Jessie Pink: Non basta avere una console prestigiosa

Ecco un’ altra ragazza che non è rientrata nelle 10 finaliste, ma che a me è piaciuta tantissimo, quindi delle 100 SheCanDj oggi c’è Jessie Pink. Allora, io mi sono un po’ persa nel rileggere le sue risposte, però sembra …Leggi tutto

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Ecco un’ altra ragazza che non è rientrata nelle 10 finaliste, ma che a me è piaciuta tantissimo, quindi delle 100 SheCanDj oggi c’è Jessie Pink. Allora, io mi sono un po’ persa nel rileggere le sue risposte, però sembra convinta e quindi ha convinto anche me.

Il tuo nome d’arte da dove arriva?

Il mio nome d’arte è stata una scelta molto particolare all’inizio della mia carriera da dj.
Tutto nacque da un piccolo corso a cui partecipai sotto incitazione di mio padre (anch’esso dj ed appassionato di musica), corso che tenevano gratuitamente nelle chiese.
Andai lì quasi per curiosità, come per dire: “Vado e mi diverto”.
Non avevo ancora iniziato a fare serate, ma comunque l’idea di suonare mi piaceva, ed infatti durante il corso iniziai a prendere confidenza con l’attrezzatura.
Durante queste giornate ero solita portare un cappellino in testa di colore rosa (era ancora il periodo in cui non si dava peso all’abbigliamento, avevo solo 14 anni).
Per questo motivo dei ragazzi che partecipavano al corso mi dissero: ” Jessica, se continuerai a fare la dj in futuro ti dovrai chiamare Pink Dj”.
Detto, fatto, diciamo che lo presi quasi come un segno premonitore, non potevo non sentire quella vocina che mi ricordava quella frase.
E così la prima volta che suonai in un locale, Il Vogue a Roma, vidi finalmente il mio nome d’arte apparire su una locandina, ovvero proprio Pink Dj.
Durante il corso degli ann,i  avendo una prospettiva più ampia di Roma e non solo, decisi di modificare il nome in Jessie Pink, poiché suonava come nome più professionale, ed aveva un tono più internazionale.
L’accostamento di Jessie è nato dal mio vero nome, Jessica, ed era l’unico diminutivo che mi piaceva e suonava bene nel contesto. Ovviamente il rosa è il colore predominante del mio stile e del mio abbigliamento durante le serate, non suono mai senza almeno una cosa di color rosa, che sia anche un solo accessorio o il colore dello smalto,  per me il rosa è simbolo di pura femminilità!

Dove e come hai imparato a suonare?

E’ nato tutto quasi per gioco circa 4 anni fa.
Cercavano una dj donna per una serata, e poiché ogni tanto andavo con mio padre a fare feste private, mi era venuta voglia di provarci. E infatti fu così.
Dovevo affrontare la mia prima performance, ma non mi sentivo per niente preparata a stare davanti ad un pubblico molto vasto. Il merito delle mie capacità va tutto a mio padre, fu lui ad insegnarmi le basi del mixaggio ed in soli 15 giorni riuscii ad essere pronta per il fatidico evento.
Diciamo che di base ho questa predisposizione quasi naturale a capire le cose al primo colpo, ed infatti sono fortunata perché con l’esperienza che ho accumulato ora posso dire di saper suonare.
Non nascondo né nego che c’è sempre da imparare, ed infatti di questo sono felice, perché quando quello che facciamo è farina del nostro sacco (come si suol dire), è una soddisfazione capire e sperimentare ogni giorno cose nuove: ti senti sempre più maturo e completo di quello che poi ti serve per andare avanti e procedere imperterrito verso il tuo traguardo, anche se per me ogni traguardo raggiunto è sempre e solo un nuovo inizio perché non c’è mai in questo lavoro un punto d’arrivo. Prendo come riferimento questa citazione:
“Penso che il giorno in cui un musicista si convincesse di aver raggiunto l’apice smetterebbe di essere tale, perché il bello della musica è dare sempre di più e cercare di fare ogni volta qualcosa di migliore rispetto al passato.”21.jpg Tony Iommi

Sei più dj o produttrice?

