Marco Salvati: Altrimenti si è solo dei mediocri

Questa è un’intervista che ho temporeggiato a proporre al protagonista solo perché volevo capire sotto che luce avrei dovuto presentarlo: autore, musicista, battutista o attento conoscitore del social Twitter? E finalmente, fra tutti questi possibili spunti, settimana scorsa ho capito …Leggi tutto

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Questa è un’intervista che ho temporeggiato a proporre al protagonista solo perché volevo capire sotto che luce avrei dovuto presentarlo: autore, musicista, battutista o attento conoscitore del social Twitter? E finalmente, fra tutti questi possibili spunti, settimana scorsa ho capito chi è veramente Marco Salvati:

Come ci si sente ad essere un sex symbol di Twitter?

Da questa prima domanda mi sembra di capire che non stiamo puntando al Pulitzer, vero? (ride) Non sapevo di esserlo ma, visto che me lo stai dicendo tu e poiché sono vanesio all’inverosimile, questa etichetta da oggi me la tengo stretta. A pensarci bene, però, la definizione mi fa un po’ sorridere. Essere un sex symbol su twitter equivale a fare lo spogliarellista in radio: è tutto nella fiducia di chi sta dall’altra parte. E a Roma si dice: “finché ci cascano…”

Quando hai deciso di fare l’autore televisivo?

Il mio è un mestiere strano, difficile da spiegare a chi non conosce i meccanismi della televisione (non a caso sulla mia bio ho scritto che faccio l’idraulico, così capiscono tutti). I bambini della mia generazione volevano fare i calciatori, gli astronauti, forse il medico o il cowboy, ma non mi ricordo nessuno che volesse fare l’autore televisivo. Io, come molti miei colleghi, ho approcciato questo lavoro partendo da un territorio comunque “artistico”. Durante il liceo classico e l’università suonavo in alcune band romane, specializzandomi in seguito in composizione e arrangiamento da autodidatta. Giovanissimo ho inciso e composto la sigla di Discoring (noto programma musicale degli anni ’80) ma la vera occasione è stata l’incontro con Silvio Testi e Lorella Cuccarini. Cercavano la sigla per Odiens, scrissi “la Notte Vola”, un grande successo all’epoca e ancora oggi. Da lì è stato un susseguirsi di sigle televisive, e collaborazioni a vari programmi. Il passo successivo, inevitabile, è stato quello di diventare autore televisivo.

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Qual’è stata la tua più grande soddisfazione lavorativa?

Di soddisfazioni me ne sono tolte tante grazie al cielo, in primis quella di fare un lavoro che amo. Le mie manie di grandeur sono state appagate da tre Festival di Sanremo, la mia parte “seria” è stata premiata da “il Senso della Vita”, quella trash da tre edizioni de “La Talpa”. Ho fatto tanti programmi – troppi, direbbe qualcuno – ma in assoluto la mia collaborazione degli ultimi anni con Paolo Bonolis è la miglior ricompensa per la mia (dis)onorata carriera.

Come si cercano le idee per creare programmi vincenti sapendo che ormai quasi tutto è stato fatto?

Tocchi un tasto dolente. Gli italiani sono dei grandi creativi ma ultimamente nel mio campo si registra un appiattimento generale sulla rielaborazione di format stranieri. La colpa purtroppo è dei committenti che, per pigrizia o mancanza di coraggio, preferiscono affidarsi a DVD di programmi acquistati negli angoli più remoti del mondo, Angola e Gibilterra compresi. Con una punta di orgoglio però rivendico la forza di un nostro prodotto made in Italy: “Avanti un Altro” il quiz show del preserale di Canale 5, di cui sono uno degli autori, è stato trasmesso in Spagna con grande successo.

La polemica “sempreverde” dei comici televisivi che pescano da twitter vista da uno che vive tutti e due i mondi, com’è?

