Francesco Rapaccioli: se qualcuno vuole segnalarmi nuovi artisti meritevoli di attenzione…

Lui, per me è il mio Professore di canto, non Vocal Coach, ma Professore. E’ riuscito a farmi sembrare intonata e mi ha insegnato a capire la differenza fra il “provare a cantare” e “cantare”. Insegna ed ha insegnato ai …Leggi tutto

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Lui, per me è il mio Professore di canto, non Vocal Coach, ma Professore. E’ riuscito a farmi sembrare intonata e mi ha insegnato a capire la differenza fra il “provare a cantare” e “cantare”. Insegna ed ha insegnato ai personaggi televisivi più importanti Italiani e segue i live di, tanto per fare 2 esempi, ArciZelig e My Camp Rock e collabora da anni con la fantastica Paola Folli. Per chi vuole prendersi due appunti su come diventare un cantante o per chi vuole prepararsi al live questa sera di XFactor ecco a voi il prof. Francesco Rapaccioli.

Prof, non pecchi di modestia, lei è uno dei vocal coach più importanti in Italia, come è arrivato fino a questo punto? Il suo percorso artistico, qual è stato?

Grazie! Troppo buona… Il mio percorso è stato sia “teorico” che, soprattutto, “sul campo”. Ho intercettato la definizione di “Vocal coach” nel lontano 1993, me ne parlò Beppe Cantarelli (un bravo musicista e compositore italiano a quei tempi trapiantato a Los Angeles… (ndr. è autore di hits mondiali quali, per esempio “I still believe” di Mariah Carey).

Da quel momento in poi mi sono tuffato alla ricerca di tutto quanto potesse permettere di svolgere tale attività al meglio (non c’era ancora internet e la ricerca fu alquanto complessa) perché sentivo che la musica stava cambiando e anche il modo di approcciarsi allo studio del canto: diventava sempre più fondamentale salvaguardare la specificità di una vocalità e sempre meno interessante “standardizzare” i percorsi formativi; bisognava imparare a considerare l’artista (già conclamato o ancora “in pectore”) come un cliente e non più come un “recettore passivo” di insegnamenti cattedratici.

Perciò fu importante per me dedicarmi ancor di più allo studio di discipline che si occupassero non solo del “cosa” insegnare ma anche, se non soprattutto, del “come”. Ovviamente, a fianco dello studio iniziò anche un’attività di ricerca sul campo che permettesse di costruire dei “modelli” da utilizzare nelle varie situazioni che si potevano presentare perché preparare un personaggio televisivo all’esecuzione di un numero “one shot” è molto diverso rispetto al lavoro da fare con un interprete di musical (con magari 100 o più repliche previste) o alla attività di studio e definizione dell’interpretazione di uno o più inediti in ambito discografico. E poi, tanto tanto tanto lavoro!

La soddisfazione più importante che ha avuto nella sua vita da insegnante?

Non vorrei far torto a nessuno degli artisti con cui ho lavorato scegliendo qualcuno in specifico perché le soddisfazioni che mi hanno dato sono davvero tante. Cito solo quella più inattesa perché credo che un evento del genere possa accadere davvero di rado.

Nel 2009 fui vocal coach per la trasmissione “My camp rock” di Disney Channell e successivamente preparai la vincitrice (Martina Russomanno) per la realizzazione di un video “live in studio” del brano “This is me” (dal film “Camp Rock”) in duetto con Joe Jonas (seguii personalmente anche la realizzazione in studio, of course). Bene, Martina fu bravissima e il giorno dopo ci arrivò la richiesta da parte dei Jonas Brothers di averla ospite nel loro concerto a Torino e quindi lei ebbe l’opportunità di vivere l’esperienza di esibirsi davanti a 8000 fan in delirio… fantastico!

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Lei è riuscito a far cantare addirittura me, le prime regole da seguire se si vuole usare la voce come strumento di lavoro?

Conoscere il proprio corpo e come le varie parti concorrono all’emissione di una voce “facile” (massimo rendimento col minimo sforzo). Visto che la voce non è emessa da uno strumento esterno è molto importante imparare ad “ascoltarci” non più solo nel senso di “listen” ma in quello più ampio di “feel“. Il cantante, in fondo, è un po’ come se fosse allo stesso tempo sia il pilota che l’auto di formula uno e bisogna lavorare su entrambi (credo però che nessun pilota salga a bordo di una vettura senza sapere nulla di tale mezzo, no?).

Questa sera c’è Xfactor e i partecipanti sono di straordinario livello quest’anno, ci può fare una classifica dei primi 5 secondo lei e il perché preferisce loro ad altri?

E’ una questione molto complessa e per certi versi “delicata”… (ho un leggero “conflitto d’interesse”) (ride). Potrei quindi appellarmi al quinto emendamento… ma non lo farò. Cinque nomi mi sembrano un po’ tanti, ma se dovessi proprio scegliere un solo nome farei quello di Yendry (ha molto fascino e non c’è in Italia qualcuno di sovrapponibile), ci aggiungo anche Daniele (grande energia!).

