Federico Russo: per questo motivo pongo fine a quest’intervista un po’ stizzito

Ora lui è bono e lo sappiamo tutti, è simpatico e lo sappiamo tutti, fa radio, tv e ha scritto un libro e lo sappiamo tutti, ma è soprattutto uno degli Shazami e qui ci racconta la sua storia. Ecco …Leggi tutto

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Ora lui è bono e lo sappiamo tutti, è simpatico e lo sappiamo tutti, fa radio, tv e ha scritto un libro e lo sappiamo tutti, ma è soprattutto uno degli Shazami e qui ci racconta la sua storia. Ecco a voi Federico Russo.

Comicio con il chiederti: dimmi che è farina del tuo sacco la parte “curiosità” della tua pagina Wikipedia?

Non esattamente. Deve averlo aggiunto un ascoltatore quando in onda ho detto che ognuno può intervenire sulle pagine di Wikipedia e ho invitato per scherzo ad aggiungere sulla mia il fatto che so fare la capriola alla Hugo Sanchez e tiro le punizioni all’incrocio dei pali. Dopo un minuto era tutto nero su bianco. Non ho mai pensato di toglierlo perché è tutto vero!

Saltiamo la tua passione per la birra e per la Fiorentina calcio e andiamo subito al tema ricorrente della tua vita, la radio: è capitato per caso o era il lavoro che hai sempre pensato di fare?

Non mi è mai interessato fare la radio finchè per caso nel primo anno di università non ho scoperto Radio Deejay. L’ascoltavo tutte le mattine. Un giorno ho deciso di provarci anch’io e sono andato a bussare a una radio locale fiorentina con una cassetta registrata in casa con il CantaTu anni 80. Nella registrazione simulavo un programma radiofonico con tanto di canzoni messe fra un intervento e l’altro. Mi hanno preso e da quel giorno ho cominciato in uno studio grande come un’utilitaria, in cui parlavo, facevo regia e rispondevo al citofono del palazzo contemporaneamente.

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Qualche tempo fa è uscito un tuo libro, come mai hai sentito la necessità di scriverlo?

In “Ci Si Mette Una Vita” racconto una storia di amicizia ispirata ad un fatto realmente accaduto. Un tuffo in mare del mio amico migliore nell’estate 2006 che lo ha costretto su una sedia a rotelle. I mesi passati dopo l’incidente all’Unità Spinale al suo fianco mi hanno fatto scoprire una realtà che sentivo il forte desiderio di raccontare. Ragazzi che condividono lo stesso problema e lo sconfiggono insieme. Trascorrevo le mie giornate là, mi divertivo, ho conosciuto personaggi incredibili. Qualche anno dopo ho deciso di scrivere una storia simile, descrivere le conseguenze di un incidente vissute dagli occhi esterni di un gruppo di amici, ed è nato il mio primo romanzo al quale sono molto affezionato.

L’esperienza lavorativa che ti ha cambiato la vita?

La mia prima diretta in radio, ignaro che un giorno sarebbe veramente diventato il mio lavoro.

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Ora le tue innumerevoli fans potranno vederti anche suonare dal vivo insieme a Francesco Mandelli: siete gli “Shazami”. Raccontaci le loro gesta (degli Shazami ovviamente).

Sulle gesta delle fan degli Shazami, le cosidette shazamelle , ok, ti racconto un’altra volta.

Parto con l’ammettere che gli Shazami sono sicuramente il duo del momento, sulla bocca di tutti.

Un giorno Francesco mi propone di fare due prove per suonare alla festa di un nostro amico, chitarra e voce, le canzoni che più ci piacciono, e che probabilmente conosciamo solo noi avendo gusti musicali identici da sempre ma anche molto particolari. Gasatissimo, mi chiudo per giorni in sala prove con lui a preparare una scaletta impeccabile. La festa del nostro amico viene annullata, ma nel frattempo un locale di Milano ci invita a suonare aggratis da loro, diventando così quello che per i Beatles è stato il Cavern di Liverpool. Ci siamo presentati vestiti da sbirri con il nome di Shazami, perché facciamo le canzoni degli altri, ma in pochi le conoscono e provano a capire cosa stiamo dicendo con l’aiuto di Shazam (senza alcun risultato, peraltro). Da quella sera abbiamo iniziato a fare un po’ di live, per lo più a Milano, con travestimenti diversi che scegliamo e decidiamo il giorno stesso(crociati, uomini primitivi, tirolesi ecc.), e con la regola di fare solo canzoni in inglese che ci piacciono o con cui siamo cresciuti. Come i Ramones o i Fratellis, siamo due fratelli di nome Joshua Shazamo e Sasha Shazamo, gli Shazami appunto, che se provi a pronunciare velocemente e ripetutamente ti inceppi a metà strada. E’ un passatempo, un divertimento, e devo dire che ci facciamo molte risate. Tra l’altro non ti ho ancora vista in mezzo al pubblico ad un nostro concerto, per questo motivo pongo fine a quest’intervista un po’ stizzito.

Cosa vorresti fare da più grande?

Portare gli Shazami a diventare la più grande band del pianeta.

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3 profili tw da seguire assolutamente?

@Vendommerda, @ThatsEarth, @matteo_curti

Sei felice?

A volte, e ho distrazioni, molte.

cit. Jovanotti

 

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