Picasso diceva: “i mediocri imitano, i geni copiano”. Avevo seguito la vicenda Luttazzi con grande tristezza e dispiacere. Mi sorprende che gente di talento come lui, o Crozza, non siano abbastanza astuti da capire che copiare è un’arte. Captare un’ispirazione, migliorarla, rivestirla della propria personalità, ammantarla di carisma: questo è il genio. Altrimenti si è solo dei mediocri. Per me twitter è salvifico. Mi addestra al pensiero breve e mi dà modo di accumulare battute e aforismi nel tempo libero. Così, quando nel mio lavoro sono chiamato alla scrittura brillante, ho il privilegio di copiarmi da solo.

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La televisione, come la conosciamo noi ora, ha futuro? Riuscirà a stare al passo con tutte queste tecnologie?

La televisione, intesa come elettrodomestico, si è giá trasformata in un monitor per computer, solo un po’ più grande. Quello che sta cambiando sono i contenuti e la loro fruizione. Stiamo andando inevitabilmente verso la fine della cosiddetta tv generalista, costosa e ridondante, per approdare a programmi sempre più tematici e on demand. La sfida per i protagonisti del settore si è spostata dalla conquista delle frequenze alla supremazia della banda larga, e in questo Mediaset si sta muovendo strategicamente. Chi genera idee televisive dovrà indirizzarsi sul factual entertainment, sulle serie e fiction low cost per poter nutrire library online accessibili dall’utente in qualsiasi momento e su tutte le piattaforme possibili. Alle generaliste rimarranno le news nazionali, i quiz e i grandi eventi.

Il social che ami di più e che consiglieresti e in che modo?

Il Sex Symbol ti risponderebbe Badoo (ride). Marco invece, dopo un’assai poco dolorosa separazione da Facebook, consiglia decisamente Twitter. Ma non ai minori di 21 anni.

I tuoi migliori collaboratori e con chi ami lavorare?

Amo lavorare con le persone che sanno sorprendermi. Ho avuto la fortuna di incontrarne molte e me le tengo strette. Bonolis, ad esempio, è un uomo con cui è un vero piacere collaborare: colto, ironico, caustico, perennemente scisso tra la fame di argomenti seri e la voglia di essere bambino, tutte caratteristiche in cui mi riconosco profondamente e che immagino traspaiano dai programmi che facciamo. Tra i collaboratori non posso non citare Sergio Rubino, con cui formo una coppia artistica da anni, socio e amico. Purtroppo, così come Bonolis, soffre di una forte idiosincrasia nei confronti dei nuovi media e soprattutto dei social network. Nell’intimità mi piace definirli neo-luddisti.

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Pensando a Twitter, c’è qualcuno che ti senti di “raccomandare” come follower?

Ne consiglio due. Comincio con una ragazza giovanissima e talentuosa @ItsCetty ; è giá piena di followers e non ha bisogno di raccomandazioni ma nella satira va proprio forte, una scrittura graffiante e mai volgare, una femminilità diversa da tutte le attention whores di cui pullula twitter. Mi piacerebbe un giorno coinvolgerla in qualche progetto televisivo. L’altra segnalazione parte dal cuore: @Vittoriosalvati , mio padre. Guida spirituale, fiorettista della penna, cintura nera di haiku. Ogni sua parola fa innamorare, consigliato alle milf.

Ieri ho intervistato Nicola Brunialti, e ho chiesto a lui di mandarti un messaggio qui sul blog, a scatola chiusa, tu, cosa vorresti dirgli?

Caro Nicola, sono stato tra coloro che ti hanno battezzato nella tua unica esperienza da autore televisivo e ho visto quanto valevi. Sono felice quindi che tu abbia deciso di fare un altro mestiere. (ti voglio bene e sai che mi farei ammazzare pur di dire una cattiveria gratuita foto-13.jpg )

Sei felice?

La felicità non esiste, è una sensazione momentanea di cui ti accorgi sempre troppo tardi. Punterei piuttosto alla serenità, e di quella ogni tanto ne colgo degli sprazzi. A volte capita di essere contenti per piccole cose. Durante la registrazione di Ciao Darwin, una signora del pubblico mi disse: “grazie per i sorrisi che ci regalate”. Ci penso ancora, e quelle parole mi danno gioia.

 

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