Luca Dondoni: Li metto in guardia prima

  Lui è Luca Dondoni, giornalista, speaker radiofonico, critico musicale e Twitstar, tutto questo in un uomo solo. Per la rubrica CriticAmi, dove intervisto i critici più conosciuti in rete,  oggi è il suo turno e state sicuri che …Leggi tutto

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Lui è Luca Dondoni, giornalista, speaker radiofonico, critico musicale e Twitstar, tutto questo in un uomo solo. Per la rubrica CriticAmi, dove intervisto i critici più conosciuti in rete,  oggi è il suo turno e state sicuri che come è nel suo stile, ne ha per tutti.

Difficilmente qualcuno non ti conosce, ma per fugare ogni dubbio presentati: chi sei, cosa fai e dove scrivi?

Luca Dondoni, giornalista per le pagine spettacoli de La Stampa (musica e televisione); Conduttore per RTL 102.5 (Programma “pop around the clock” in onda il sab e la dom dalle 17 alle 19 mentre il venerdì sono su RTL 102.5 Cool – Radio on line che trovate sulla Home page del sito della radio o sul canale 736 di Sky – con “The Watchman” dalle 18 alle 20)…e poi…c’è dell’altro.

Come è cominciata la tua passione per la musica e quando hai cominciato a scriverne?

Tramandata da mia madre (ex Direttrice  Responsabile del centro di documentazione della Casa Editrice Universo) quella per la scrittura è una passione che si è sviluppata di pari passo con quella per la radio che ho iniziato a fare nel 1976. Dalle riviste settimanali ai mensili sino al grande quotidiano ho iniziato “il mestiere” negli anni ‘70/80. In poche righe posso però dire che il mio è stato fortunatamente e per capacità un excursus in salita, faticoso, interessante, soddisfacente, bellissimo.

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È possibile che la simpatia per un cantante o un produttore che devi recensire ti aiuti nell’essere più magnanimo?

Possibile, visto che se conosci a fondo un artista si presume che tu ne conosca anche i punti deboli e possa perdonare “scivolate” che nella vita artistica, come in quella reale, ci stanno. Per tutti. Capita però che per certi “artisti” non provi alcuna stima e ne ravvisi – conoscendo abbastanza bene la storia musicale di questi ultimi 40 anni – copiature, storpiature, paraculaggini varie. “Robetta” con una vita calcolabile in una, massimo due stagioni.  Di fatto è gente che una volta finito l’abbrivio della finta popolarità e  dopo aver toccato il fondo del barile con i concertini nei centri commerciali, sbatterà il muso contro la realtà del doversi cercare un lavoro. Li metto in guardia prima.

C’è un detto: Se non lo sai fare insegnalo, se non sai insegnare criticalo, è vero?

Falso per pochi, vero per molti. Ho studiato musica (chitarra classica, solfeggio e composizione da un Maestro del Conservatorio di Milano dal quale, grazie a mio padre, sono andato a lezioni private per tre anni) e quindi ho le basi per poterne parlare e scrivere. Non accade lo stesso per molti colleghi che quando gli si piazza davanti uno spartito gli si dipinge in volto la stessa espressione che ha una mucca quando guarda un  treno che passa.

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Nell’era dei social network siamo tutti critici come durante i mondiali siamo tutti allenatori, specialmente su tw, prendi spunto come se fossero delle proiezioni statistiche o le tue opinioni rimangono invariate?

Twitter è la tua TimeLine. Tuttavia chi come me usa la rete per lavoro non sempre si trova a seguire persone delle quali stima l’opinione. Anzi, spesso fra quelli che seguo ci sono dei “minus habens” totali dei quali – purtroppo – debbo leggere post che mi fanno accapponare la pelle. Le mie opinioni si formano comunque al di fuori dalla rete e sicuramente non grazie alla frequentazione di un Social Network. Leggo molte pubblicazioni americane e inglesi. Qualcosa anche di francese giusto per avere un’idea più Europea di ciò che mi si sta girando attorno. Del mio Paese leggo le firme dei colleghi che stimo e hanno una “visione” intelligente (seppur a volte distante dalla mia, ma intelligente) e  non importa quale sia l’appartenenza politico-religiosa.

Un tuo collega che stimi lavorativamente parlando e perché?

Debbo nominarne più d’uno. Andrea Laffranchi del Corriere della Sera e Paolo Giordano de Il Giornale sanno fare il loro lavoro e anche se in qualche caso hanno idee diametralmente opposte alle mie, c’è stima e affetto. Per leggere una buona critica musicale in Italia cerco Riccardo Bertoncelli (XL),  per una bella intervista Peppe Videtti (La Repubblica), un approfondimento jazz Marco Molendini (Il Messaggero). Non voglio fare l’elenco della spesa e mi fermo qui ma ci sono almeno una mezza dozzina di colleghi che presi per genere sanno il fatto loro e riescono a tradurlo in critica/recensione.

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Il disco di un artista straniero (disco completo non solo alcune tracce) più bello che tu abbia mai sentito e lo stesso per un artista italiano e, ovviamente, un nuovo talento assolutamente da tenere d’occhio.

Prince – “Sign o’ the times”

Lucio Battisti – “La batteria, il contrabbasso, eccetera”.

Andrea Nardinocchi  – Se proseguirà con la sua visione e riuscirà a mantenersi fuori dagli schemi. Mi dispiacerebbe che il “business” lo possa distrarre tuttavia confido nella sua “naiveté”.

3 profili tw che ci vuoi consigliare?

@nomfup

@SteveMartinToGo

@AlfieriMarco 

Sei felice?

Domanda da un miliardo di Euro. La felicità è uno stato di grazia che dura talmnte poco da rendermi impossibile dirti se sono felice ora. Lo sono stato questa mattina, lo sarò forse fra un minuto ma no, seppure non sia infelice, non in questo momento.

 

 

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