In ogni caso, credo che ci sarebbe molto da dire sul modo in cui avvengono le selezioni (e non mi riferisco assolutamente alla fase che coinvolge i Giudici che secondo me anche quest’anno hanno fatto un ottimo lavoro) perché conoscendo bene la realtà sul territorio del mondo dei giovani artisti (quindi intesi non solo dal punto della mera bravura tecnica) faccio fatica a pensare che questi siano in assoluto i migliori fra gli “ennemila” che si sono presentati… ma d’altronde è così (o, quantomeno, pare che lo sia) (sorride)

Lei lavora tantissimo per programmi televisivi, quindi vuol dire che ultimamente sta tornando la passione per la musica live anche nella televisione Italiana, possiamo ancora migliorare? Quale sarebbe il suo format ideale?

Stando nel campo dei così detti “talent show”:

1) Separare rigidamente interpreti da cantautori (dando uguale spazio a entrambe le categorie);

2) farli lavorare da subito su degli inediti, affiancandoli a conclamati professionisti, facendo vedere il lavoro che va fatto perché ancora oggi molte persone pensano che gli artisti vanno in studio e cantano “buona la prima” (che io sappia lo faceva solo Mina, per dire…) mentre invece la verità è che “zero to hero” è un percorso lungo e faticoso;

3) provare a farli cimentare in ciò che non hanno mai fatto prima (per esempio far scrivere un testo o una melodia agli interpreti, far realizzare con nuovo arrangiamento una “cover” ai cantautori;

4) tagliare drasticamente i tempi di “chiacchiericcio sterile” (soprattutto quello che proviene da non addetti al lavoro) e raddoppiare il numero di performances realizzate dai concorrenti (avere tutta una settimana di tempo per preparare un solo brano di 1’50″ fa “passare” il concetto che questo sia un tempo standard nel lavoro di un artista… se così fosse vero ci vorrebbero 60 settimane, cioè quindici mesi, per preparare un concerto di trenta pezzi!) (ride)

5) 50% televoto e 50% giudici, in caso di parità decidono i concorrenti rimasti in gara su chi eliminare o meno (così la pianteremmo col finto buonismo stile finale di Miss Italia)… l’obbiettivo finale sarebbe far capire che questo è un vero lavoro.

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La cosa peggiore che si potrebbe fare quando si è un giovane cantante o un giovane gruppo? (contrattualmente parlando)

Gli errori in agguato sono tantissimi ma quasi tutti sono figli della presunzione (penso di esser più furbo di chi mi sta di fronte o molto più bravo di altri artisti miei colleghi per cui ritengo, per esempio, di meritare un trattamento “ad hoc”).

Forse un buon suggerimento potrebbe essere quello di cercare qualcuno che non solo ci apprezza artisticamente (e per cui ci continua a dire “bravo!”) ma che ha anche l’obbiettivo di far “rendere” la mia produzione artistica perché questo è il passaggio decisivo, trasformare una “passione” in una “professione” (da questo punto di vista all’estero sono un bel po’ più avanti). In sintesi, se davvero ci credi non hai bisogno dei “complimenti”, hai bisogno di qualcuno che ti “valorizzi”.

Da esperto, che giovani artisti senti di segnalarci?

Negli ultimi anni la produzione discografica ha avuto un notevole abbassamento del livello qualitativo (soprattutto dal punto di vista compositivo). Le ragioni sono molteplici e potremmo parlarne per ore ma sta di fatto che da un lato è vero che per i giovani è più difficile emergere ma dall’altro sembra che oggi si voglia “fare musica” quasi esclusivamente per “diventare famosi” e non perché “si ha qualcosa da dire” (nei contenuti e/o nel modo di esprimerli, siano essi musicali o testuali).

Questo è secondo me il motivo per cui oggi viene prodotta troppa musica e, in maggioranza, di scarsa qualità (anche grazie al fatto che la tecnologia necessaria ha ormai un costo irrisorio). Inoltre, spesso anche la parte testuale è debole, probabilmente a causa dell’utilizzo di linguaggi mutuati dal mondo dell’instant messaging e che poco si prestano a suscitare emozioni forti. E così è ovvio che quando un album viene prodotto nei tempi e modi corretti da professionisti/artisti “di livello” la differenza si sente, eccome! Detto questo, se qualcuno vuole invece segnalare a me nuovi artisti meritevoli di attenzione lo ringrazio fin d’ora!

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3 profili o tw o facebook da consigliarci di seguire?

http://www.facebook.com/#!/francesco.rapaccioli

https://www.facebook.com/#!/carlopalmas.cp

https://www.facebook.com/#!/Bunker54Milano

È felice?



La felicità è un concetto astratto e fortemente mutevole, ma oggi come oggi ti direi che sì, sono felice (spero lo sia anche tu!). (sorride) 
Ad maiora!

 

 

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