Ralf: Non mi fido delle biografie

Questa è un’intervista che ho cercato di fare da quando ho aperto questo blog, così, quando mi è arrivato un messaggio con su scritto “Sono in viaggio e se la facessimo tramite whatsapp?”, ho colto l’occasione al volo. Quello che …Leggi tutto

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Questa è un’intervista che ho cercato di fare da quando ho aperto questo blog, così, quando mi è arrivato un messaggio con su scritto “Sono in viaggio e se la facessimo tramite whatsapp?”, ho colto l’occasione al volo. Quello che leggerete è il frutto di 3 giorni di “whatsappate”, e le domande questa volta ho voluto dividermele con Ema Stokholma: 1) perché io ero in viaggi con lei, 2) perché un dj che intervista un grande dj è sempre interessante e 3) perché quando vi dico che noi lo amiamo non vi sto mica prendendo per il culo, è la verità! Ecco a Voi RALF, @realdjralf.

Andrea: da dove arriva il nome Ralf e perché tutti ti chiamano “lo zio”?

Dal cartone “Sam Sheepdog e Ralph Wolf”. Facevo le medie ed imitavo il cane che salutava il lupo. Mentre lo facevo alzavo i capelli che mi coprivano gli occhi esattamente come succedeva nel telefilm. “Ciao Ralph” oggi, “ciao Ralph” domani, son diventato Ralf. Mi chiamano zio da più di vent’anni e che io mi ricordi, hanno cominciato in Puglia. Era ed è un intercalare comune. Allora faceva ridere. Oggi mi mette un po’ d’ansia, visto che potrei pure essere nonno!

Ema: ci sono delle tradizioni che in questi 30anni di carriera ti condizionano nel decidere se e come fare un dj set? (Mi ricordo di una sera a cena a casa tua prima del “bellaciao”, che cercavi una maglia nera come un matto perché dicevi che con un’altra non volevi suonare.) 

Ce ne sono state tante. Per esempio quando usavo solo dischi giravo con due valigie. Una piena di roba nuova ed una meno recente. Le novità andavano a sinistra ed i classici a destra. Se non c’era posto per tutt’e due le valigie, PANICO! Io ho centinaia di magliette nere, apparentemente uguali per gli altri ma non per me. Quella sera ne volevo una specifica e volevo quella.

Andrea: hai sempre voluto e desiderato fare il Dj? C’è stata o c’è un’altra passione o attitudine che ti ha dato tanto o che vuoi esplorare in futuro?

Avrei voluto fare il chitarrista rock, di quelli che portano la chitarra all’altezza delle palle! Poi il bassista e l’attore. Tutte robe che per un po’ ho fatto. Poi mi sono messo dietro un mixer, per caso. Mi è piaciuto ed eccomi qua.

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Ema: quali sono stati i tuoi studi? In cosa spaccavi? Ma soprattutto, ti è servito poi nel tuo lavoro?

Ho fatto l’Istituto d’Arte e poi un pezzo d’Accademia di Belle Arti. Due anni di pittura ed uno di scultura, perché quando sono andato ad iscrivermi al terzo anno di pittura avevano portato le tasse d’iscrizione da 40.000 a 50.000 lire. Io non avevo tempo perché quel giorno stesso scadeva il termine per fare il rinvio del servizio militare, così ho chiesto: “cos’avete a 40.000 lire?” e la segretaria: ” Beh, scultura” … “A posto! Scultura!”. Ero bravo in storia dell’arte, italiano, laboratorio, architettura ed arredamento. Negato in matematica.

E Sì, mi è servito. Studiare serve comunque ed ovunque.

Andrea: da poco hai suonato come Guest all’Umbria Jazz, in piazza IV Novembre. Un mare di gente per un evento quasi unico nel suo genere. Ci sono state delle polemiche sollevate da pochi “puristi” della manifestazione, come hai reagito? Ma soprattutto, la soddisfazione di vedere la tua città che si mobilità per te, per sentirti?

Non ho reagito. Non ho letto un solo commento e non ho risposto a nessuno, anche perché  non ho un account FB e non guardo mai cose che mi riguardano su YouTube. Sono arrivate due cosette su Twitter, che è l’unico social network che frequento e le ho ignorate. Rivendico il diritto di ignorare le critiche. Anche quelle “costruttive”, paradossalmente. Io faccio quello che faccio, come lo faccio e lo faccio da 30 anni. Non devo rendere conto a nessuno se non alla gente che viene a ballare la musica che propongo ed a coloro che mi pagano per farlo. La vita è breve, io non voglio incazzarmi e già mi critico abbastanza da solo. È naturale che se uno che ha pagato il biglietto mi dice che ho fatto cacare, l’ascolto eccome! Magari ho fatto cacare davvero, ma può pure darsi che sia lui che abbia altri gusti oppure non capisca un cazzo. Io posso solo cercare di fare il massimo che posso, poi, ognuno è libero di venire una volta ad ascoltarmi, anzi, a ballarmi e poi a non venirci più semmai non si fosse divertito. Comunque, L’Umbria Jazz è stata la cosa più esaltante che io abbia fatto nella mia vita da dj e penso che le foto abbiano risposto per me.

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Ema: Come è cambiato il tuo rapporto con la musica negli anni? È amore/odio? Ci sono periodi di digiuno musicale?

Il mio rapporto con la musica, davvero, non è cambiato negli anni. È solo amore. Almeno per quella che amo. Non ricordo di digiuni musicali. Almeno non di lunghi periodi.

Andrea: Quali sono i dj che ti fanno pensare “oggi sono a casa che riposo ma c’è PincoPallinodj lì e non me lo voglio perdere”?

