Fabio Alisei: non esiste niente di più difficile che essere semplici

In un modo o nell’altro di lui si è sempre parlato negli ultimi mesi, c’è chi lo ama e lo rimpiange, c’è chi lo ha scoperto e lo segue. C’è anche chi lo ha sentito ma ora leggendo il …Leggi tutto

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In un modo o nell’altro di lui si è sempre parlato negli ultimi mesi, c’è chi lo ama e lo rimpiange, c’è chi lo ha scoperto e lo segue. C’è anche chi lo ha sentito ma ora leggendo il suo nome o vedendo la sua faccia sta pensando “E chi cazzo è?” , ve lo dico io: Ecco a voi Fabio Alisei.

Da sempre ti sei trovato a lavorare a 360° nel mondo dell’intrattenimento: dall’animatore nei villaggi turistici, ad autore di programmi televisivi e radiofonici, a speaker, a scrittore e presentatore. Quali di questi lavori ti ha dato più soddisfazioni di tutti gli altri?

Tutti. Ogni lavoro è una piccola sfida. All’inizio ti lasci sedurre dalla novità, lentamente ti impadronisci degli aspetti tecnici, dei codici, delle dinamiche, e quando finalmente senti di padroneggiarlo con sufficiente sicurezza sei già pronto per una nuova avventura. La cosa importante è lasciarsi conquistare e non pensare troppo. Mettersi in gioco con entusiasmo e affrontare ogni attività come il gradino successivo in un lungo percorso di crescita. Ogni lavoro è nutrimento per il mio narcisismo ed io sono molto goloso, indipendentemente dai risultati raggiunti.

Cosa non rifaresti nella tua vita se potessi tornare indietro?

Rifarei tutto, anche due volte, se fosse possibile. Eliminerei solo le perdite di tempo, le riunioni inutili, i progetti gestiti alla cazzo e qualche momento di noia.

Creare tormentoni, coalizzare gruppi di ascoltatori e cambiare gli slang da anni ti viene naturale, questo è un punto forte della tua personalità radiofonica. Come si impara a capire cosa funzionerà o cosa no?

Esiste una sensibilità personale che appartiene in modo innato ad ognuno di noi. Ma perlopiù si va per tentativi. Essere in onda tutti i giorni ti dà la possibilità di creare e pubblicare tanti contenuti. Solo alcuni di questi diventano popolari, gli altri finiscono nel cestino come fazzoletti di carta, usati una volta sola. Il primo indizio che una cosa funziona è l’entusiasmo dei colleghi. Poi viene quello del pubblico che ha tempi più lunghi e dinamiche imprevedibili. Il segreto sta nel guardarsi intorno, nel non allontanarsi troppo dalla realtà di tutti i giorni, nel parlare la lingua della gente, pescando nel quotidiano e facendo attenzione a distinguere la normalità dalla banalità. Credo che niente crei più stupore della semplicità. Infatti non esiste niente di più difficile che essere semplici.

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Ti regala più soddisfazione chi ti fa i complimenti per come scrivi o per come presenti?

Forse per come scrivo. Scrivere è un’attività mediata che mette in campo pensiero, elaborazione, sintassi, sintesi, conoscenza della lingua, capacità critica. Scrivere è un’arte. Presentare è un’indole. Trasmettere emozioni attraverso la voce, la parola, la mimica è un’attività comune a molti, anche se a diversi livelli. Può succederti davanti ad un grande pubblico come fra le pareti di casa, ad esempio raccontando una favola a tuo figlio. Riuscire a farlo a distanza di chilometri o di anni attraverso la scrittura è un privilegio concesso a pochi. E, potendo scegliere, mi piacerebbe essere fra quelli.

Diventare padre ha cambiato il tuo modo di vedere il lavoro? Mi spiego meglio: ti trattieni di più su concetti che potrebbero essere volgari?

