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Men at Work: occasioni sprecate.

Men at Work è una nuova serie della TBS che ha debuttato negli Stati Uniti il 24 maggio. Creata dall’attore e sceneggiatore Breckin Meyer, è una sit com che racconta le vita di quattro uomini, più o meno sui …Leggi tutto

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Men at Work è una nuova serie della TBS che ha debuttato negli Stati Uniti il 24 maggio. Creata dall’attore e sceneggiatore Breckin Meyer, è una sit com che racconta le vita di quattro uomini, più o meno sui trent’anni, che lavorano tutti per la stessa rivista. Il tutto parte con il povero Milo, interpretato da Danny Masterson (Steven Hyde di That 70’s Show), che viene lasciato dalla sua ragazza (Amy Smart!). Svolta questa mansione nel prologo della serie, si parte veramente con la serie. E cosa accade? Uhm, direi nulla di nulla. Ah, no, scusate. Milo passa le giornate con i suoi tre amici: Tyler (Michal Cassidy, già visto in The O.C.), Gibbs (James Lesure, il Mike Cannon di Las Vegas) e Neal (il caratterista Adam Busch). E cosa faranno mai quattro uomini sui 30, piuttosto benestanti e mediamente piacenti? Tentano di fare all’amore il più possibile, per poi bullarsene al bar con gli amici davanti a una birra.

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Ahahahaha, che ridere! Quattro maschi!

Si fa fatica a capire quale sia il plot vero e proprio di Men at Work: il luogo di lavoro evocato nel titolo si vede, ma non ha nessuna funzionalità. Il fatto che il protagonista sia stato lasciato dall’amor della sua vita nei primi 40 secondi del pilota, non ha avuto ancora nessuno sviluppo. Le disavventure amorose dei vari protagonisti non hanno alcun significato. Men at Work sembra voler giocare con quattro stereotipi maschili – il nerd fidanzatissimo, il ragazzo sensibile con la barba che farebbe di tutto per trovare la propria anima gemella, lo sciupa femmine bianco e il suo corrispettivo nero – per poi fargli fare esattamente quello che da loro ci si aspetta. Battute che strappano anche un sorriso, ma che il più delle volte arrivano stratelefonate e che soprattutto non vanno mai in profondità. Breckin Meyer è uno che ha messo mano a Robot Chicken, piccolo show comico parodico creato da Seth Green fatto tutto a passo uno con veri action figure, che è una delle cose più dissacranti e folli dell’universo. Qui invece si vuole passare per quelli molto avanti, senza nessun imbarazzo nei confronti della sessualità, per poi fare l’inevitabile figura dei timorati di Dio. Rapporti a tre in cui, attenzione!, uno dei partecipanti non riesce a raggiungere un’erezione. Fidanzate insoddisfatte che chiedono al proprio compagno un po’ di dirty talk durante l’amplesso per poi, attenzione!, rimanere sconvolte un secondo dopo. Insomma, assolutamente nulla di nuovo. L’unico brivido in queste prime quattro puntate lo si è avuto con la comparsa del grande J.K. Simmons nella parte del cattivissimo, machista e insensibile, direttore del giornale per cui lavorano i protagonisti. Parte non fantasiosa (lo stesso ruolo che l’ha reso celebre per Spider-Man), ma una classe e una professionalità fuori dal comune. Peccato: occasione sprecata.

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