In questi termini, direi davvero pochi. Nel senso che gli altri dj li ascolto perché ci suono insieme. O perché, magari, può capitare che mi trovo in una città di passaggio o in pausa tra una serata e l’altra e c’è qualcuno di interessante. Per esempio oggi sono a Barcellona e nello stesso posto dove ho suonato ieri notte suonerà Reboot oggi pomeriggio. Magari faccio un salto, un’oretta, prima di andare in aeroporto. Sinceramente, quando sono off difficilmente vado nei locali.

Ancora Andrea perché Ema dorme: come definiresti la TUA musica? Sei, senza false modestie, uno dei migliori dj Italiani da anni ormai, sei versatile e soprattutto divertente in consolle (non che tu faccia ridere, ma fai divertire davvero), come ti definiresti musicalmente parlando?

Ho l’ approccio, mi permetto di dire, di uno che si è innamorato molto prima della musica che del mestiere del dj. Spero fortemente che questo si percepisca. Non mi so definire in termini di generi. Per intenderci, non so se io sia un dj house o techno o che ne so. Mi muovo negli stili a seconda dei miei umori, degli stimoli esterni e dei tempi che cambiano e si evolvono. L’ho sempre fatto così questo lavoro e lo so fare solo così, altrimenti mi annoio e non puoi far divertire se ti annoi.

Non si ferma la pausa pennica per Ema, continua Andrea: come mai hai scelto di continuare a suonare anche con i vinili dopo che la tecnologia ha trovato espedienti più “comodi”?

Mi piacciono i vinili ma uso anche la tecnologia. A mio parere è la via più giusta e naturale. Non è che quando è nato il sintetizzatore è scomparso il pianoforte.

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Andrea: Tu sei innamorato e complice e completato da una grandissima donna che, a parte saper cucinare da Dio tira fuori della battute che riporti su twitter che mi fanno piegare dal ridere. Chi è Bea per te, per chi non la conosce? Raccontacela.

È una donna con un fortissimo senso dell’umorismo. Con grande buon gusto. Totalmente tollerante ed accogliente nei confronti di chi le piace. Netta e senza sconti con chi non le piace. Si incazza una volta ogni qualche anno e quando si incazza fa paura. Sa stare in silenzio e non parla tanto per farlo. Sembra viva sulla sua nuvola un po’ astratta dal mondo ed invece vede tutto ed ogni tanto te lo ricorda, lasciandoti di stucco. Chiaramente potrei scrivere mille altre cose, ma penso di aver reso l’idea.

Ema (che si è svegliata): a cosa sei assolutamente intollerante? Cosa non sopporti, cosa ti ferisce?

Sarò banale. Non sopporto la prepotenza, l’ingiustizia, l’arroganza e le devastazioni da chirurgia plastica, la gente che salta le file e quella che parla al telefono ad alta voce in pubblico. Sono intollerante ai cliché, alle frasi fatte, alla finta commozione, alla tendenza truffaldina che molti hanno. Mi ferisce la cattiveria specie se combinata con la stupidità.

Ema (vuole recuperare il suo turno altrimenti mi uccide): cos’altro c’è nella tua vita oltre al tuo lavoro e alla musica? Cosa preferisci fare nel tuo tempo libero? Che persona sei fuori dalla consolle?

Le cose che fanno tutti. Vedo i miei amici. Mi piace andare in moto. Comprare cose, generalmente inutili e non necessariamente costose, ma belle, almeno per me, per cui, alla fine utilissime, come tutte le cose belle.

Andrea: perché twitter si, e tutti gli altri social network no?

Perché non sono costretto a leggere troppe cose che non m’interessano, come per esempio succede in FB, almeno da quel che ho constatato nei quattro giorni nei quali ci son stato dentro. In TW leggi solo cosa scrivono le persone che t’interessano e non i loro amici. Se retwittano troppe cose che ti stanno sui coglioni smetti di seguirle, perché vuol dire che ti eri sbagliato a farlo. È più semplice e diretto e molto più globale. Poi mi piace il fatto dei 140 caratteri. Abitua alla sintesi. Un dono prezioso che vorrei avere.

Ema: Come cavolo hai fatto a diventare il Guru di twitter, e poi, ti sei mai censurato?

Io?! Un guru di Twitter?! Voi siete matte! No, non sono stato mai censurato. È una pecca?

Andrea: un’altra domanda su twitter! Ma la tua Bio?

La bio è bella no?! Non mi fido delle bio. Io le leggo sempre le bio. Quando son serie serie o peggio didascaliche, manco prendo in considerazione coloro a cui appartengono.

Andrea: sei un supersostenitore della figura della Dj, molte tue care amiche dj suonano anche con te a volte, come mai nel circuito underground è più facile trovare una donna in consolle che nel circuito commerciale.

Dire che sia un sostenitore della figura della dj, non è esatto. Dico che è un mestiere difficile, da fare bene, molto meno banale di quello che molti pensano e che ha un ruolo importante in una delle attività umane più naturali e cioè il ballo. Ritengo anche che spesso è molto distante dallo stereotipo che la gente immagina. Nel circuito commerciale ci sono meno dj donne, dici? Beh, se è vero, l’unica ragione che mi viene in mente è che il pubblico e gli operatori di quel settore sono, generalmente, più tradizionalisti di quelli del mondo, diciamo, “underground”.

L’ultima domanda da entrambe: sei felice? Ma soprattutto, sai che ti lovviamo?

La felicità non è uno stato permanente. Almeno non per me. Diciamo che spesso sono sereno. Ogni tanto felice. Per qualche ora. Sono contento che mi lovvate! … Ma che vuol dire?! (ride) Anch’io vi…Niente, lovvare è un verbo che non riesco a declinare manco per scherzo.

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