza di first school.

La selezione, la tecnica, il mixaggio insomma tanti fattori, c’è anche quello che ti fa passare un brutto mix perché te lo vende bene con l’immagine, etc. etc. Quando vedo un dj faccio sempre un paragone con i mostri sacri dell’hip hop che ho visto lavorare a New York in consolle, loro hanno parecchia immagine, fanno anche l’intrattenimento al microfono oltre cambiare disco ogni 5 secondi, quindi il metro di paragone lo porto sempre con me. Il dj ormai è una rock star vera e propria, ti deve intrattenere fisicamente quando mixa.

Vuoi dire qualcosa prima di chiudere?

A parte che ti amo da anni?

ANCH’IO!!!!!!

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