Uncategorized

Do No Harm ha fatto talmente poco Harm che lo chiudono

Io, che sono uno bravo e anche una personcina a modo, mi sono visto anche il pilot. E mentre lo guardavo pensavo: “poverini, si sono anche impegnati!”. Perché la sensazione che Do No Harm fosse una serie destinata a chiudere …Leggi tutto

Do-No-Harm_1354309629.jpeg

Io, che sono uno bravo e anche una personcina a modo, mi sono visto anche il pilot. E mentre lo guardavo pensavo: “poverini, si sono anche impegnati!”. Perché la sensazione che Do No Harm fosse una serie destinata a chiudere in men che non si dica, era tangibile, ben presente. Non so per quale motivo, ma era proprio una cosa piuttosto chiara fin dai primi minuti della prima puntata. Direi addirittura fin dalla sigla. La NBC però ha fatto girare ben 13 episodi, ha dato alla serie un bello slot (mercoledì sera in prima serata), ha mandate in onda due puntate e poi ha fatto chiudere “baracca e burattini”.  Ora al suo posto mandano le repliche di Law & Order: SVU. Che amarezza. Ma di cosa parlava Do No Harm e perché è stata chiusa così, dopo solo due puntate? Allora, Do No Harm era una sire scritta da David Schulner, che non sarà Steven Moffat, ok, ma è comunque uno sceneggiatore e produttore con un bel curriculum. Si tratta di un personaggio che ha sempre svolto il suo lavoro in modo professionale, lavorando per Show come The Event, Desperate Housewives o Trauma. Non parliamo di The Wire, ma nemmeno di The Mob Doctor. Dopo una lunga gavetta, Schulner decide che è arrivato il momento di creare una sua serie e sceglie di scrivere Do No Harm. Che è una riproposizione de Lo Strano Caso del Dottor Jekyll e del Signor Hyde in salassa medical. La storia è quella di un neurochirurgo, uno con la faccia da pisquano che risponde al nome di Steven Pasquale, che è affetto da questa brutta malattia che alla sera, ogni sera, lo trasforma nel cattivissimo Ian Price. Mi annoio anche solo a ascriverlo, figuratevi a vederlo. Il neurochirurgo è bello, bravo, buono. Ian Price è bello uguale ma col trucco più pesante, cattivo, perfido. Un po’ come nel Jekyll del già cito Moffat, la cosa è resa leggermente più intrigante dal fatto che le due personalità comunicano e si mettono i bastoni tra le ruote l’un l’altro. Questo crea qualche cortocircuito gradevole dal punto di vista narrativo, ma se a interpretare le due personalità c’è James Nesbitt è un conto, se c’è Steve Pasquale è un altro. E poi c’è anche da dire che il tema della doppia personalità non è che sia proprio questa incredibile novità. Se aggiungete il fato che qui non ci si sforza neanche un secondo per costruire una trama che nnon sia proprio esemplificative nella contrapposizione “Bene vs. Male”, capire anche voi che non c’è molto da stare allegri.

Jekyllblood.jpg

James Nesbitt è un attore vero...

Poi c’è l’aspetto medical della questione. Lavorando in ospedale, il nostro protagonista è sempre alle prese con qualche caso disperato. C’è la moglie picchiata dal marito, l’altro neurochirurgo cattivo che qualcosa ha capito e che lo vuole incastrare, dei casi disperati che solo il suo acume e la sua tecnica potranno risolvere e per finire pure la dottoressa gnocca che prima o poi… Insomma, non ci facciamo mancare veramente, ma veramente nulla. C’è anche la vecchia fidanzata (la bellissima Ruta Gedmintas) traumatizzata dalla personalità perfida del suo vecchio amante. Decisamente troppa carne al fuoco, ma senza alcuna fantasia. E dopo dieci minuti è sembrato a tutti di vedere una serie vecchia di dieci anni almeno. Nessuna sorpresa dunque che l’abbiano chiusa alla seconda puntata. Peccato.

© Riproduzione Riservata

Commenti