Claudio Coccoluto kicks your ASS

Non ho nemmeno il tempo di  prepararlo all’intervista che subito dalla mia frase “Claudio ci tenevo ad intervistarti non solo perché sei COCCOLUTO, ma anche perché sei attivissimo fra politica e attualità” che inizia naturalmente uno scambio di …Leggi tutto

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Non ho nemmeno il tempo di  prepararlo all’intervista che subito dalla mia frase “Claudio ci tenevo ad intervistarti non solo perché sei COCCOLUTO, ma anche perché sei attivissimo fra politica e attualità” che inizia naturalmente uno scambio di punti di vista che quasi mi fa dimenticare di dover registrare la chiacchierata.(Infatti la prima domanda che gli ho fatto non me la ricordo perché non avevo ancora cominciato ufficialmente l’intervista e per non mentirvi vi metto solo la sua risposta.)

ECCO LA PRIMA PARTE DELL’INTERVISTA A CLAUDIO COCCOLUTO, UN DJ CHE … NO ASPETTA, CHE VE LO PRESENTO A FARE TANTO SAPETE GIA’ CHI E’.

Ogni volta che c’è l’occasione io cerco sempre di dire il mio pensiero, cerco di dire la mia, mi prendo i miei rischi le mie responsabilità… mi faccio un sacco di amici  (ride) però voglio dire le cose come stanno perché amo troppo quello che faccio.

Beh non solo le dici le cose le scrivi pure, ad esempio su twitter spari a raffica.

E a che cazzo serve twitter se no, se devo stare lì a filtrare quello che penso twitter perderebbe quella funzione d’immediatezza che c’ha, e sarebbe come facebook o come un altro social network

Cmq una persona esposta come te che esprime  senza paura le proprie opinioni politiche è rara.

Noi viviamo in un momento in cui c’è bisogno che la gente dica quello che pensa, perché per troppi anni si è detto solo quello che faceva comodo dire. Infatti ogni tanto discuto con qualcuno, ma fa parte del rischio, lì è una tribuna pubblica e devo dirti che i confronti che partono contrapposti, spesso generano amicizie e simpatie reciproche. L’altro giorno ho fatto incazzare i grillini, però la settimana prima erano tutti contenti di quello che avevo scritto su Grillo, gli stessi!

Come mai?

Beh perché alla fine se uno come Grillo vuole fare il politico, deve farmi capire perfettamente cosa c’ha in testa ed io ho il diritto di saperlo senza dare per assodati valori e capacità.

Tu sei appassionato di politica?

Ma ce l’abbiamo intorno la politica, ci circonda, se non ci capiamo qualcosa ci stritolano. Quindi sarà il caso di fare un po’ di paura a sta politica no?

In questi ultimi periodi tu sei stato un punto di riferimento per tutto il mondo che gravita intorno alla musica da club o da discoteca, ci metti la faccia in diverse tribune politiche televisive o sui giornali.

È che qualcuno ci deve andare, a volte mi arrabbio con i miei colleghi perché tocca sempre a me essere lì in prima linea a prendermi il letame, come ad esempio da Matrix. Chiamano me perché gli altri non vanno.  L’ultima volta  appunto a Matrix non avrei voluto partecipare perché sapevo già che con la storia del ragazzo morto sarebbe stata durissima, ma poi ho pensato “Ma se non vado io, chissà chi chiamano” e allora ti butti e fai da pungiball.

L’opinione pubblica non aiuta sicuramente.

Assolutamente no, infatti già solo il fatto d’essere dj ti fa partire con l’handicap, sei in svantaggio.

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Cambiando per un attimo argomento, siamo partiti in quarta subito. Quando hai cominciato la tua carriera, avresti mai immaginato d’arrivare dove sei ora?

Ma neanche lontanamente, io mettevo dischi per pura passione, per me da piccolo comprare i dischi o comprare i soldatini era lo stesso piacere. La musica è sempre stato un gioco una condivisione, una parte fondamentale del mio carattere. Non mi sono mai posto il problema se sarebbe stata la mia carriera, ma proprio mai, sono solo arrivate una dopo l’altra delle sfide che ho affrontato.

Per esempio quali?

Beh una volta lavorato in tutti i locali nel circondario del mio paese mi son detto “ Proviamo ad andare a mettere un disco a Roma” e dopo Roma ho detto “ proviamo a Milano” e poi “chissà se mi riesce in Inghilterra?” e poi “chissà a New York? “ così funziona, o meglio così dovrebbe funzionare.

Cioè?

Cioè, oggi è cambiato tutto, un ragazzo oggi parte con l’idea di comprarsi un software  e di andare a mettere i dischi a Berlino, parte con l’idea di essere Sven Vath. Già dai primi 15 minuti.

Per quale motivo?

Perché oggi la musica è preda del marketing. Non ha più il valore culturale o emotivo che ha avuto sulle vecchie generazioni di coloro che hanno al massimo 30anni adesso. La musica è un prodotto ora, come quelli che stanno su un bancone del supermercato, quindi il marketing detta le regole, il dj ha perso quell’aspetto romantico da “bottega rinascimentale”, non ce lo abbiamo più perché il marketing ha cristallizzato una figura di DJROCKSTAR con neon, swarosky e jet privati.

Bellissima quest’immagine.

Si, e pensa che io mi sono preso delle belle soddisfazioni, ma mi sento ugualmente un artigiano di fronte  ad un atteggiamento industriale. Si va solo per macro obiettivi, ormai.

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C’è mancanza di gavetta o di voglia di faticare?

La gavetta l’ha fatta fuori il “Grande Fratello” dalla nostra cultura, ha messo una pietra tombale su tutte le gavette del mondo. Nel senso che nessun artista vuole fare più ‘apprendistato, nessun ballerino o attore o fotomodella ecc ecc. Tutti vogliono arrivare al portone principale subito, e chiaramente ci arrivano con una impreparazione e una fragilità psicologica che li rende deboli e crea disastri.

Facendo questo lavoro tu conosci benissimo, avendo possibilità di girare per locali di ogni paese, la realtà italiana?

Certamente. È uno dei motivi per cui amo il mio lavoro, perché mi fa avvicinare a tutte quelle realtà che non conosceresti con 3 vite, un condensato di storie ed esperienze di una ricchezza morale enorme.

A domani con la seconda parte. Nel frattempo seguitelo qui CLAUDIO COCCOLUTO

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