Andro.i.d.: io non credo d’essere un dj

Ride poco Andrea Mariano, e un po’ ti mette soggezione. Lo vedi sul palco di San Siro alle tastiere del suo gruppo “Negramaro”,  al festival del Cinema di Roma per  le sue colonne sonore, aprire concerti a gruppi …Leggi tutto

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Ride poco Andrea Mariano, e un po’ ti mette soggezione. Lo vedi sul palco di San Siro alle tastiere del suo gruppo “Negramaro”,  al festival del Cinema di Roma per  le sue colonne sonore, aprire concerti a gruppi internazionali con djset, e pensi che, forse, dovrai tenere un profilo molto serio per non far sembrare l’intervista una sciocchezza. Ma per fortuna Andrea Mariano lo conosco bene, e so che dietro tutta quella professionalità e compostezza c’è un ragazzo che traduce i modi di dire salentini in inglese, o che quando dice una battuta un po’ “colorita” si mette la mano sopra la bocca e ti prende un po’ in giro. Da quando l’ho scoperto non c’è stata una sola volta che mi sia tenuta dentro un “sei un genio” ascoltando quello che crea musicalmente, o quello che interpreta su un palco, o dietro ad una consolle. Sono felice di potervi far leggere quest’intervista ad ANDRO.I.D. (come lo conoscono i più), quindi mettetevi comodi e  Godetevela.

 

Come hai cominciato a voler fare il dj?

Diciamo che ho cominciato per caso… e già non è un bell’inizio (ride). La mia passione per la musica elettronica inizia in parallelo con la mia storia con i “Negramaro”. Ho cominciato a smanettare con i primi programmi, i primi software proprio per la band, poi da lì mi si è aperto un mondo che mi ha impressionato, affascinato. Il percorso è stato lento, perché il mio mondo era nel gruppo e attingevo per portare sonorità nuove dentro la band, e piano piano assaporavo anche la purezza dei suoni. È ancora così, tutto ciò che “rubo” all’esterno lo sviluppo nei concerti, nei dischi. Questa cosa mi crea una grossissima soddisfazione personale, una fame di ricerca immensa,  in un mondo che non può avere fine , c’è un’evoluzione pazzesca sempre , giorno dopo giorno. Una piccola parte di vita che mi sono tenuto stretto, quella del dj produttore.

Più dj o produttore?

Partiamo dal presupposto che io non credo d’essere un dj. E’ un’affermazione  convinta questa, perché ho un profondo rispetto per chi ha avuto un percorso diverso dal mio. Da disc jockey, con i vinili, con le prime consolle, ecc ecc. Io mi sento un grande appassionato di musica elettronica che si è inserito a forza nel mondo dei dj, perché loro sono i registi che riescono a convogliare tutte le risorse che ci sono in giro in campo musicale.

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La tua prima produzione dove ti sei sentito più vicino a definirti Dj?

I miei primi lavori ufficiali sono nati facendo i remix che sono ancora quell’attività in cui riesco ad esprimermi più facilmente. I primi sono stati per Jovanotti, che mi ha fatto sempre un sacco di complimenti su quello che creavo, e questo mi ha dato davvero una grande spinta ad andare avanti. Sai in quei momenti pensi “ allora ci azzecco qualcosa con questo mondo qua.”

Dove hai imparato?

Sono un autodidatta per quanto riguarda la musica elettronica, ho studiato musica classica per anni, ma la musica elettronica è difficile da studiare, o l’hai o non l’hai , ci devi nascere è difficile che qualcuno t’insegni.

I primi tuoi set?

Io inizialmente, non essendo praticamente capace e all’altezza di mettere i dischi, mi sono inventato questa cosa di produrre musica elettronica in real time, con l’utilizzo di drum machine, sintetizzatori ed effetti. Ho provato a farlo per un annetto, era molto divertente, sicuramente era un progetto ambizioso.

Come mai hai lasciato questo modo di creare un djset?

Per questioni banalmente di peso (ride). Sai, pratiche, troppo materiale, troppo pesante, era impossibile. Poi la tecnologia mi è corsa incontro.

Con che suoni ora?