A mio parere nessuno di questi due ruoli esclude l’altro.
Per me personalmente il ruolo del produttore è più completo dello stesso ruolo da dj: i l produttore dà una visione di se stesso a 360° poiché produce propri pezzi e di solito li suona anche.
Per questo preferisco produrre ed essere apprezzata per questo, e poi fare serate: ho fatto tanta fatica per imparare alcuni dei segreti del mestiere ed ora ho un mondo davanti da scoprire e voglio che le persone si accorgano che non serve sempre essere di fronte ai riflettori per emergere, ma basta anche quell tocco di prestigioso di una nota al posto giusto, che fa vivere agli animi di chi l’ascolta anche senza guardare, solamente chiudendo gli occhi.
Con questo non sto affermando che l’immagine non sia importante, no. Ma dico che ci deve essere tutto nella giusta dose.
Certo, c’è da dire che oggigiorno il mercato discografico e del djing sono stati rovinati da troppe figure futili, non in grado di salire su un palco e di produrre, ma l’importante è non curarsi di loro e fare SEMPRE.
Io penso che le doti artistiche siano al di là di tutte queste cose: la creatività, il talento, la voglia di fare, la voglia di distinguersi dalla massa sono caratteristiche che aiutano ad emergere e a farsi conoscere, ma bisogna crederci e lavorare sodo per poterlo fare, per realizzare i propri sogni.
Inoltre bisogna essere anche persone umili, perché l’umiltà ripaga sempre in ogni ambito.
Poi, pensandoci, se cominciassimo a dar conto a tutti i dj che ci sono nel mondo, ai più forti, ai più furbi, non produrremmo più.
Invece non dovrebbe essere così perché un pubblico intelligente e amante della vera musica c’è e ci sarà sempre, ed il bello è che ogni giorno è in cerca di emozioni nuove e chi gliele può dare se non un artista?
Sì, perché per me un dj è un artista ed un artista è una figura “mobile”, non solo in grado di fare, ma anche di emozionare. Chi fa in modo “meccanico” e “distaccato” questo lavoro probabilmente non lo fa per passione.

E’ più importante il talento o la tecnica?

La tecnica in questo lavoro rappresenta le fondamenta di una casa tutta da costruire, dunque potrei anche affermare che sia molto importante avere delle basi solide: ed infatti è così.
Penso che nessuno metta in dubbio ciò. Ma c’è un ma:
Il problema è: “Chi la costruisce in un certo modo questa casa e chi la fa diventare bella?”.
La risposta a questa domanda è: l’artista, nel nostro caso un dj o produttore che sia.
Non basta avere una console prestigiosa, un manuale d’istruzioni, una persona che ti dice: ” Si fa così “, ecc ecc.
Come tutti i lavori la differenza la fa sempre il talento.
Questo perché la tecnica la si può apprendere, il talento invece è qualcosa di innato.
A volte bisogna far passare del tempo,f are errori, provare e riprovare per scoprire le proprie capacità, ma prima o poi escono fuori da sole se ci sono. Dunque la cosa migliore è intanto capire cosa vogliamo fare della nostra vita, vedere dove ci sentiamo più portati e poi da lì apprendere anche la tecnica, studiare, cercare di scoprire i segreti del mestiere e fare tanta pratica.

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Hai paura più della giuria o delle tue avversarie?

Parto dal presupposto che se si pensa agli altri non si va da nessuna parte.
Detto questo, posso affermare che i nemici o comunque gli avversari ci sono e ci saranno sempre e comunque,
ma per me sono solo un contorno, nel senso che la cosa importante da seguire non è quello che abbiamo intorno, ma quello che abbiamo di fronte a noi, quello che ci succede, i nostri obiettivi, le nostre aspirazioni.
E’ normalissimo che io (come le altre) non sono l’unica a scegliere questo lavoro, e lo stesso vale per tutti gli altri lavori, e dunque è altrettanto normale che ci sia competizione.
Ma la sana competizione a mio avviso è qualcosa di stupendo: se non ci fosse quale sarebbe il modo per capire di che stoffa siamo fatte? La paura prima della prestazione, l’emozione prima di una competizione, il tremolio delle nostre mani, la determinazione di quando sappiamo che dobbiamo combattere per vincere contro il nostro avversario!
Per me dunque la cosa più importante è la giuria (in questo caso del contest) o comunque un pubblico che ti ascolta, perché si ha a che fare con persone con una grandissima esperienza e con persone che ti seguono ed apprezzano la tua musica, e ricevere pareri in entrambi i casi è per me educativo: una giuria può aiutarti a capire i tuoi limiti ed un pubblico ti può spronare ad andare sempre oltre.

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