50 sfumature di twitter

Mi è arrivata questa mail anonima per la rubrica “Un post in affitto”, leggendo il titolo ho pensato subito fosse una delle tante mail dove si cerca di parlar male di qualcuno che ci sta antipatico su Twitter, o un …Leggi tutto

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Mi è arrivata questa mail anonima per la rubrica “Un post in affitto”, leggendo il titolo ho pensato subito fosse una delle tante mail dove si cerca di parlar male di qualcuno che ci sta antipatico su Twitter, o un marpione, o una ragazza amante dei DM (messaggi privati fra account) caldi che vuole sputtanare una sua preda. Invece, questa mail è differente. Un racconto d’emozioni e tradimenti che inizino dai DM e se ne vale la pena allora cresceranno fino ad una telefonata e poi chissà. Insomma la pubblico perché è una mail onesta ed è uno sfogo che ho amato leggere. Eccovi:

50 SFUMATURE DI TWITTER 

Twitter funziona così.

Selezione all’ingresso strettissima, sguardo gelido del buttafuori, se non mi piaci te ne vai in un click, se mi piaci sono 140 caratteri di goduria, di immaginazione, fantasia spinta all’ennesima potenza, autostima e cinema mentale. Intere giornate passate a leggere e potrebbero tutti esistere davvero o anche no, chi se ne frega, gli incastri possibili sono infiniti, almeno finché non entra in ballo il sesso. Che - salutiamo l’amico Sigmund che ci legge sempre - è costantemente dietro l’angolo. Alzi la mano chi non ha il suo account calamutande preferito.

Io ce l’ho, scordatevi che vi dica chi è. Del resto scordatevi che vi dica chi sono io.

Vi racconto però come è andata e come va. Si inizia esattamente come nei locali, al bancone del bar, guardi nella stessa direzione, poi ti guardi, poi ti giri, poi ti riguardi, poi basta un sorriso, in questo caso una stellina o un RT, e finalmente la cerchia si stringe.

Io so che esisti tu, tu sai che esisto io.

Improvvisamente non esiste altro. 

Nulla di più eccitante, online, dei primi minuti in cui sai che ci si studia reciprocamente il profilo e il giudizio non è più sospeso, finalmente si ha un’idea, un’immagine, a volte una voce, dei link, film, musica, collegamenti, amici in comune, una vita davanti e una vita alle spalle. E poi si torna. E se si torna è fatta. I DM, questo strumento del demonio. Il contatto a due, senza il rumore intorno, qualche segreto di quelli blandi ma già stuzzicanti, parlare degli altri senza essere visti, spiarsi l’un l’altro. Piacersi già tantissimo. Poi l’indirizzo e-mail, poi whatsapp, poi skype, e le telefonate, la presenza quotidiana costante e ripetuta e i 140 caratteri servono solo a fare finta di niente davanti a un’intera TL di sconosciuti che non sanno nulla ma magari stanno facendo lo stesso. Magari con le vostre fidanzate.

Dal link di youtube alla foto della labbra umide il passo è breve come dal “cosa ti farei” al “cosa ti farò”, e occhi, gambe, mani, sogni erotici, momenti rubati all’ufficialità della vita reale (da cui sia chiaro che nessuno vuole scappare) sono un afrodisiaco che da solo vale la spesa della fibra ottica, fino al racconto dettagliato e incredibilmente osceno della inesistente prima notte insieme, dettagli sullo spessore della pelle della schiena che nessuno mai verificherà, perché, mettetevi l’anima in pace, nessun capezzolo sarà mai così buono da assaggiare come quello che state già leccando nella vostra testa.

Si va avanti così, tutto il giorno tutti i giorni, conversazioni nascoste alle mogli e niente anteprima degli sms sul display, dita veloci cuor leggero e botte allo stomaco, ma niente sensi di colpa, non è mica tradimento finché non ci si incontra e non si consuma.

E consumare, Dio mio, fa così 2004…

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