Con traktor, un periodo con ableton live e altri software. Mi piace sperimentare, voglio sempre metterci un po’ di live nei miei set, per non perdere le buone abitudini.

Ti fa più paura un palazzetto sold out con i Negramaro o la piramide del Cocoricò gremita?

Sicuramente mi fa più paura la Piramide, sto da solo li, nel palazzetto sarei con la mia band. È una paura che ti fa stare bene, che ti stimola, c’è un’adrenalina diversa. Il pubblico delle discoteche, dei festival è attentissimo, reattivo, sono dei critici importanti. Se sbagli un disco si fermano, e non c’è scusa che tenga, se non piace la musica non ballano.

C’è stato un po’ di ostruzionismo da parte di altri dj che non hanno fatto il tuo stesso percorso?

Assolutamente no, anzi. Sono diventati quasi tutti amici, mi ha fatto un enorme piacere e voglio pensare che anche per loro sia uno stimolo conoscere una persona come me, che può dare un ennesimo punto di vista su quel panorama musicale. Sai andavo a vedere o mi scaricavo produzioni o set, e ancora lo faccio, di Coccoluto, Stefano Fontana, Ralf , Benny e Alle Benassi ed altri big italiani. Addirittura pensavo di non arrivare mai nemmeno a conoscerli, e invece poi le nostre strade si sono incrociate.

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E desso che stai facendo?

Il mio percorso ora mi vede molto su produzioni musicali, poi ultimamente ho fatto un remix per Gaudino e un altro remix per una cantante canadese che ora sta spopolando in radio in Canada. E colonne sonore per lungo o cortometraggi, sempre trattando musica elettronica mischiata a suoni più melodici come il pianoforte o gli archi.

Come ti senti, lavorativamente parlando, in questo periodo?

Ho finalmente trovato una strada per fare delle mie produzioni. Ho provato un po’ tutto, dalla minimal ,alla teknohouse fino ad arrivare ad ora in una condizione fra l’electro house e la progressive, che è il mondo che mi rappresenta di più. Sono produzioni più adatte ai musicisti come me, facendo la minimal tendevo per deformazione ad aggiungere troppo e quindi non mi bastava.

La parte fondamentale del tuo lavoro?

L’esperienza. Assolutamente l’esperienza. Non sono sicuramente al livello dei dj menzionati prima, ma ogni data, ogni set mi sta facendo crescere ed imparare. In questi 5 anni fra un concerto e l’altro avrò fatto centinaia di date e tutte me le ricordo benissimo. Soprattutto i festival, i tour o le aperture dei concerti dei Prodigy ad esempio, o quelle dei Chemical Broters, l’elekro venice con DeadMau5, che a fine del set mi ha fatto i complimenti. Emozioni molto forti.

Come fai ad avere una vita con tutto quello che fai?

Non ho una vita (ride). O meglio, ho una vita sicuramente densa, perennemente innamorato della musica. Ci penso continuamente, giono e notte, non ti stacchi mai, è una condizione che mi fa stare bene e quindi quando vedo anche un piccolo risultato, allora sono felice.

Se tu fossi in giuria nel concorso “SheCanDj” quale sarebbe il motivo principale che ti convincerebbe a far passare una dj si, mentre un’altra no?

Le tette.

Lo scrivo stai attento.

Ma tra parentesi metti ride. (ride) <– fatto ! Era una battuta, però molte vote mi capita di vedere dj donne che si esibiscono anche dal punto di vista fisico e questo mi fa storcere il naso, perché è come se fosse una scorciatoia per poter essere apprezzata.

Quindi il tuo criterio quale sarebbe?

Alla base credo ci sia la selezione musicale, la tecnica fino ad un certo punto, la personalità, se guardi il pubblico o se sei coinvolto. Questo terrei in considerazione.

Progetti futuri?

Continuerò nella produzione di colonne sonore, le ultimissime quella di “Acciaio” di Stefano Mordini che uscirà in autunno e quella per “Nina” di Elisa Fuksas. Poi un altro percorso che seguo è quello di fare il soud designer per alcuni spot, sfilate, video di moda, tra cui gli ultimi Dolce&Gabbana, Antidot Magazine etc etc.

Ecco i suoi link:

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negramaro

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soundcloud

 

 

 

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