Obama, l’omofobia e la paura dell’Altro.

Barack Obama, invocando il diritto alla libertà di amare, ha declinato l’invito a presiedere la cerimonia di apertura delle Olimpiadi russe di Sochi. In rappresentanza della confederazione a stelle e strisce, doveva esserci la celebre tennista Billie King, tra le …Leggi tutto

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Barack Obama, invocando il diritto alla libertà di amare, ha declinato l’invito a presiedere la cerimonia di apertura delle Olimpiadi russe di Sochi. In rappresentanza della confederazione a stelle e strisce, doveva esserci la celebre tennista Billie King, tra le prime atlete di rango olimpionico a dichiarare la propria omosessualità. La malattia della madre ha impedito che la King, icona dei movimenti gay, partisse alla volta di Sochi.

L’omofobia può essere definita come la discriminazione a più livelli di persone omosessuali. L’aspetto fobico dell’omofobia non solo consiste nel sostanziale evitamento e frequentazione di gay e lesbiche, ma nel pretendere (in genere rumorosamente) che siano loro negati diritti. L’incontro dell’omofobo con l’omosessuale sembra infatti in grado di provocare uno stato di angoscia capace di generare reazioni di tipo primitivo.

La violenza, la discriminazione e l’odio caratterizzano i soggetti con un funzionamento di personalità poco evoluto. L’omofobo non comprende e non rispetta l’altro, su cui spesso proietta parti di sé inaccettabili, scaricando la propria aggressività non elaborata.

Da questo punto di vista, l’omofobia non può essere considerata solo una piaga sociale dettata da inciviltà o arretratezza culturale, ma anche l’espressione di aspetti patologici della psiche.

Paura e rabbia non elaborate, trovano nell’omosessualità un facile bersaglio, qualora la giurisprudenza istituzionale non faciliti la parificazione dei diritti e non sanzioni penalmente gli atti omofobi.

Il nostro Paese, contrariamente a molti stati membri dell’Unione Europea, non considera l’omofobia tra i reati d’odio, rendendola difficilmente incriminabile.

Solo di recente la Scienza ha provato a fare chiarezza sugli aspetti sociobiologici dell’omosessualità e sul profilo sociopatologico dell’omofobia, come dimostra la revisione della letteratura scientifica esistente pubblicata dal Prof. Jannini e da un team di esperti internazionali sul prestigioso Journal of Sexual Medicine.

Il rapporto Rainbow e alcuni studi sperimentali evidenziano che la religiosità e il conservatorismo possono favorire (ma non determinare) la discriminazione verso l’orientamento omosessuale.

È poi interessante che il Dipartimento delle Pari Opportunità abbia stilato le linee guida, rivolte ai giornalisti, eventualmente sprovveduti, che trattano notizie riguardanti le cosiddette persone LGBT (lesbiche, gay, bisessuali e transessuali).

Una delle caratteristiche della nostra epoca è un recupero della dimensione di continuum fenomenico dei comportamenti sessuali e della loro sostanziale inclassificabilitá.

Sebbene per la Butler, apoditticamente, l’identità di genere e l’orientamento sessuale siano principalmente un prodotto della socio-cultura, ciò che emerge dalla riflessione della filosofa statunitense sono le variegate sfumature dei comportamenti sessuali che sfuggono ai tentativi di categorizzazione.

Anche Jacques Lacan nelle sue opere sostenne che qualunque sia il genere del (s)oggetto desiderato, in ogni scelta si assiste sempre alla manifestazione più pura e trasversale dell’etero-sessualità, intesa come passione per un Altro da Sé.

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