La volgarità è stato uno degli ingredienti della mia comunicazione. Funziona per un determinato pubblico ma non porta lontano, nemmeno se contestualizzata. L’autocensura è buona abitudine ed è una consapevolezza che si raggiunge col tempo, indipendentemente dalla paternità. Avere un bambino ti porta ad essere più attento a come ti esprimi in famiglia, ma non cambia il tuo modo di rapportarti con la messa in onda. Essere meno volgari, o non esserlo affatto, è un requisito importante per poter comunicare con un pubblico più vasto, per essere più trasversali e credibili quando si propone un prodotto. Per quanto riguarda il mio bambino: le parolacce le imparerà in strada, come tutti noi, prima ancora di iniziare ad ascoltare la radio e a guardare la tv degli adulti.

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Come vorresti si sviluppasse il tuo lavoro in futuro?

Vorrei aggiungere solo qualche altro ingrediente a quelli che ho già. Dare continuità al mio lavoro in radio ed alla crescita di Asganaway, continuare a scrivere per la televisione e a divertirmi con Fuori Frigo insieme a Paolo Noise e Wender, sono le mie priorità. Ma mi piacerebbe anche trovare il tempo di pubblicare un nuovo libro di racconti e, magari, mettermi alla prova con il mondo del cinema.

Dopo la scissione dallo ZOO di 105 c’è stato un polverone inimmaginabile fra blog, ascoltatori e  utenti di tutte le due potenze radiofoniche, ma vedo su twitter che hai mantenuto degli ottimi rapporti con tanti che hanno condiviso con te un percorso lavorativo importante, era davvero un polverone mediatico allora?

La maggior parte dei colleghi e degli amici che ho lasciato a 105 ha condiviso la mia scelta e l’ha appoggiata. Abbiamo vissuto per otto anni lavorando fianco a fianco e loro, meglio di chiunque altro, conoscono le dinamiche che mi hanno portato alla decisione di cambiare radio. Le faide sui social network sono un passatempo per bimbiminkia e per gente che ha cose poco interessanti da fare. Chi vive nel mondo del lavoro, e non in quello dei gattini e delle foto dei piedi, sa quanto sia difficile ed importante affrontare un’esperienza come la mia. Mi spiace solo di avere così poco tempo per sederci insieme davanti ad una birra e doverci accontentare di 140 caratteri.

Dal punto di vista di una semplice ascoltatrice hai avuto molto coraggio a lasciare un programma che va e andava benissimo per buttarti in un’avventura del tutto nuova, cosa ti ha spinto a rischiare tanto?

Non mi divertivo più. E non c’erano spiragli di realizzazione personale. Non ero disposto a sacrificare la mia crescita per quella del marchio.

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C’è ancora qualcosa che ti lega al tuo vecchio gruppo?

Il mio vecchio gruppo è quasi tutto con me a Radio Deejay. A chi è rimasto mi legano i ricordi di tante esperienze vissute insieme, molte delle quali sono impossibili da raccontare in pubblico.

La prima cosa che ti ha detto Linus quando stavi andando in onda per la prima volta?

“Mi raccomando”

Oltre le vacanze a Riccione, cosa ci dobbiamo aspettare da te a breve?

Sono a Riccione per la diretta di Asganaway. Quest’anno niente vacanze: fra qualche giorno nasce la mia bambina. Mi aspetta un sedentario agosto da papà, fra pannolini cacati e castelli di sabbia, a casa dei miei suoceri.

Cosa ne pensi della figura della dj donna, la EMI si è buttata in quest’avventura per cercare la miglior produttrice e dj italiana con SheCanDj, che caratteristica dovrebbe avere una dj per colpirti?

Un bel gancio destro.

Puoi dire a Paolo Noise che tutto quello che so di televisione me lo ha insegnato lui quando lavoravamo insieme a Match Music e quindi in sostanza lo odio?

Ha detto che si ricorda ti te, che c’hai la faccia di Teo Teocoli ma un telaio della madonna. Mi sembra molto soddisfatto di aver rovinato la tua vita e di aver contribuito, con i suoi insegnamenti, all’inarrestabile deterioramento della televisione italiana. E, nel presente caso, anche dell’editoria on line 10.jpg

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